SUD COREA, TRA LOVE MOTELS E K -POP IDOLS

12067998_136121770074119_1334052858_n
Per motivazioni che non starò qui a spiegarvi, mi trovo in Corea del Sud.
Sono qui da due settimane, ci resterò ancora due mesi e mezzo, e cercherò in questo tempo di aprire un varco su questo paese così diverso e lontano dalla nostra Italia.

La Corea del Sud è un paese di circa 50 milioni di abitanti, ed è ancora sconosciuto per una buona porzione della popolazione italiana. Quando mi capita di parlare con italiani riguardo questo paese mi trovo a rispondere alle domande più disparate.

Mettiamo dunque in chiaro dei punti fondamentali:

No, non ci sono guerre in Corea, né al sud né al nord, i due paesi sono ancora formalmente in guerra, ma questa è in realtà finita nel 1953, il paese è stato diviso all’altezza del 38′ parallelo e da li in poi si ricordano solo battibecchi tra i due paesi.

No, non parlano cinese, neanche giapponese: parlano coreano, che è una lingua completamente diversa dalle altre due.
No, non è come tra italiano e spagnolo che in fondo ci capiamo, sono proprio tre lingue completamente diverse.
Non vengono più utilizzati gli ideogrammi cinesi dal 1400 circa, quando il più famoso regnante della storia coreana, re Sejong (è probabilmente l’uomo più amato di Corea, meglio non parlarne male) decise di inventare un alfabeto.

Sì, al sud e al nord parlano la stessa lingua, con alcune diversità dialettali ma soprattutto con la fondamentale differenza che la lingua parlata al nord non ha subito grandi variazioni nell’ultimo secolo, a differenza del sud che ha copiato tutto ciò che poteva dalla cultura occidentale, facendolo suo.
Probabilmente se parli con un coreano del sud ti dirà che se parla con un coreano del nord non riesce a capirlo, ma penso che sia una delle loro esagerazioni.
Tipo come mettere una persona  nata e cresciuta a Cles davanti ad un’altra cresciuta a Benevento: alla fine si capiscono.

Sì, si può visitare la Corea del Nord, non ci sono grandi problemi per ottenere il visto, bisogna per forza passare da Pechino o Vladivostok per entrarvi ed è normalmente abbastanza costoso.
Esiste una compagnia aerea che vola in territorio nord coreano, ed un treno che copre la tratta Pechino – Pyongyang (i cittadini americani non possono utilizzare il treno, solo aereo per loro).
Il modo più facile e comune per visitare il paese è quello di unirsi ad un viaggio organizzato, ce ne sono diversi, e di recente ho sentito parlare di una nuova compagnia che organizza viaggi per backpackers a prezzi più modici.
Comunque, per soggiornare 4 notti a Pyongyang si parla di più di 400 dollari.


In queste due settimane ho avuto un assaggio di quello che veramente voglia dire vivere in Corea.
Fino ad oggi ho vissuto a Gwangju, che è una città che conta più di un milione di abitanti a sud ovest della penisola.
La maggior parte degli stranieri che si recano in Corea del Sud sono appassionati di K – Pop, sono certa che tutti voi conosciate Psy.
Quella è la punta dell’iceberg dell’industria discografica locale, ma dedicherò un altro post al mondo del K – Pop: la questione merita di essere approfondita.

In questa città ho lavorato in un “Art Center for Kids” dove insieme ad altri volontari avevo il compito di parlare inglese con i bambini. C’erano ragazzini dai 3 agli 8 anni, la maggior parte frequenta ancora la scuola materna ma sa leggere in coreano e inglese, alcuni conoscono anche un po’ di cinese.

La scuola coreana è folle.
Dicono che sia la migliore al mondo, anche se nonostante questo nessuno parla inglese, qui.
Da quando sono bambini i coreani sono obbligati a frequentare una quantità allucinante di corsi di ogni genere.
A mio parere la realtà più sconvolgente per la mentalità occidentale è il loro “liceo”.
Iniziano normalmente le lezioni a scuola alle 8 e finiscono alle 4 del pomeriggio, dopo la scuola “normale” seguono altre lezioni all’interno di accademie, in coreano Hagwon, dove si trovano corsi di qualsiasi genere e materia. In alcune città è stato imposto un orario di chiusura, ed è vietato rimanere all’interno delle accademie dopo le 10, ma in realtà quasi tutti lo fanno. Le scuole chiudono per l’estate o per le vacanze natalizie, ma le accademie non chiudono mai, se la scuola è chiusa gli studenti passano la giornata all’interno delle accademie.
In pratica uno studente di scuola superiore non ha una vita dal giorno in cui inizia il liceo al giorno in cui lo finisce.

Essere stranieri in questo paese è abbastanza difficile.
Quasi nessuno parla inglese, o meglio molti avrebbero una conoscenza per cui riuscirebbero ad esprimersi senza problemi, ma la loro cultura li ha abituati a non fare nulla di ciò che non riuscirebbero a fare perfettamente. Quindi non ci provano neanche.
Anche parlando la lingua è comunque abbastanza difficile, spesso preferiscono non rapportarsi con gli stranieri. Tutto quello che noi “occidentali” facciamo di diverso da loro è visto per lo più come un affronto.

Giusto ieri sera, mentre bevevo una bottiglia di Soju (alcolico locale) con un amico svedese in una piazza, mi sono resa conto che uno dei tanti ragazzi che si trovavano lì ci stava filmando.

Questa -a grandi linee- è stata la mia esperienza fino ad ora.
Da domani si aprirà un nuovo capitolo, da Gwangju mi sposterò a Seoul: la grande metropoli.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *