VIAGGIARE INSICURI: ALCUNE COSE SUL MYANMAR CHE POTRESTE NON SAPERE

Dalla calda Malesia, con uno scomodo volo, sono arrivato all’ancora più calda Cambogia. Ma questa è un’altra storia, oggi vi parlerò del  Myanmar.
I ritmi sono frenetici, ma io continuo ad appuntarmi cose. Per voi.

Ringraziatemi.

Di seguito quindi una serie di punti circa alcune cose sul Myanmar che potreste non sapere.
Fino ad oggi.

  • In Myanmar guidano come in Italia, ma il volante lo hanno sulla destra (vi lascio immaginare i sorpassi NdR).
  • Il Myanmar non è altro che l’ex Birmania.
  • In Myanmar si possono trovare i volti femminili più belli di tutto il sud-est asiatico.
  • Il Myanmar è un Paese buddista.
  • In Myanmar esistono le infradito eleganti.
  • In Myanmar gli uomini vestono delle gonne lunghe al posto dei pantaloni, si chiamano Longi.
  • In Myanmar le donne portano un particolare make-up chiamato thanakha, lo ricavano da un tronco e se lo applicano creando delle fantasie di colore chiaro sul loro viso.
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Ragazze si applicano il thanakha, foto di Andrea Borgarello.

  • In Myanmar quasi tutti gli adulti masticano un insieme di noce di areca, tabacco e calce; racchiuso in una foglia di Betel. Il mix rilascia proprietà eccitanti e colora le mucose e i denti di rosso. Non si può ingerire perché dannoso, quindi chi ne fa uso continua a sputare una sostanza che ricorda il sangue (e sì, fa molto schifo NdR).
  • In Myanmar è ancora presente la censura. Infatti durante la proiezione di alcune pellicole occidentali, le scene ritenute eccessive vengono censurate direttamente al cinema da una persona che oscura con un cartoncino i secondi incriminati.
  • In Myanmar se una strada richiede manutenzione, i cittadini dei villaggi vicini sono obbligati a sistemarla gratuitamente. Nei cantieri si notano principalmente donne e ragazzine. Al posto del catrame usano il liquido ricavato dalla fusione di vecchi copertoni.
  • In Myanmar i templi sono addobbati come alberi di natale, con tanto di aureole psichedeliche dietro i vari Buddha.
  • In Myanmar se dici “gesù bah” o “gesù tientelo”, stai dicendo grazie (per la felicità dei cristiani NdR).
  • Per le strade del Myanmar i conducenti dei vari mezzi suonano spesso il clacson.
  • In Myanmar il caschetto da cantiere edilizio è legalmente utilizzabile anche in moto, così come quello nazista.
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Casco da moto, Hsipaw.

  • In Myanmar se siete con il vostro veicolo dietro ad un mezzo pesante, e lui attiva l’indicatore di direzione sinistro, non vi sta comunicando la sua intenzione di svoltare ma vi sta segnalando che se lo volete sorpassare, la corsia è libera. Di contro, se attiva quello di destra, significa che stanno arrivando delle macchine ed è il caso di stare fermi. Non sempre il meccanismo è questo, a volte vogliono proprio segnalare la loro volontà di svolta.
  • In Myanmar ci sono un sacco di morti stradali.

A proposito di morti stradali, abbandono la lista per raccontarvi un aneddoto interessante sul Ministro dei Trasporti del Myanmar.
Era da poco stata aperta la Ah Myan Lan, prima ed unica autostrada del Paese, e la gente continuava a morirci.
Gli automobilisti abituati alle strade sterrate, trovandosi di fronte un rettilineo in cemento, non potevano che tirare come dei dannati raggiungendo velocità assurde. Ed ovviamente per la scarsa abilità alla guida si infilavano ogni tre per due in qualche albero a lato strada.
Il saggio Ministro dei Trasporti, stupito da questo problema, un giorno è andato a confrontarsi con dei superstiti agli incidenti, cercando di capire quale fosse il problema di quella bellissima autostrada.
I poveri contadini, noti animisti ma soprattutto noti per la guida in stato d’ebrezza e/o sotto l’effetto di quella poltiglia che masticano, si giustificarono dicendo che poco prima dello schianto erano stati spaventati dagli spiriti dei giapponesi morti in quei posti durante la seconda guerra mondiale.
Il saggio Ministro dei Trasporti, colpito dalle testimonianze dei contadini, trovò subito una soluzione: chiamò una serie di monaci ai quali affidò il compito di imprigionare gli spiriti in un’anfora.
E così fu.
Una serie di monaci camminarono lungo un tratto dell’autostrada pregando. Ne seguì una grande festa al monastero pagata interamente dal Ministero.

Comunque mi sa che quei monaci hanno fatto il lavoro un po’ grossolanamente perché qualcuno ci muore ancora.

Con immutata stima
Emanuele Gi

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Il nostro autista Manzù ed il suo van.

 

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