VIAGGIARE INSICURI: CRONACHE DALL’OPERAZIONE LANGOSTA. GLI SHAMPISTI

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Brano estratto dalla raccolta “Cronache dall’operazione Langosta” di Nicola Testa. Titolo: Gli Shampisti.
Quando l’igiene del corpo si trasforma in igiene sociale, storie di trasformismo al di là del mare.

Avreste mai pensato che per recuperare l’isolamento di Cuba causato da oltre cinquant’anni di embargo commerciale bastasse un set di campioncini prova per l’igiene personale?!
Nicola no. Jessica si!

 


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Smarrito a livello culinario dopo il travagliato approdo e inserimento culturale sull’isola cubana, Nicola ripiega precauzionalmente su un ristorante collocato nella località più commerciale: Varadero, braccio di terra che disegna un timido pontile nello Stretto della Florida. Varadero è terra di cover-band nostalgiche del quartetto di Liverpool, resort all-inclusive, cavigliere colorate e quanto di più fittizio l’ingordo Occidente sia riuscito a tracannare nella gola del coccodrillo caraibico.

La cucina, in quest’angolo dell’isola, conferma questa impressione critica e Nicola, di fronte all’offerta opportunistica della ristorazione internazionale, si orienta verso un piatto di spaghetti, servito rigorosamente in lingua dai camerieri poliglotti del “Nonna Tina ristorante – cucina italiana”.

La notizia, a questo punto, potrebbe essere quella di una pasta gustata al dente se non accadesse che, varcata la soglia d’ingresso nel locale, Nicola trova tutto occupato. Ma è proprio qui che la vicenda si anima. Il locale è pervaso da un gentile aroma familiare di sugo al pomodoro e basilico con un’inconfondibile nota di aglio soffritto. Il tempo d’attesa è condito da una melodia di bicchieri e stoviglie, il cui tintinnio sovrasta a tratti il sottofondo musicale di successi internazionali più o meno reinterpretati ed il confuso vociare degli avventori.

Assuefatto da questa atmosfera, Nicola trascorre, indugiando, un tempo indefinito che viene però bruscamente spezzato dall’inaspettato invito a condividere il tavolo, come nella miglior tradizione delle osterie toscane, indirizzatogli da una strana coppia di turisti.

Deja vù.

Si tratta forse di un bruciante rimpatrio? L’incubo peggiore per Nicola in fuga dalla patria routine.

Invece no. La coppia invitante lascia subito scorgere curiosi elementi di stravaganza: da una parte c’è Adrien, virgulto francese fagocitato professionalmente dal settore finanziario; dall’altra Jessica, puella longobarda esule per amore e, per osmosi, inglobata nello stesso settore di lui. Due cuori e una capanna; stessa casa, stessa città, stessi interessi, medesime aspettative, stesso posto di lavoro ed un un’unica mission professionale fideisticamente coincidente con quella del grande istituto finanziario presso cui sono impiegati: garantire liberistiche linee di credito alle corporation impegnate in investimenti più meno che più responsabili nei paesi emergenti.

Too big to fail!

Una coppia, o meglio un cocktail umano, apparentemente annacquato e tedioso nelle aspettative di Nicola finché, nella convivialità del pasto e dopo il rituale scambio formato lonely planet d’informazioni turistiche, il tavolo con i suoi convitati subisce un’impennata.

Emerge infatti che il viaggio turistico intrapreso dalla coppia va a concludersi proprio in quel momento e in quella meta dopo un percorso più o meno scontato, condito da qualche intermezzo comicamente avventuroso.

What goes around, comes around.

I due bancari-landgrabber intrattengono Nicola delineando una serie di epiche gesta che li vedono percorrere tratti di oceano alla ricerca di stelle marine proibite e occulte ai più, sfidare le avversità climatiche caraibiche tra precipitazioni pluviali e prolungate esposizioni al sole dagli esiti ustionanti, infine promuovere interminabili scambi interculturali con autostoppisti, perditempo e aspiranti briganti.

Nicola, incuriosito, accoglie empaticamente il trasporto emotivo dei due “Marco Polo” e non si lascia sfuggire l’occasione di incalzarli con qualche domanda più esigente.

Emerge così che l’attraversata acquatica è in realtà una scelta sfortunata che costa una notevole perdita di tempo per evitare un tratto di sentiero immerso nella vegetazione oltre al furto delle ciabatte lasciate incustodite al punto di partenza. Le ustioni si rivelano invece frutto di una sbadata valutazione del sole velato e, inizialmente e prima delle vesciche, considerato innocuo dai due coloniali. Gli scambi interculturali dall’enorme portato umanitario risultano in verità sterili conversazioni schermate dall’incomprensione linguistica e minacciate da tentativi reiterati di scippo e di furto a danno dell’immacolata coppia.

A questo punto Nicola, incantato da tanta tragicomicità, trova il coraggio di scavare più a fondo e, solleticando la confidenza dei due, scopre che, dietro queste avventure, i lascivi operatori finanziari transalpini sono guidati da un piano ben più ambizioso del mero visitare turisticamente l’isola.

Un semplice viaggiatore, infatti, visita l’isola, mentre due affaristi convertiti all’umanitarismo, come Nicola inizia a intuire, cambiano l’isola e le sue sorti!

Il pasto è concluso e, lasciato il ristorante in compagnia dei due, proprio sulla soglia della loro stanza e prima di congedarsi, Nicola resta basito di fronte a un’ultima confidenza di Jessica. La coppia che si appresta a lasciare Cuba il giorno seguente, destinazione Parigi “Charles De Gaulle”, evidentemente non considera compiuta, stando alle parole della ragazza, la propria missione.

– Quale missione? – s’interroga Nicola.

Jessica chiede di pazientare un istante e chiude la porta della stanza alle proprie spalle. Trascorsi una manciata di minuti, la porta si riapre e Jessica riappare impugnando una busta di nylon.

E’ questo il momento in cui il viaggio di Nicola cambia irreversibilmente.

Il turismo non è mai solo turismo. Doveva immaginarlo Nicola. Il turismo è sociale, è sempre e in qualche modo comunicativo di una cultura di fronte a un’altra.

Nicola percepisce di essere coinvolto in un passaggio di consegne.

Il testimone questa volta conta veramente. Non si tratta semplicemente di un cambio della guardia sull’isola, ma di portare avanti un impegno sociale, una sfida di civilizzazione, che è tale solo quando è percepita e riconosciuta in comune, sia dai mittenti – Jessica e compagno – sia dai destinatari – Nicola e il mondo fino ad oggi conosciuto.

Evangelizzazione e conquista del West rappresentano in confronto due volgari scampagnate auto-interessate. Ora non si parla di spazio vitale ma di aprire un nuovo corso; di gettare le fondamenta per un cambiamento negli equilibri di potere e nei rapporti di forza.

Nicola arrossisce. Il rito di passaggio a un turismo adulto gli appare soverchiante.

Distende le braccia verso la busta. La liturgia del passaggio di consegne lo governa. Le mani si muovono da sole e il suo corpo palpita.

Afferra la busta, la apre, ne osserva il contenuto, e resta in attesa. Una morbida e candida fragranza solletica l’olfatto.

Jessica riprende la parola e completa il rituale impartendo le ultime istruzioni.

– Gli shampoo, i saponi e le creme-corpo – istruisce Jessica – vanno consegnati al popolo cubano! –

Nicola annuisce, inebetito. La libertà passa attraverso la dignità, che a sua volta, interpretando le parole di Jessica, è custodita nel beauty-case.

Jessica aggiunge: – distribuiscili ai bisognosi, non ai fittavoli. Loro sono pieni di CUC (ndr. Moneta turistica locale misurata sul cambio monetario del Dollaro statunitense) -.

– Se non sei pulito fuori, non puoi esser pulito dentro? – osserva tra sé e sé Nicola. – Ma se all’interno il tempio è sozzo, a che serve sbiancare la facciata? –

N. T.

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