VIAGGIARE INSICURI: NEBBIA FITTA, SI PARTE

 


Gocce grigie affaticano i tergicristalli della macchina.
La tangenziale si sveglia deserta, si veste di nebbia e si prepara ad accogliere i classici 250.000 transiti giornalieri che tra un paio d’ore sfileranno rumorosi, arrabbiati, con una chiara destinazione impressa sul display del navigatore ed un orario da rispettare.
A Milano non c’è tempo per pensare alle foglie del primo autunno. A Milano si produce.

Nebbia spessa. Luci opache. Malpensa di notte.
Scarpe zuppe d’acqua cercano un caffè che possa far sopportare le 5 di mattina.
Poi i saluti. Bagnati anche quelli.
Si parte.
Sulla fronte ancora il calore del bacio che mi ha dato mio nonno, ancora gli sguardi preoccupati degli amici.
I giorni prima della partenza possono essere riassunti in un ‘è pericoloso’.
Filtrato attraverso le trasparenze aranciate di un aperitivo o attraverso il fumo di una sigaretta, in un messaggio, in un abbraccio. E’ pericoloso.
Talvolta accompagnato dal punto di domanda, talvolta solo, tagliente.
E’ pericoloso, sì. Lo è anche guidare in tangenziale a Milano, ma di questo nessuno si cura.

Nello specchio del bagno, questa notte, ho lasciato una sensazione prepotente e costante, che mi si è appiccicata addosso da quando ho ricevuto la lettera di accettazione alla Hebrew University di Gerusalemme.
Di essere sbagliata. Sbagliata per Israele.
Israele occupante, Israele dei soprusi, Israele delle escalation di violenza.
Israele che bombarda Gaza. Israele che uccide.
L’ho lasciata in compagnia del vecchio spazzolino, ma già mi manca.
Eppure volevo partire leggera. Di bagagli e di preconcetti.
Partire per vedere, non per cercare conferme.
Partire per trovare. Risposte, ma anche domande nuove.

Ci vediamo a Yerushalayim.
Jerusalem of gold.

 


Background music: ‘Willow weep for me’, Irit Dekel & Eldad Zitrin
Di Tel Aviv entrambi, si conoscono tramite un comune amico, ci bevono su un po’ di birre e poi nasce l’album di esordio, Last of Songs.
Dicono di loro che siano capaci di creare con la musica un ponte tra culture diverse.
Rifare un pezzo di Billie Holiday già di per sé è una scelta complessa, decidere di rimpiazzare il sax con fisarmonica e chitarra è da incoscienti.
Eppure il risultato è interessante, amabile, diverso.
Per partire.
Enjoy!

 

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