VIAGGIARE INSICURI: UNA FINESTRA SULLA COREA DEL NORD

l'insicuro_carlotta

Una finestra sulla Corea del Nord, senza nominare Antonio Razzi.

Parliamo di cose serie.

Cazzate a parte, oggi voglio dare un assaggio a tutti coloro che ancora non si sono addentrati nel magico mondo del regime nordcoreano, nella sua magnifica follia.

Partiamo dal presupposto che io non odio la Corea del Nord. O quantomeno non odio le persone che la abitano, non mi va di parlarne male e fino a quando non ci metterò piede terrò i miei (pre)giudizi per me.

Quello che mi piace dire a coloro che parlano male di questa gente è che se l’Italia fosse giudicata solo in base all’operato di Silvio Berlusconi (c’è chi lo fa e lo so che tutti voi vi incazzate) saremmo giudicati come dei folli smidollati in tutto il globo. Per nostra fortuna internet, i media, i libri, e le guide turistiche sono dalla nostra parte e le nostre frontiere sono aperte a quasi tutti. Pensate però se le uniche notizie che fossero uscite dal nostro paese durante gli splendidi anni del mandato Berlusconi avessero riguardato i suoi successi e le sue stranezze e le televisioni di tutto il mondo avessero trasmesso le folle che cantavano a squarciagola “Per fortuna che Silvio c’è” il giorno del suo compleanno. Tutti avrebbero un’immagine distorta del nostro paese.

Ok, so che la maggior parte di voi sta pensando, non è la stessa cosa, la “dinastia” Kim ha distrutto un paese dove ora milioni di persone soffrono la fame. Può essere. Il problema è che non ne siamo sicuri al 100%.

Tutte le notizie che ci arrivano sul paese sono filtrate da Usa e Corea del Sud che, diciamolo, hanno tutto l’interesse nel descrivere al peggio il Nord.

Non fraintendetemi, non sto dicendo che Kim Jong Un è un santo e che il Sud è un agglomerato di bugiardi che vogliono infangare quelli che fino a 70 anni fa erano i loro fratelli, cugini, nipoti e amanti. Amo la Corea del Sud e i suoi abitanti, e sono proprio loro, i coreani del sud, i primi a dire che la gente del nord è la stessa che c’è a sud del 38’parallelo.

La domanda sorge spontanea: perché cavolo non si sono ancora riunite queste due realtà allora? La riposta non è semplice, ma partiamo dal principio.

Ve la ricordate la Guerra Fredda? Dopo la fine della dominazione giapponese e della Seconda Guerra Mondiale la Corea venne divisa in due zone così che a Nord i Sovietici e a Sud gli Stati Uniti potessero aiutare nella ricostruzione.

Ovviamente a Sud si instaurò un governo filo americano e supportato dagli Usa mentre a Nord la Russia spingeva per un leader socialista. Da qui in poi quasi tutto quello che è successo è stato fatto negli interessi dei paesi protagonisti della guerra fredda. Nel 1950 scoppiò una guerra che durò tre anni devastando la penisola e tutto quello che mancesi e giapponesi non erano riusciti a distruggere nel corso degli anni precedenti. Alla fine della guerra centinaia di famiglie vennero separate, i soldati che stavano combattendo a Sud rimasero a Sud e, viceversa, a Nord quelli che combattevano a Nord. Ci sono ancora persone che sperano di rivedere almeno una volta quelli che un tempo erano i loro fratelli .

Bel casino.

Ovviamente come abbiamo detto, tutti sarebbero più che felici di riabbracciare i loro cari; il problema, però, è che dopo settanta anni i due paesi sono completamente diversi dal punto di vista economico, ideologico e culturale, e la riunificazione si fa sempre più improbabile.

A complicare il tutto è il fatto che la Corea del Nord ha deciso di chiudersi completamente in se stessa. Qualcuno potrebbe dire: come biasimarli! Il “mondo occidentale” è pieno di Gigi D’Alessio e di Leoni di Lernia. È vero. Però in questo modo non potremo mai sapere cosa succede veramente a Nord.

Durante il mio soggiorno a Seoul sono andata a vedere la DMZ, il confine tra le due nazioni, che è la zona demilitarizzata più vasta al mondo.

Lungo tutto il confine è stata aperta un’area larga due km a Sud e due km a Nord chiamata zona demilitarizzata, nessuno entra, nessuno esce. Oltre questa fascia si trovano altri quattro km in entrambi i lati di zona militarizzata: carri armati, campi minati e militari in gran numero.

L’unico modo per visitare la zona è unirsi ad un tour organizzato, che controllerà e registrerà i passaporti 48 ore prima del viaggio; l’intera zona è infatti  costellata di check point in cui i militari controllano i passaporti.

La zona demilitarizzata è territorio delle Nazioni Unite. Il tutto è blindato e controllato da militari sud coreani e americani.

All’interno dell’area demilitarizzata si trova la PSA, unico punto di contatto effettivo tra le due nazioni controllato dalle Nazioni Unite, dove ci sono due palazzi principali, uno a Nord ed uno a Sud. A Sud si trovano i soldati sud coreani e americani a presidiare la zona, a Nord si può vedere in lontananza un soldato nord coreano. Entrambe le zone sono visitabili una volta all’interno delle rispettive nazioni, chiaramente non è possibile attraversare il confine.

L’intera zona è diventata chiaramente una trappola per turisti, surreale e amara, tanto che Piazza San Marco in quanto a souvenir appare più modesta. Tra le altre cose si può comprare ad un prezzo modico del vino nord coreano, vestiti militari, cartoline e finti soldi nord coreani.

Fa male pensare che al di là degli interessi dei governi migliaia di persone abbiano perso tutto dopo la guerra, una delle più cruente di sempre, e molte di loro, la maggior parte delle famiglie siano state divise da questo confine, che per loro non significa niente.

Torniamo ai paragoni ignoranti. Immaginatevi se dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale il nostro paese fosse stato diviso in due parti, un po’ come è successo in Germania.

Ecco ora forse il Nord sarebbe governato dal nipote di Togliatti e il Sud sarebbe nelle mani di partiti di destra filo-americani. Ognuno di noi ha un nonno o un prozio che ha combattuto in guerra, pensate se la metà di questi non fossero ritornati alla fine della guerra perché dall’alto qualcuno avesse deciso di stabilire un confine invalicabile all’altezza di Massa Carrara e Senigallia e dovessimo quindi vivere con la consapevolezza che i nostri familiari vivono a due ore da casa nostra, ma che non li rivedremo mai più.

Ok! Questo non è successo, quindi torniamo alla Corea.

La maggior parte dei coreani non ha avuto notizie dei propri familiari negli ultimi 70 anni, molti non sanno neanche se questi siano ancora vivi dall’altra parte del confine. A rendere il tutto ancora più triste il fatto che non ci sia modo di sentire questa storia raccontata da qualcuno che non abbia interessi propagandistici.

Durante il tour sopra-citato ho, tra le altre cose, visitato una stazione che è stata costruita dalla Corea del Sud sul confine in previsione di una eventuale riunificazione. Ho ascoltato una guida che ha passato 10 minuti buoni a parlare del fatto che è ingiusto che il Nord non faccia passare i treni sud coreani sul suo suolo, a detta sua, infatti, è ingiusto che i sud coreani non possano attraversare la siberia partendo dal loro stato per raggiungere Parigi dopo 10 giorni. Io non ci credo che ogni coreano lo voglia fare. E sono certa che se ci sediamo e pensiamo tutti insieme troviamo altri 50 motivi più sensati per riunire i due paesi.

Un ragazzo greco, che ha deciso di fermarsi nel nostro ostello per qualche giorno, è venuto fuori che era appena stato in Corea del Nord.

Le storie che ci ha raccontato erano fantastiche, tutto quello che ti aspetti dal regime di Pyongyang arricchito da perle di saggezza greche.

Si è fermato tre giorni a Nord e per l’intero tempo è stato scortato da due guide.

Non è difficile raggiungere la Corea del Nord. Basta contattare un’agenzia-viaggi in grado di organizzare il viaggio fino a Pechino, dove poter ritirare il visto, che non viene stampato sul passaporto ma su un foglio da consegnare il giorno della partenza. Un pensiero in meno se volete visitare gli Usa. Una volta ottenuto il visto si può raggiungere Pyongyang via treno o aereo da Pechino o Vladivostock. Il tutto è estremamente costoso se paragonato a tutti i viaggi che avete fatto o che farete nella vostra vita, ma in fondo non è paragonabile. L’intera permanenza a nord del 38′ parallelo verrà controllata minuziosamente da una scorta di “guide turistiche”. Non c’è niente di pericoloso seguendo le regole; ovviamente parlare male della famiglia Kim o del regime è sconsigliabile.

Questa è la storia che vi volevo raccontare. È nutrita di mie sensazioni e punti di vista, non sono una storica e purtroppo non sono imparziale. Spero che parlandone il taboo Corea del Nord possa svanire e che, con il trascorre degli anni, si riuscirà un giorno a sapere qualcosa di più su questa misteriosa nazione e sulle persone che la abitano.

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