IL MANUALE DELL’INSICURO: IN BLABLACAR

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L’insicuro sotto il treno ci sta, per lui non è un mezzo e comunque non riuscirebbe a gestire l’ansia da orari e biglietto. Fine della storia, inizio di Blablacar.

L’insicuro, per definizione, deciderà all’ultimo i dettagli del suo viaggio e\o se autosabotare il viaggio stesso. Calcolerà i pro e i contro dell’impresa e nell’indecisione si getterà sul male minore: inseguire il mito della mutatio locorum e partire. E allora via, una scrollata di possibili passaggi e passeggeri si succedono sotto il pollice esitante dell’Insicuro. Mai una proposta all’orario che desidera, mai il bollino fumatore verde, per non parlare di quello animaletti friendly, che viene all’Insicuro da chiedersi perchè mai esistano. Tuttavia l’Insicuro, in un rarissimo ed effimero moto di forza di volontà, troverà il papabile blablacarista che fa al caso suo. Palpitazioni nell’attesa della conferma da parte di quello sconosciuto, rappresentato da una misteriosa faccia incerchiata, ma se la risposta è positiva, allora l’Insicuro avrà già trovato un amico nel mondo, un appiglio di fiducia e umana solidarietà. L’Insicuro non paccherà, giammai, il passaggio concordato, dacchè reputa il karma suo atavico persecutore e il Murphy della legge un ottimista guaglione.

Arriverà l’Insicuro al luogo di ritrovo puntuale, ma sarà comunque causa del ritardo della partenza perchè, da ritardato, non avrà l’estro di rendersi riconoscibile. Vantando e ostentando charme e mistero guarderà fisso al suolo, il tombino, la linea del parcheggio, finché non sentirà dalle proprie tasche la sigla della Signora in Giallo, vedrà un numero sconosciuto sul display e risponderà. “Ah ma sei tu!”.
L’Insicuro si troverà di fronte chi lo guiderà alla meta, il suo traghettatore eletto: reprimendo l’istinto di ancorarglisi al collo e chiamarlo papà, il famigerato occhio di lince dell’Insicuro ne condurrà un rapido ma decisivo esame preliminare. Un’equazione composta da tipo di auto, outfit e cadenza del parlare decideranno istintivamente ed istantaneamente il porsi dell’Insicuro rispetto a questo trasporto: scomodo.

Non importa di quante persone si comporrà la lieta combriccola che issate le vele, ritirate la ancore, incastrati i trolley, salperà verso l’Ignoto, l’Insicuro già lo sa: sta scritto nel suo dna che il posto che occuperà lo porterà, inevitabilmente, ad essere il bersaglio immobile della raffica delle altrui chiacchiere. Nove volte su dieci finirà seduto davanti, ad accollarsi l’onere del copilota, e se mai finisse seduto dietro comunque non sarà mai, la sua, una presenza che si omologherà all’anonima massa. L’Insicuro allora accetterà questa amara verità e si preparerà, stoico, al suo destino fatale: socializzare.

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L’insicuro scandirà il proprio nome, stringerà sconosciute mani, chiarirà il proprio impiego e la propria trionfale carriera universitaria (in modo vago, meno umiliante di quanto già non sia), spiegherà infine i motivi del proprio viaggio con lo stesso candore e quantitativo di omissione che userebbe con la nonna di un caro amico. Eviterà quindi termini quali: turismo sessuale, digos, domiciliari, spaccarsi, regolamento dei conti. L’Insicuro si rifugerà nell’accorato “Vado a x a trovare amici.” Semplice, lineare, paraculare.

Superato lo scoglio delle presentazioni iniziali, la vettura continuerà a navigare tranquilla e si accollerà, l’Insicuro, il secondo argomento base della convivenza forzata nello spazio angusto delle macchine altrui, sempre troppo più pulite o troppo più trasandate o entrambe della sua: “Ma che invenzione geniale che è Blablacar!”. L’insicuro e i restanti paganti si uniranno in un inno corale alla meraviglia che questo sistema di viaggio è. Seguiranno alcune variazioni sul tema: dal risparmio in termini di inquinamento ambientale ed economici, alle gioie delle nuove conoscenze, dalla comodità della macchina, alla destabilizzante e moralmente incongrua introduzione del pagamento con Paypall. Stia sicuro l’Insicuro che, in caso di critiche a Trenitalia e ai suoi ritardi, scoprirà che il conducente di mestiere fa il ferroviere. Garantito.

Il successo del tragitto che l’Insicuro si sarà prenotato e pagato, dopo questo concerto di luoghi comuni ogni volta nuovi, dipende dal fattore faccia di bronzo. L’insicuro non avrà tempo per stare a discutere di fuga di cervelli all’esterno, mete zaino in spalla alternative e quindi ideali, classe dirigente italiana, iva, imu e rincaro del costo della vita: l’Insicuro ha bisogno di tutte le ore del suo viaggio (sarà chiaramente l’unico a intraprendere l’intero viaggio col conducente, vedendosi sfilare sotto gli occhi almeno 4 diverse persona, con relativo retaggio socio-disagiale, relativi bagagli culturali e max medio, relativa cronaca delle peripezie del weekend) per elucubrare, per farsi aspettative sulle attività del suo soggiorno fuori casa e pomparle al punto che sia impossibile godersi anche solo un minuto della propria breve permanenza. O in alternativa, un grande evergreen del Nostro, per spleenarsi a bestia e colorarsi, restando dentro i bordi, il bosco delle paranoie che ha in testa. Onde evitare una asfissiante crisi d’ansia da prestazione rispetto alla conversazione con estranei (spie? complottisti? bigotti?), l’Insicuro opterà per un mutismo selettivo accompagnato dall’arma che più volte nella sua vita lo ha salvato dallo spiacevole e a tratti aberrante contatto con l’umanità nemica unita: l’Insicuro sguainerà le sue cuffiette.

Addurrà un mal di testa per non dire mal d’hangover, un sonno accumulato per non dire di aver fatto il dritto e si accorderà per iscritto via whattapp con gli amici ospitanti che lo aspettano col telefono sotto una gamba, di sgamo, per attuare la strategia dell’opossum e fingersi morto. 

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A più riprese, tuttavia, gli verranno rivolte domande: l’Insicuro, illuminato da magnificenza et misericordia, non insulterà le madri di nessuno, non spaccherà col gomito alcun finestrino. Risponderà in modo educato e conciso, così come sopporterà chi non sa usare il congiuntivo. Ci saranno solo due modi infatti in cui l’Insicuro deciderà di gestire una conversazione che tenda a trattare della sua vita privata: la sobrietà di vaghi dettagli connotativi su di sè o il pianto urlante e disperato con fedele e puntigliosa cronaca di come è stato scaricato la settimana scorsa dalla sua ex.

L’Insicuro è padrone di equilibrio e medietas.

Unica regola, non indicata sulla app ma tacitamente convenzionata: l’Insicuro non bestemmierà. Mai. Non sta bene. La dignità prima di tutto, dacché l’Insicuro non è bestia, ma conosce qualcuno che lo è.

Se ci saranno pause lungo il tragitto, l’Insicuro gestirà quel vago senso di imbarazzo che solo una compagnia raffazzonata conosce (approfondimento futuro in “L’Insicuro in ascensore”) ed una volta intravista la meta non gioirà sguaiatamente se il viaggio non è stato di suo gradimento, nè si offenderà, prendendola sul personale, quando il conducente, ormai reputato al pari di intimità di suo cugino, dopo tutto quel tempo insieme, tutte quelle emozioni, risate, pianti, condivisioni, avrà l’ardire di domandargli denaro per la tratta, nocchiere infernale.
L’Insicuro, ça va sans dire, i soldi giusti non li avrà mai.
Tentennerà nel prendere il resto, quelle monete tra le mani come ultimo contatto con quei compagni ormai per lui dipinto di nostalgico compianto. Con la biondina seduta dietro di lui si era già immaginato sposato, con due figli, in un appartamento nella verde Friburgo, lei prodiga e premurosa al suo capezzale di morte dopo una vita insieme: l’Insicuro la prende sempre bene. E invece puf! alla stazione centrale tutto finisce, nulla è per sempre. Un tracollo emozionale quell’auto che riparte senza di lui, ma scarpe rotte, ormai bisogna andar.

L’Inscuro è arrivato in città.

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