IL MANUALE DELL’INSICURO – AMOR MIO NON TI CONOSCO

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          L’estate è finita, grazie a dio, e quindi anche quei lunghi pomeriggi di agonia, in cui l’Insicuro si è trovato ad affrontare l’unica cosa che odia più di avere troppi impegni: non averne nessuno. Nessun appiglio all’orizzonte, nessun vincolo, nessuna certezza, il caldo, il sudore, l’irrequietezza, l’inquietudine, le obese con gli shorts, l’ansia per il futuro: agosto, per l’Insicuro, è metafora della vita stessa.

            Il Nostro allora avrà cercato dei rimedi al tedio e a quel senso di disorientamento che le vacanze portano con loro. Avrà lasciato magari la città in cui studia, sperando così di vivere altrove nuove esperienze elettrizzanti (illusione, questa, che lo avrà accompagnato almeno almeno per i dieci minuti che servono per arrivare alla stazione), e man mano che il treno lo allontanava dal centro abituale del suo universo – per condurlo al proprio paesello natio, al mare, ai monti o al confino – sulle sue gracili spalle sarà crollato il gravoso peso dell’esame di coscienza, quello che l’Insicuro non supera mai con la sufficienza: un altro anno è andato, tendenzialmente in malora, e il Nostro nemmeno se ne è del tutto accorto. E allora, guardando fuori dal finestrino, magari si sarà inventato delle giustificazioni ad hoc per consolarsi e convincersi del fatto che un mese di stacco, di leggerezza, di vagabondaggio se lo meritava proprio. Anche solo per depurarsi, dopo settimane di brindisi di ‘arrivederci a settembre’ in città. Quindi, avrà pregustato tra sé e sé l’ebrezza di poter lasciare i libri ad impolverarsi sulla scrivania o dimentichi in valigia, anche solo per un po’, e si sarà raccontato che durante le vacanze tutti i romanzi che si era segnato in note sarebbero stati letti, che tutti i suoi hobbies sarebbero stati finalmente ripresi e che magari sarebbe tornato anche a suonare. Si sarà visto – come in un oracolo profetico e con gli stessi presupposti scientifici – metter su gli addominali in mese e non una considerevole bonza da fritture di pesce. Tuttavia, già a quel tempo ormai così lontano, un pensiero tormentoso nella mente dell’eroe indipendentista che è l’insicuro non aveva trovato posto tra i suoi bagagli e lo tormentava: lui, lei, loro. Insomma, coloro i quali si prestano ad essere i bersagli mobili degli ormoni estivi del Nostro.

            Il Manuale dell’Insicuro, ad Enrico Mentana piacendo, non è orgoglioso ma vi presenta “le quattro tipologie base di gestione dei love affairs (?) dell’Insicuro in vacanza”. Tipo un tetrapharmacon dei giorni nostri, con la lieve differenza che questo non ti cura: ti frega l’ultimo oki e te lo scioglie nel caffè mentre ti ride in faccia.

LE QUATTRO CATEGORIE DELL’AMORE ESTIVO INSICURO

1. L’INSICURO FIDANZATO

Esistono alcuni Insicuri che hanno relazioni stabili – e sono pochissimi, eletti da Dio, in effetti un po’ sospetti – i quali sanno che, già da febbraio, alla parola “vacanze” è il caso di sfoggiare un vasto repertorio di barzellette brutte. Questo insieme di Insicuri fidanzati si divide in due scuole: i miracolati e tutti gli altri.

a) I miracolati: esiste un girone dell’inferno riservato appositamente, da parte di tutti gli Insicuri veri, agli Insicuri fidanzati che non solo hanno superato lo stress emotivo della selezione della località vacanziera, del periodo giusto per entrambi e sono riusciti a non mollarsi a un giorno alla partenza, ma che addirittura hanno osato farsi un viaggio bello, divertirsi pure – magari in una città strafiga e misconosciuta – e che postano, non paghi, foto di amore tracotante sul web (poi ci spiegate chi ve le fa). Costoro, da regolamento, dovrebbero riconsegnare il loro tesserino di Insicuri, apporre delle oneste scuse controfirmate e rimborsare i loro amici Insicuri, rimasti invece a casa, dei tre giri di birra a sera cui li hanno obbligati per ottundere l’invidia, che hanno messo nella condizione di sbuffare un “sai che palle” ad ogni foto lasciata scorrere in alto in bacheca, che hanno spinto a dire alternativamente “non sono tipo da vacanze” o “non sono tipo da relazioni” ondulando sulla sedia avanti e indietro, avanti e indietro, avanti e indietro. Ma invece no, fratelli Insicuri! Se siete amici di un Insicuro fidanzato sarete tanto magnanimi da non cedere alla vile tentazione di condannarlo. Non ci sarà imbruttimento gratuito, non ci sarà villania verbale: il Nostro saprà, lo ha sperimentato sulla sua pelle non abbronzata, quale piaga sia realmente un viaggio in due. Supporto agli Insicuri in coppia fissa, lo sapete solo voi quanto costa la diplomazia!
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(Pesci in faccia e tolleranza zero invece per quegli Insicuri fidanzati che tirano pacco all’ultimo perché la morosa alla fine rompe le palle e si oppone alla vacanza di branco, quelli che poi magari fanno gli struzzi per un mese sul gruppo, non rispondendo, e se ne escono con scuse improbabili tipo “eh, ragazzi, sono un po’ a corto di soldi ultimamente” e li vedi su facebook sbaciucchiarsi a Formentera. E allora.)

b) Tutti gli altri: di questo esiguo numero di Insicuri fidanzati, la maggior parte vive i mesi che anticipano le vacanze come una via crucis. Incapace di gestire se stesso e quindi figurarsi a ‘pensare per due’, il Nostro al solo pensiero di dover organizzare allo stesso tempo la propria estate, la propria ansia, gli amici e la consorte cadrà morto. Con ogni probabilità, l’agenzia viaggi o anche solo il sito di airb’n’b saranno le forche caudine della relazione dell’Insicuro. Strippi, pianti, ripicche, insulti alle reciproche famiglie, ceffoni che volano: questo idilliaco scenario è assicurato dal fatto che chi sceglie di stare con un Insicuro, due domande sulla propria salute mentale se le deve pur fare o anche un incontro – così, per parlarne liberamente, sai con un estraneo è più facile a volte – con un terapista bravo. E’ un dato certo quindi che l’Insicuro non abbia quasi mai a che fare con persone equilibrate e che nemmeno se le meriti, di fatto: non ci sono le basi per un discorso diplomatico e nel giro di due domande l’Insicuro e il partner assumono le fattezze, ma soprattutto la soave retorica, di due Vanne Marchi da un lato e l’altro del tavolo. Litigare sul tema vacanze implicherà necessariamente la rottura, perché due eserciti nemici marciano in direzioni opposte nel cuore dell’Insicuro: da un lato, quello che difende la possibilità del Nostro di farsi le sue sacrosante vacanze con gli amici (guarda tesoro, stai tranquilla, abbiamo scelto Pag come meta solo perché ci hanno detto che il mare è molto bello. Ah. E quindi tu, a questo punto, ti fai tutto lo Sziget da sola? Bene. No, figurati, ma che fastidio? Libera di fare come credi, ci mancherebbe); dall’altro, si schiera l’esercito di chi ci vorrebbe anche provare a trovarla una destinazione estiva che soddisfi entrambi (ripetimelo ancora amore mio, la tua proposta sarebbe Gallipoli, sul serio, Gallipoli? Ma con chi sono stato tutto questo tempo? Mi hai sempre ingannato? Chi sei? Dimmelo chi cazzo sei). Lo scontro campale tra le due fazioni implicherà la disfatta totale per entrambi: gli eserciti, gli amanti.
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2. L’INSICURO ANDREOTTIANO

     L’Insicuro medio, se ce la fa, i pochi rapporti sentimentali che ha, li ha incerti, indecisi, rarefatti, spinosi e generalmente contraddistinti dal tempismo più incongruo possibile. Con l’aggettivo ‘andreottiano’ infatti si intende sottolineare la tendenza al tramaccio tipica dell’Insicuro, cultore dell’intrallazzo molteplice, ambiguo e sotterraneo, il cui unico testimone filologico – che cela e non rivela – è costituito dalle conversazioni sul Messenger dell’Insicuro: quanta depravazione in un’unica applicazione, sede della impietosa e scomoda verità. Data questa premessa, tornando all’estate: se di norma all’Insicuro basta risvegliarsi il mattino dopo per fare crollare il castello di carte che è il suo innamoramento verissimo, serissimo ed appassionatissimo, figurarsi una vacanza.

      L’Insicuro si godrà la libertà della licenza estiva, ma solo a metà, perché l’assenza della routine lo spaventa: languirà, agonizzerà sul divano, non si scollerà comunque mai dal suo account di Facebook (no, perché davvero staccherò completamente ad Agosto, lo spegno ‘sto telefono e bentornato luddismo. Va beh, sbircio l’oroscopo di Internazionale un secondo. Ah dai, guarda! Fabio Fazio in costume) e anzi si chiederà con insistenza – a tanto arriva il suo potenziale filosofico – come vivessero le coppie prima della tecnologia. Si interrogherà il Nostro, quale sociologo in sandali e calzini, intorno agli usi e costumi del passato. ‘Com’era la vita senza Googlemaps, Shazam, Wordreference, SpotiF.A.I. e le chiamate d’emergenza?‘ No, l’Insicuro non si cura di nulla di così utile, il suo pensiero infatti procederà epistemologicamente così: partendo dal presupposto che il matrimonio dei suoi genitori è avvenuto nonostante il fatto che per tenersi in contatto durante un intero mese di vacanza a mamma e papà allora bastassero una misera cartolina e una sbrigativa chiamata da fisso (o dall’ormai rimpianto telefono pubblico), l’Insicuro si domanderà come ce l’avrebbe fatta, oggigiorno, senza whatsapp. Come avrebbe potuto cogliere l’attenzione della sua – o non proprio ufficialmente sua –  bella in modo disinvolto, come suole fare, ossia inviandole fotografie senza testo di tramonti marittimi e albe alpine (immagini da annettersi all’album immaginario e un po’ ermetico dell’Insicuro, intitolato “ti penso ma sono troppo poeta per aggiungere parole: struggiti, donna, o taci nel pineto.”)? Come avrebbe potuto mai legarla saldamente a sé, quando ancora non usava inviarsi messaggi che iniziano con “ti stavo pensando” e si concludono nel soft porno postadolescenziale (o anche molto meno soft)? Come avrebbe potuto superare la propria gelosia, nell’era in cui non esistevano i tag nelle foto di gruppo per controllare con chi, poi davvero, lei è in vacanza? Fortunatamente, la schizofrenia che gli è propria offrirà al Nostro ottimi motivi per placare i suoi interrogativi e per disdegnare, allo stesso tempo, l’attuale invadenza tecnologica, ricordandosi pertanto anche tutti i lati positivi di quando, oh beata età dell’oro! , non sarebbe stato rintracciabile e sgamabile a tutte le ore – che magari ad oggi invece le rispondi al telefono, se non sclera, da sbronzo e magari scegli pure di essere sincero e allora, magari, ti prendi bene, le racconti la tua serata, tutta, nei dettagli e lei ti pianta in asso e il giorno dopo non ti capaciti del perché, ammesso che te lo ricordi, e  comunque prima devi gestire il fatto di avere il nome ‘Katharina’ scritto con l’indelebile nell’interno coscia.
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     Così – e non poteva essere altrimenti – per l’Insicuro, che lascia una situazione sentimentale non meglio definita in sospeso, partire per le vacanze sarà come andare al fronte, un salto nell’ignoto, nel buio, un bungee jumping con la corda di lana: l’Insicuro si convincerà, da Manuale, che la mezza fiamma\ma sì,ok,mi ci vedo\no,è solo sesso sarà presto dimenticata, non appena verrà varcata la soglia dell’incredibile ed inenarrabile avventura wild che sicuramente sarà la sua estate. Roba che, lo sa, ma chi lo avrà un minuto per pensare a lei, roba che chi se la ricorderà, roba che non hai idea di che situazioni mi faccio a’mmare questa estate, roba che tanto nessuno di noi due aveva detto che stavamo insieme. Ma, dopo qualche giorno, è anche roba che, però lei chissà dov’è, cosa fa, se mi pensa. Roba che magari sto mese va con un altro, poi si innamora e si sposano. Che va beh, no, ok, però anche solo magari ci va a letto. E certo, figurati, è libera di fare quello che vuole, così come sono libero io eh, chiaro. (Ma ci amavamo così tanto!) Tanto va beh, dai, cosa vuoi mai. Ma vedrai che bordello combino io! (Ma di che amore puro la amo!) E va avanti così, più e meno, nella testa dell’Insicuro: un moto perpetuo – perpetuo giusto il tempo di un agosto – che lo fa oscillare tra il nichilismo e il desiderio di un matrimonio.

     Nel cuore dell’Insicuro forze opposte si contenderanno l’egemonia al pensiero della sua bella – che ormai non sente più decisamente sua. Aveva dato il meglio di sé salutandola, prima di partire: aveva eseguito, quasi a comando, tutti i discorsi pre-vacanzieri para-culi del caso (“Allora, ci rivediamo a Settembre”, “certo che ti aspetto”, “ma no, che non mi interessa nessun altro”, “in testa ho solo te”, “ovvio che mi mancherai”, “ripetimi come ti chiami”), quando in realtà la metà buona del suo cervello già si pregustava scene estive alla sammontana e già si chiedeva, restando in tema di gelati, se le corna d’estate, se di fatto non si sta propriamente insieme, non sembrino piuttosto un Fior di Fragola paragonato ad un Cornetto: non sono un vero e proprio tradimento, no?, e se lo sono, lo sono di serie b. Poi però l’animo Insicuro da Che Guevara in riviera calerà, e il Nostro si rivelerà, anche fuori sede, quello che è di norma: un sottone.

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Partirà infatti lo stream of unconsciousness: chi pensava di essere, poco tempo fa, quando la raccontava in primo luogo a sè stesso che in estate la gelosia non è legittima, quando considerava le vacanze un ottimo momento per far esperienza del termine ‘poliamorosità’ (che è poi sinonimo di ‘clamydia’)? A chi pensava di darla a bere quando il primo giorno di vacanze ha lasciato il telefono in appartamento ed è andato in spiaggia in graziella gridando ‘yoloyoloyoloyoloooooo’? Ad un tratto, la ruggente sicumera del Nostro verrà meno e il suo intimo convincimento di poter collezionare scappatelle ad agosto come becconi di zanzara, si tramuterà nella consapevolezza che anche questa volta non sarà andata come pensava: sì, chiaro che anche oggi si scopa domani, ma per di più, riflettere su quei labili rapporti che, per quanto labili, hanno in estate un non so che di rassicurante – se contrapposti alla sterminata sensazione di indeterminatezza che le vacanze non fanno che acuire nel groviglio di ansie che è il cuore dell’Insicuro – lo metterà all’impasse. E così, in zero due, partirà un altro treno, dopo quello che avrà portato l’Insicuro in vacanza: quello che porterà il Nostro alla paranoia. “Sì, ma lei in vacanza cosa sta facendo? Mi pensa o no? Si ricorda di me? Ha conosciuto altri e se sì, biblicamente?
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          Il motore mentale del Nostro si fonderà e comincerà a concepire una sorta guerra preventiva: “devo tradirla prima io? Il mio orgoglio vuole che io rifugga la possibilità dell’umiliazione? Mi si richiede forse di fare il farfallone per non sentirmi uno scemo coglione ad averla aspettata o a pensare di starla aspettando?”. L’Insicuro – Machiavelli chi? – una volta sceso a più miti consigli (un sacchetto di carta davanti la bocca, soffia, svuota, soffia, svuota, soffia, svuota)  realizzerà che, comunque vada, nessuna giovane donna in buona salute ed età da marito sarà spinta da tanta compassione a concedersi all’Insicuro, anche se manifestamente disperato. Proprio allora, guizzo di genio, il Nostro saprà trovare nel suo cuore e nel suo aspetto la soluzione salvifica, quell’intuizione che cullerà la sua insicurezza, fino a che non si addormenterà: una che ha scelto di sua sponte di darla all’Insicuro, ma con chi altro vuoi che vada? Chi se la piglia ‘sta pazza isterica? Questa considerazione rischiarerà i pensieri Insicuri, li sederà, e porterà il Nostro ad accettare con animo più disteso che di certe cose non sapremo mai nulla, che il mondo in cui viviamo e che diamo per scontato è in realtà intriso di mistero: non lo saprà mai l’Insicuro se la sua bella gli è stata fedele, non avrà mai le prove per incolparla di quel nuovo herpes e, quindi, tanto varrà mettersi il cuore in pace. Così, si farà strada nella sua mente vacanziera un anelito di speranza, una vaga voglia di costruire – una volta tornati – di gettare delle fondamenta, di sistemarsi, di ricominciare tutto meglio e magari dai, pure di laurearsi. Già si vede, in un futuro non troppo lontano, essere un adulto rispettabile, di quelli là con l’utilitaria, le tasse pagate, i sottobicchieri, i suoceri soddisfatti e fieri, la foto di famiglia sul focolare, la sciatica. Dai, mi rovino, anche un calcolo renale.

      Cosa starà mai succedendo? Cosa starà sconvolgendo l’imperturbabilità del Nostro? Rivedere gli amici d’infanzia, rivivere il clima di dolce asfissia casalingo, cambiare aria e erba per un po’: la commistione di questi elementi ci regalerà un Insicuro rinnovato, che non snobberà più la sua relazioncina con piglio esistenzialista, ma che al contrario guarderà il sole tramontare e dentro di sé, pensandola, mormorerà piano “ti prego, torna”. Arrossirà, baderà a che nessuno lo abbia notato e le scriverà. Sembrerà tutto risolto, lineare, teleologico: mille volte no, perché la vera sfida è il rush finale, ossia quegli ultimi dieci giorni in cui la distanza, e l’inconsistenza dialogica di una misera e sterile chat, unite ad una buona dose di frustrazione sessuale, porteranno l’Insicuro andreottiano a chiedersi, più volte, “ma chi me lo fa fare?” Sono proprio quegli ultimissimi giorni che gli appariranno infiniti, insuperabili e allora si andrà di scazzo duro: risposte a monosillabi, intervallate da ore e ore di attesa – spese comunque ad accendere e spegnere, codice compreso, il proprio cellulare -, insinuazioni e frecciatine quando non insulti espliciti, silenzio stampa che echeggia ‘autodifesa’. Ma no, ce la farà, ce la farà, l’Insicuro supererà anche il picco della montagna russa dell’amore e ridiscenderà, in città.

[‘te lo dico solo una volta, torna.

Ok, se vuoi te lo dico due, torna.

Te lo dico tre, ti prego torna, per te mando SMS alla madonna.

E’ successo un pasticcio totale, una creatura mi ha scippato il cuore’]


        Ed eccola lì, la realtà, quella indefinibile consistenza che – invadente, crudele, quasi sadica – metterà fine ai sogni d’amore dell’Insicuro: rientrato alla normalità, il Nostro vivrà giorni di tensione psicologica. La causa è la consapevolezza di doversi risintonizzare sulle frequenze di chi aveva lasciato con tante promesse d’amore. Tentennerà il Nostro, perché l’illusione che aveva creata, quando fantasticava sdraiato al sole, ora gli si paleserà (se lo farà) purtroppo in carne e ossa. E non sarà mica così che se la ricordava. E parlerà pure. E dirà cose strane: cosa vuol dire che non sa se ha voglia di una relazione seria ora? Cosa significa che ‘vedremo come va’? Quando avrà fatto l’ultimo accesso? Come dovrà interpretare il Nostro il racconto iperdettagliato delle sue nottate brave in Spagna e del colore degli occhi pazzesco di tale Patricio? Chi è il tizio che la bacia, ora, con una mano sul culo davanti al bar? Oppure, perché un’alternativa peggiore c’è sempre nella vita Insicura, può anche andare così: che magari torni e ti riprendi dal trip estivo e ti rendi conto che anche questo flirt, anche questo, se un minimo di dignità lo avesse si suiciderebbe da solo. Quali assurde pretese – “stare insieme significa esclusività del dialogo intellettuale ed esistenziale a due, cioè che trombi solo me“– ha mai questa? Cosa significherà quello sguardo di rimprovero quando il Nostro le dirà che a fare una cenetta con le sue coinquiline non si sente pronto e che deve anche muoversi se proprio vuole essere accompagnata da Maison du Monde, che è ricominciata la Champions? Cosa vuole mai che importi all’Insicuro del nuovo film di questo regista rumeno super radical, quando ‘birretta & resoconto estivo con gli amici al bar’ è il piano della seratona? Cos’è questa montagna di aspettative che va dall’Insicuro, se l’Insicuro non va da Lei? Socci, che ansia: “e va bene così” anche questa volta “dai, finiamola qui” penserà l’Insicuro. Meglio per entrambi, meno dolore poi, meno sbattimento oggi. Lo aveva solo distratto un attimo l’estate, lo aveva confuso. “Dai,” si ripeterà l’Insicuro “che domani a quest’ora l’ho già scordata“. Fatta che avrà questa considerazione, subito – dove per subito intendo subito, non dopo averne parlato con delle persone fidate, non dopo aver aspettato una settimana per valutare i pro e i contro e soprattuto non dopo averci pensato – l’immagine dell’autunno incipiente (piumone, cielo grigio, routine, stressino quotidianino, i bar chiudono prima) stringerà il cuore del Nostro e ne farà implodere le paranoie da dissociato in aria di gattaro: “No, aspetta. Ho realizzato che” beh se sei un Insicuro questa frase la puoi finire davvero come vuoi, perché sai che qualunque scegliessi, servirebbe solo a mascherare un’unica, sola verità: “Dove la ritrovo una che mi accetta per quello che sono, troppi nei, età che strisciando avanza e galoppante Alzheimer alcolico compresi?” E allora sarà così: nel remoto e miracoloso caso in cui l’Insicuro non venisse scaricato dal suo mezzo flirt, nonostante sia intercorsa una intera estate, l’Insicuro si autosaboterà. Se la situazione è semplice, la complica; se promette Bene, la volge al Male; se è carina con lui, controlla di avere ancora il portafogli; se lui è premuroso e gentile con l’Insicura, tra il molto sbronza e il post-gender gli chiederà se è gay. L’Insicuro della felicità non saprà che farsene, tipo un eschimese di fronte ad un pinguino Delonghi.
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      Il cantante dei Green Day voleva che qualcuno lo risvegliasse a fine settembre, al contrario dell’Insicuro evidentemente. L’Insicuro, se e quando dovesse tornare dalle vacanze, sarà punto e a capo: vuoi che magari lo molli te (e sa di aver sbagliato lui), vuoi che magari strippa e ti molla lui (e si mangia il fegato), vuoi che magari entrambi non vi fate sentire perché non volete soffrire anche ‘sto giro e non si tratta di orgoglio – non ne avete mai avuto dato che siete finiti insieme ( e vi mangiate il fegato in due), vuoi qualsiasi circostanza, in ogni caso il livore e lo scranio la faranno da padroni. Una certezza nella vita.

     [Ah già, per gli Insicuri andreottiani della scuola ‘anno nuovo, vita nuova’, ‘conoscerò qualcuno con l’inzio dei corsi’, ‘c’è vita oltre alla morte’: attenzione, ottimisti dell’ultim’ora, a riporre misurate speranze nel susseguirsi di intrallazzi che dovrebbero, una volta rientrati, riequilibrarci rispetto a degli alti e bassi del genere (trad.: un nuovo flirt non risolverà come una bacchetta magica le bue del vostro cuoricino scontentino). L’unico infatti che abbia detto una cosa sensata in merito, un Insicuro dall’inizio e soprattutto alla fine, è Cesare Pavese: “Chiodo schiaccia chiodo, ma quattro chiodi fanno una croce.” Ciao Cesare, grazie.]

[‘Ma tu te ne vai amica mia, ma dove vai, resta con me e cin cin finché ce n’è.

Tanto finirà ugualmente tra di noi prima o poi e senza se,

ma dammi almeno il tempo di dimostrarti il peggio di me.

Nessuno ti obbliga a volermi bene, io ti chiedo solo di passare agosto assieme.

Tanto neanche tu sai cucinare, quindi prima o poi ci dovremo lasciare o moriremo di fame’]


  1. L’INSICURO SINGLE
  • Pesca a strascico: si salvi chi può. Basta che siano maggiorenni, poi vale tutto.
  • Ripescone degli ex: vuoi il caldo, vuoi che si dorme poco, vuoi i pianeti che si incrociano e scontrano, il casino è dietro l’angolo quando l’Insicuro single scorre svogliato la sua rubrica in estate. Ripescherà, senza fare differenziata, quelle ex o semi-ex che ancora gli parlano, privo di alcun intento di dialogo: nella desolata solitudine che sperimenterà il Nostro d’estate, germoglieranno nuovamente le cottarelle sopite durante l’inverno, come a dire – ma non lo diremo – che in tempo di carestia ogni buco è galleria. Come non compatire l’Insicuro che viene spinto a tanto dall’horror vacui estivo? Come un naufrago che si abbarbica all’ancora, perché altro intorno non ha, così l’Insicuro in estate si lancerà nelle rapide del sesso sbagliato e sudato con i suoi flirt del passato. Uscire dalle sabbie mobili morali, in cui l’impulso sudombelicale farà sprofondare il Nostro, sarà cosa dura e l’Insicuro lo saprà. Anche una sola notte gestita in modo incongruo significherà per l’Insicuro andare incontro ad incomprensioni, litigi, caffettini risolutori e tutto questo iter perché non è fattio della stessa materia dei sogni, ma degli idioti – una questione fisiologica. Fratelli Insicuri, perdonate a voi stessi la leggerezza con cui per pochi minuti – di più non si dura – siete scivolati di nuovo in lenzuola già viste e già abbandonate! Siate indulgenti con chi come voi, in uno stato alterato, ha dimenticato per pochi battiti che c’era un motivo per il quale non si stava più insieme. Ammettete l’errore! Non vergognatevi, rivestitevi, abbiate la forza di ricominciare la vostra vita: le mutande sono in fondo al letto, tra le lenzuola e il coprimaterasso. (Il Manuale specifica in questa sede che, al contrario, non esiste nessuna pietà per quella che dice che ti ama tantissimo, poi durante le vacanze al paesello torna con l’ex storico. Malafemmina.)
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  • Storia estiva: per cortesia. Caveat Insicuro! Il Nostro fingerà con sè stesso in primis, e con il resto del mondo poi, di essere in grado di avere una storiella estiva, di sapersi comportare al meglio in un rapporto che nasce già finito, destinato a concludersi con la fine della vacanza. Ah, vituperanda fandonia: l’Insicuro, esaltato dal clima marittimo, si lascerà andare a sentimenti forti, struggenti, patetici, – come una cozza in balia delle onde (emotive) schiaffata sugli scogli (reali) – e, inevitabilmente, anche questa volta ci rimarrà sotto. La vera crema solare Insicura ha un fattore protettivo 50+ contro le scottature dell’amore, ma il Nostro immancabilmente la dimenticherà sul comò, uscendo. E allora saranno pianti e allora saranno anatemi: il Nostro potrebbe essere anche capace di mantenere una corrispondenza – all’inizio bella intensa, poi sempre più rarefatta – con la sua concubina summer edition, spinto dalla percezione di passione struggente che una storia impedita dal normale corso degli eventi ha. Lo ama tantissimo – l’Insicuro ne è sicuro – chi non può conoscerlo davvero. Ma anche i messaggi nel cuore della notte al cuore della mancata madre dei suoi figli, cadono nel vuoto dei seimila chilometri che li separano. Ed è subito spleen.

[Quando vado in vacanza lontano
alle donne dolci neanche stringo la mano
non mi voglio affezionare
se no poi dovrò tornare io odio volare

Se qualcosa può andare storto sicuro ci andrà
io sono una calamita per le calamità]


  1. L’INSICURO VERO

         Il vero Insicuro di vacanze non ne avrà. Ne sarà privato dal lavoro o dagli studi. Verrà mollato un giorno prima delle vacanze da quella alla quale alla fine si era affezionato. Resterà nella sua città a morire di caldo, di solitudine e quindi di inedia. Sorpasserà quindi con stile, sulla destra, tutti quelli che si erano fatti abbindolare dal mito di una estate di avventure – citando babbo Alex Britti <3, “ma quell’amico un po’ più grande aveva detto state in campana che non è proprio così“. L’Insicuro vero avrà sempre perso in partenza, a tavolino, da bar: lì saranno ambientati i suoi ricordi estivi sono i più belli. Una briscola, una tassoni che diventa un bianchetto, le mille sigarette che con sto caldo sembra di spingersi in gola del cotone intriso di catrame, le solite facce, le frasi fatte, sempre le stesse. L’unica evasione possibile saranno i concertoni estivi e pioverà sempre mezz’ora prima dell’inizio. L’Insicuro vero si propinerà tutte le hit commerciali della radio e terrà, suo malgrado, il registro nero del pettegolezzo estivo, data la sua posizione di gatto di marmo fermo in città. Si lamenterà per il caldo e  vorrà andare anche solo un giorno al mare o al lago, ma la saudade di non essere partito fa sì che il Nostro folleggi ogni sera e quindi abbia quotidianamente un hangover troppo pesante per osare trascinarsi una mattina nel verde, uno sbatti che non ne vale la pena. L’Insicuro avrà il coraggio di guidare le truppe resistenti di chi non se n’è nemmeno accorto che agosto è arrivato ed è passato, chi ha sudato di continuo e vivrà di cene alcoliche ma ingrasserà lo stesso. La beata normalità.

           L’Insicuro lo troverete lì, dove lo avevate lasciato prima di partire per le vostre vacanze. Avrete il coraggio, voi abbronzati, di avvicinarvi e di chiedergli come è andata la sua estate? Avrete il coraggio di rispondere che voi, invece, avete fatto un viaggetto così, da niente, ma giusto due settimane, in Nuova Zelanda? Avrete il coraggio di reggere il suo sguardo di rancore, un rancore che potrebbe stringere il vostro cuore in una morsa di ghiaccio fino stritolarlo male? Lo dovrete avere questo coraggio, perché le sopracciglia contratte dell’Insicuro, che vi lanciano strali di condanna, poco a poco si distenderanno. Nel silenzio, la tensione difensiva delle sue spalle si allenterà. I suoi occhi si sgraneranno, assumendo un insolito luccichio, e il labbro inferiore vibrerà, quasi tremerà. Il nodo emotivo sarà sciolto all’improvviso: l’Insicuro, vi salterà al collo, vi bacerà, piangerà, riderà, piangerà, riderà, vi palperà. Grazie di essere tornati figlioli prodighi! – lo starà ripetendo dentro di sé, nella sua mente, ma non potrà rivelarvelo a parole, altrimenti dovrebbe raccontarvi anche del balletto della gioia immaginario che starà facendo, nudo, su una coperta rosa con un unicorno, sempre nella sua mente- Il vostro ritorno significa che la solitudine e questo strazio che chiamiamo estate sono finite finalmente! Ora staremo insieme per sempre, tutti i giorni, tutte le notti! Ora che siamo uniti, affronteremo questo nuovo anno al meglio, noi ce la faremo! Sì, gli amici, sì, la vita! Un mese lontano da tutti voi, è stata dura, ma sono contento davvero che almeno voi vi siate divertiti e adesso, festa! Si ricomincia tutto, eh? Ci rotoleremo sulle foglie dorate che cominciano a cadere lungo il viale, avvolti nella morbida sciarpona autunnale; parleremo di bei romanzi brevi e piccole indie band sgranocchiando caldarroste; berremo finalmente l’Ottobrino quando è stagione, per scaldarci il cuore! Insieme, non ve ne andrete più vero? Sarà l’inverno più bello della nostra vita! Ma allora, già stasera: cena tutti insieme da me? Sentiamo Carletto, il Leo, la Megghi eh? Ah ah ah, la vecchia squadra, ne abbiamo da raccontarne, ci dobbiamo aggiornare su tutto! Ma domani poi? Si va a studiare insieme eh, che presi bene come siamo ci laureiamo in un baleno! Poi parliamo del viaggio post laurea, poi troviamo un lavoro, uno stipendio e poi

No, non ditegli niente. Lasciatelo in pace, ve lo chiedo per favore, lasciategli vivere questo momento di entusiasmo puro, di gioia stordente. Lasciate che l’Insicuro sia felice per un giorno o due, che nel riabbracciare chi torna non si accorga che invece qualcuno non torna, che alcuni volti familiari è destinato a non rivederli mai più, che molte cose – doveva andare così – sono cambiate per sempre e che è un anno nuovo richiederà un impegno rinnovato. Il sole sta cominciando a tramontare prima la sera, ma l’Insicuro ancora non sa cos’è la depressione da rientro, ancora non sa che niente degli attacchi di panico che le scadenze sempre più stringenti gli causeranno di notte, ancora non sa che il cielo grigio lo deprimerà come ha sempre fatto: lasciate che questa presa bene duri, finché non scivolerà via, col primo giorno di pioggia.

Lasciate che ci creda. Almeno fino alla prossima estate.

[‘Abbiamo tutti il diritto a una certa ora
di sentirci bene, un’altra persona
se il pensiero dura più di pochi minuti
abbandona il tuo paese di sconosciuti
impara un’altra lingua, apri le danze
non sei così male per uno che ha perso le speranze
ma controlla i tuoi fantasmi da tutte le parti
perchè per lo meno non feriscano anche altri’]


[Perché un Manuale dell’Insicuro che nel titolo allude al detto “Luglio e Agosto, amor mio non ti conosco” è infarcito qua e là di canzoni di Dargen D’Amico? Beh, fatelo voi il calcolo: se tra le vostre esperienze forti di questa estate ci fosse un bellissimo concerto di Jacopobello ad Alberobello e, a distanza di poco, il primo matrimonio di una vostra amica, quale delle due esperienze sarebbe meno perturbante (=unheimlich, cfr. Freud in quinta liceo) da rievocare nella vostra memoria e rispetto la quale fare i conti con la vostra coscienza? Dedicato a colei che rischia di perdere la fermata del bus per leggere il Manuale, la sposa più figa che sia, la Barin.]

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