IL MANUALE DELL’INSICURO: DEL LAUREARSI IN TEMPO O DELLA STRATEGIA MICHELSTÄDTER

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Ma di cosa stiamo parlando? L’Insicuro in tempo non si laurea, non scherziamo. E no! Non attentatevi a tentarlo, il Nostro, con le solite e desuete promesse di blandizie, quali lavoro, famiglia, futuro e incipiente calvizie. L’Insicuro di questi dettagli se ne batte, con la sindrome da peterpan combatte, sarà l’anno del mai il momento storico in cui Ei si dovrà preoccupare – yolo! – di precariato, pensione, prostata, cataratte e tomba in mogano da prenotare.

Se mai capitasse, dio non volesse, all’Insicuro, suo malgrado, di laurearsi in tempo, non saprebbe comunque spiegarsi il come ed il perchè. A qual bisogno psicologico nascosto corrisponde quel foglio di carta? Nevrosi del secolo, o desiderio autolegittimante? Una laurea con tutti i crismi arriva per compensazione, anche se online o per corrispondenza?

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Che laurearsi già, come verbo, pone al Nostro una riflessione inevitabile sullo scorrere del tempo, sulla consuzione ineludibile del suo smalto d’acciaio e di disagio, un’amara constatazione riguardo il decadere e il degradare delle cose: tanto vale spararsi in bocca e infatti

Per quanti lati positivi l’Insicuro possa – lo farà – trovare nel laurearsi fuori tempo, fuori corso, fuori sede, fuori forma, Ei lancerà comunque una sfida alla lineare logicità ed inanellerà una sequela di scuse autoprotettive, autodifensive, che manco Svevo ai tempi delle sue prime righe. Gli unici Insicuri che si sono laureati in tempo, lo hanno fatto presso Lettere o Scienze delle merendine.

(Un caso, io non credo.)

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Gettate la spugna e la fede, oh voi, che entrate e ancora credete nel finir con dignità gli studi e di interepretar della vita la misteriosa stele: non si può – es non datur – perchè chiedere all’Insicuro quando si laurea è come dire “ci vediamo” ad un cieco e “sempre in gamba” ad uno storpio.

E allora? E quindi? Come superare la vorticosa viziosità del circolo chiuso che è: ‘ansia personale e genitoriale’ x ‘ergo mi sbronzo’ x ‘arrivederci laurea’ x ‘vita da studente’ and then back?

Si presenta alla mente che sa di menta dell’Insicuro un rimedio quadrato, pratico e buono: la strategia Michelstädter.

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Chi è Carlo Michelstaedter? Un boss dei boss, un bomber della presa-a-bene, un genio performante della cura terapica dall’hashtag cazzomene: uno che, scritta l’ultima pagina di tesi, tra il delirio tragicomico e l’intento di mitopoiesi, con classe e charme si è ammazzato.

No, non fa ridere, si è ammazzato davvero. Scritta l’ultima pagina di tesi, tanti saluti. E questo perchè, prima di molti altri, Michaelstaedter – padrino spirituale dell’Insicuro – aveva capito una cosa, ossia che “a che pro?” rispetto alla vita non trova mai e poi mai una risposta dignitosa. Così l’Insicuro, volto lo sguardo malinconico e saudajico al libretto, piuttosto che compierla una scelta giusta, si batte forte e il crine e il petto e devia il suo percorso formativo nel nichilismo più deliberato.

Scende in corteo, tra i suoi simili, commilitoni militanti predestinati, e urla a gran voce “Io no che non mi laureo non mi laureo, io no che non mi laureo non mi laureo”.


 

A chi importa realmente? Cosa cambia laurearsi in tempo, veramente? Forse una tassa in più da pagare. Ma la tassa universitaria non è essa stessa la nostra idea di laurea, un obolo da consegnare?

Com’è come non è, l’Insicuro lo trovate in fila al presidio didattico da oggi a per sempre, verso l’ora del the. Come Barbara Straisand o Carlo Michelstraedter.

Buona sessione invernale, dalla fiduciosa nel futuro Redazione dell’Insicuro!

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