IL MANUALE DELL’INSICURO: DOPPIA SPUNTA BLU

 

Una V e poi un’altra V. Quali le dita poste in segno di vittoria, quali se unite nella dabliù di W VERDI, quali eco lontano di V per Vendetta, quali per chi scrive le iniziali delle sue passioni principali: Vino e Vodka. Il Manuale getta il suo impietoso sguardo su di loro, quali segno imperante del suo Tempo, emblema grafico della frustrazione, la biforcazione della lingua della serpe nel virtuale mondo della comunicazione: la Doppia Spunta Blu.

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L’Insicuro sarà estremamente consapevole dello strumento di potere politico che la Doppia Spunta Blu può diventare nelle sue mani, mani le quali – se educate da una mente superiore, almeno alle proprie spalle – sapranno di reggere allo stesso tempo, sì, uno smartphone, ma anche un immaginario coltello dalla parte del manico: l’Insicuro si taglierà comunque e quelle ferite saranno profonde e reali. Perché la Spunta Blu è Doppia anche in quanto arma a doppio taglio: conscio il Nostro della pervasività che questo atto mancato nei fatti ha, che una “visualizzato alle” è un binomio ben più potente di “muori male”, tutto starà nelle parti da prendere in questo risiko per corrispondenza. L’Insicuro sarà chi non risponde o chi aspetta un’insperata risposta, scrutando il cielo e temendo i gabbiani? Con slancio vitale-schizofrenico, l’Insicuro sarà entrambi: il Nostro sarà chi fugge la propria reperibilità e si astiene dalla risposta – immediata o non – e, contemporaneamente, il Nostro sarà anche chi si deve arrendere di fronte alla eloquenza del silenzio dell’altro. L’Insicuro infatti, nel vortice impetuoso della sua incoerenza ontologica, conoscerà interne correnti ascensionali instabili, che lo porteranno – in un lasso di tempo inferiore a quello che intercorre tra l’amaro che sta bevendo e quello successivo (altresì sessanta secondi) – prima a sostenere che la Doppia Spunta Blu sia strumento di tortura totalitarista, non dignitoso, incivile ed aberrante, poi che la stessa sia utile indicatore sociale nell’organizzarsi con gli amici per l’uscitella serale dagli intenti criminosi, ed infine a sostenere che rimanere a contemplare la Doppia Spunta Blu, quale segno di avvenuta lettura e mancato interesse, sia un esercizio di elevazione morale che, soprattutto se ripetuto nel tempo, porta il singolo individuo a confrontarsi anzitempo con l’angoscioso senso di impotenza umana, che accompagna la sua specie da sempre, quando posta di fronte a ciò che non può né evitare, né cambiare.

Segue una breve ma icastica sequela di madonne.

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Che fare? Come riuscirà il Nostro a prendere una posizione che non sia a novanta rispetto alla questione della Doppia Spunta? L’Insicuro le è avverso o le riconosce statuto di utilità? Non lo sa, ma nel dubbio: ansia. Così, per non sbagliare. Benché da un lato il Nostro reputerà parte della propria poetica ermetica il non esporsi in sentenze e giudizi ed avvertirà propria prerogativa il non dar risposta, chiudendosi in sé stesso, nell’intimismo e nella torre più alta che d’avorio della propria vertiginosa sensibilità emotiva, Ei sarà tuttavia al corrente che la Sorte non perdona: l’Insicuro saprà che non se la può tirare con sussiego e alterigia, o semplicemente con la dabbenaggine del mona che è, e chiedere che il Destino gli renda indietro una moneta diversa da questa stessa, saprà infatti che la ruota gira e che a breve toccherà alla sua persona il sentimento di irrispettosa offesa, di lesa maestà ed enorme inermità di fronte all’invalicabile cancello del chittesincula, inutile bussare, che starà al Nostro domandare con tono saccente ed satirico al confidente “Poi l’hai sentita te? Ah perché io no.” L’Insicuro sa di aver perso, sempre e da anni, in quanto a credibilità e anche, plusieurs fois, in questo contesto: se interrogato sul non aver risposto, addurrà motivazioni discutibili il Nostro, tirerà in ballo studio, lavoro, pesci rossi, sbronze, rapimenti alieni, scuse così. Si sentirà nel giusto per aver fuggito la conversazione. Poi però scranierà, ineludibilmente scarnierà, quando a visualizzarlo ed ignorarlo saranno gli altri, o ancor più l’altra: oh come osano, lor beceri felloni?

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Rifletterà il Nostro intorno a questo dilemma morale, si prenderà una parentesi di tempo esclusivamente per sé, magari camminando, magari con le mani nelle tasche e lo sguardo basso, lungo l’argine di un fiume: impossibile ritrovare le chiavi che ha smarrito la notte prima, si presume lì, impossibile resistere ancora a lungo nell’ambiguità di chi, cane, non risponde ma che al contempo cagna chi a lui non risponde. E in quel momento, con lo sguardo accigliato e profondo di chi ha imparato a scorgere le sfumature di grigio della vita o di colui al quale è andato il fumo in un occhio, l’Insicuro vivrà un momento epifanico di inequivocabile serendipità e riscoperta del sé, l’Insicuro ricorderà le parole dell’educatore grande, del sentenzioso filosofo dalla sobria eloquenza: non Vittorio Sgarbi, bensì Seneca. Quel Seneca che, nella prima epistola al giovane Lucilio, così lo rimbrotta:

“Ita fac, mi Lucili: vindica te tibi, et tempus quod adhuc aut auferebatur aut subripiebatur aut excidebat collige et serva.”

“Fai così, mio Lucilio: rivendicati a te stesso e il tempo che finora ti veniva portato via o sottratto o andava perduto mettilo insieme e conservalo”

in altre parole: Anca de manco, vez.

L’Insicuro avrà una presa di coscienza diretta e improvvisa, un’inaspettata folgore dalle nubi delle riflessioni che gravano su di lui ad aprirgli il cervello: così come da quello di Zeus è uscita Atena, da quello del Nostro invece esce una vignetta, sì, una vignetta dei fumetti, ma vuota: dentro quello spazio limitato c’è l’infinità del suo essere pensante, la sua dignità o quel che ne rimane. L’Insicuro non può dipendere dalla ricezione del suo messaggio o da quelli che altri si aspettano da lui, non può vivere nel senso di colpa per non aver descritto subito e nel dettaglio a sua zia l’iter di esami di quest’anno, la sua nuova casa e la costante assenza di una morosa perché intento a far la spesa all’ipercoop, non può – e non deve, se un minimo si vuole bene – accollarsi la sbatta di litigi che comincino con il moralmente degradante “Perché non mi hai risposo?”. Harakiri intellettuale, piuttosto. E così il Nostro, in un raro momento di lucidità pratica e di preservazione della propria sanità mentale, decide di uscire da questo gioco delle parti, da questa ansia da ricezione: boicottare il sistema passerà per l’Insicuro anche per questo, vale a dire il non pretendere da gli altri ciò che non vorrebbe sentir preteso da lui, vale a dire tutelare le tempistiche del proprio privato, vale a dire opporsi alla reperibilità costante, anche mentre dorme.

L’Insicuro, quale Prometeo denoantri, in un impeto di umana fierezza si ribellerà alle regole di questa comunicazione e svincolerà, svincolerà della bruttissima. Il Nostro infatti uscirà le mani dalle tasche, rialzerà lo sguardo – non ancora al cielo, ma allo schermo – e irreprensibile, premerà l’icona di whatsapp. Sembrerà agire sotto l’influsso di un incantesimo sconosciuto, sembrerà sapere quello che sta facendo, sembrerà risoluto e consapevole: incredibile a dirsi. Mentre compirà il sommo gesto liberatorio sarà come se si guardasse da fuori, è un attimo: Impostazioni>Account>Privacy> e via la Single Spunta Bianca dal campo Conferme di lettura.

L’Insicuro avrà disattivato la Doppia Spunta Blu, avrà vinto la sua Gorgone.

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(Nike di Samotracia, dea della vittoria, protettrice e testimonial di chi spunta la spunta delle due V)


Il Nostro ora respirerà, ma un po’ più di prima, come se un peso fosse stato tolto dalla sua coscienza e contemplerà quella sterile incisione dal suono arcaico “Se disattivi le conferme di lettura non potrai vedere le conferme di lettura delle altre persone. Le conferme di lettura vengono sempre inviate per le chat di gruppo” come se fosse una vita fa, come se minacciasse un Insicuro del passato questo mix di parole, un temibile anatema di cui al Nostro, ormai, fottesega.

La libertà irradia il mondo di un valore diverso, quando te la sei conquistata combattendo e il Nostro, anche oggi, lo ha fatto. Non dovrà più rendere conto a nessuno, sarà artefice del suo Destino, sarà imprenditore di sé stesso. Sarà spensierato come chi può girare per casa nudo, come chi ha messo un sacchetto sul sensore antifumo: avrà rivendicato sé a se stesso, l’Insicuro.

Delle chiavi di casa, invece, nessuna traccia.

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