IL MANUALE DELL’INSICURO: GIURO, E’ L’ULTIMA VOLTA

Alla gentile attenzione dell’Insicuro Medio,

Così l’adynaton più famosa del Nuovo Testamento, così un antico detto: “E’ più facile per un cammello passare per la cruna di un ago, che per l’Insicuro mantenere una promessa”, in special modo nei confronti di se stesso. Così veniamo, anche questa settimana, a porci manualisticamente di fronte allo specchio, ci sediamo comodi e ci promettiamo che questa volta è l’Ultima Volta.

Stringendo, caro Insicuro, siamo onesti: che si stia parlando di alcol, multe, ritardi, cibo, sigarette, furti di biciclette, scippo alle vecchiette, la vera Verità è una, unica e a forma di rombo: il frangente in cui il Nostro non può che calare le braghe, metaforicamente o anche no.

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Quante e quante Volte il Nostro declamerà a gran voce, bandirà agli amici riuniti il proprio statuto di secessione, la propria deliberatamente risoluta decisione: “Non succederà più, non lo\la vedrò più, lo giuro.” Ma l’Insicuro lo sa, che dal latino, il verbo giurare giunge a lui e solo a lui, in direttissima, carico del suo significato etimologico: derivato da ius,iuris giurare si traduce propriamente in pronunciare la formula rituale. E rituale sarà per davvero, perché ment(r)e il Nostro, posto di fronte ai commensali tutti si farà grosso, saprà che il mantra dell’Ultima Volta più a che al mondo lo starà recitando alla propria coscienza. Dirà che è finita, che basta, che non ci si vedrà più con quella tipa e fingerà – palesemente e consapevolmente fingerà – di non ricordarne nemmeno il nome. Poi, non appena avrà riabbassato sul tavolo il calice, tramite il quale avrà obbligato l’intera tavolata a brindare alle beate virtù dell’umana coerenza e della dignitosa decenza, controllerà l’ultimo accesso su whatsapp di quel qualcuno il cui nome si tace. Dov’è? Cosa fa? Se non sarà lei a scrivere, l’Insicuro non le scriverà, si autoimporrà. Si distrarrà: parlando di altro, ridendo, leggendo, correndo, elucubrando, rollando e, va beh dai, forse bevendo. Ma trac! Hic sunt leones: potenzialmente il Nostro sa che si potrebbe difendere – e che ci vuole? Basterebbe tenere gli artigli lontani dal fragile schermo del suo telefono, basterebbe ricordarsi che il coraggio alcolico è fugace apparenza ingannevole, basterebbe l’Insicuro a sé stesso, se non fosse sé, ed infatti: benché abbia esperimentato più volte nel tempo quanto l’incongruità della propria verve poetica etilica, riletta il mattino dopo, gli provochi sana vergogna, riprovevole imbarazzo e sfoghi cutanei, si ostinerà il Nostro a non scaricarla quell’app che salvaguarda chi non è capace di farlo autonomamente, quella che ti impedisce di scrivere messaggi da bevuto ( forse, fondamentalmente, perché la stessa app prevede che l’Insicuro sappia prevedere a che ora accadrà l’Inevitabile, ma le più folli serate lo hanno colto di sorpresa, dacché la Sbronza, se seria, ti prende da dietro e silenziosa, la subdola, non avverte). Così, nel profondo del cuore, o più in basso, in realtà non avrà scaricato nemmeno lei.


 

Avrà passato giorni e soprattutto notti, il Nostro, a ponderare le parole da usare e dosare nell’eventuale et remotissimo caso in cui avrebbe di nuovo avuto a che fare con quella che ai suoi occhi si configura come la sua intima Nemesi, più nerdamente la sua kriptonite, più onestamente la persona che, come dinamite, fa saltare i suoi nervi, i suoi capisaldi, i suoi contatti già labili con la razionalità. Il Nostro, poiché normalmente – da Manuale – saprà di avere nei confronti del proprio Destino la stessa portata incisiva che ha – ad oggi – un hashtag usato su facebook, ancora di più si riscoprirà bestiola selvaggia, sconclusionata ed indomabile, nel vano e reiterato tentativo di non ricadere nella tela del ragno: farà come quello che dice di esserci scivolato, per caso. Quindi, l’Insicuro cogitabondo – spesi che avrà i più alti pensieri, al fine di riempire la casella di testo in modo da trasferire al partner evitabondo, insieme al proprio messaggio, anche un’immagine di sé dignitosa ed altera – riuscirà programmaticamente a sfanculare il congegnato piano con uno di quei messaggi-bombetta, di quei sunti di somma intelligenza sociale, di quegli sprazzi di poesia 3.0 cui è più uso ed affezionato: “ Come va 🙂 ?”

Bravo genio, si dirà.

Ma se lo dirà domattina, ancora vestito come oggi.


“Ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria”

Il terzo principio della dinamica vuole che l’Insicuro rotoli – come il sassolino che scagliato con rabbia in una montagna di neve diviene valanga – precipitevolmente e perentoriamente verso il proprio autosabotaggio. Dice dice, e poi? Cosa ci fa in quel letto, le conta e le misura – robe serie per chi ha di buono solo la salute e poi nemmeno – i nei? Cosa ci fa ancora con lei? Sono riflessioni, queste, che il Nostro potrà compiere solo quando avrà riposto il capo sul cuscino, non suo: la parte attiva, quella che lo ha visto passare da una corrispondenza messaggistica all’azione – o meglio, all’attività – e che lo porta ora a cercare in giro, a tentoni, al buio, il proprio calzino, così come qualche pezzo sparso qua e là della propria millantata morale integrità, il Manuale la tacerà. La conosciamo tutti, è sempre quella, che sono tre millenni che non ci siamo ancora stancati di reiterare. Beh, per migliorare.

Per la scienza.

Per Dio.

(Scusa, nonna)


Quindi il Nostro si ricomporrà, si darà una parvenza di accettabilità e tornerà alla sua vita, per strada: lo sapeva anche prima di entrare che sarebbero entrati l’uno nell’altra e che sarebbe stata una pessima idea e che sarebbe stato tanto necessario quanto prevedibile e che sarebbe stata l’Ultima Volta, anche questa volta. E nell’uscire dalla porta, sfuggente come un’anatra quatta o un ladro d’Agosto, e nel contemplare i segni, i graffi e i lividi che porta addosso a monito della sua nottata brava, e nel sentirsi un completo quaquaraqua, il Nostro vivrà l’ennesimo momento alla Sliding Doors: la fabulazione del Reale che attuerà nel raccontare il proprio vissuto personale si sdoppierà, in due versioni del medesimo Quinto Atto, quello finale. ( dicevamo della formula rituale?)

<< Il sesso senza amore è un’esperienza vuota, ma tra le esperienza vuote è una delle migliori. >>

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Versione 1, da se stesso a se stesso:

<<Ma non è solo sesso, questo è amore! Questo rapporto contorto, che fa venire voglia di tirare pugni al muro e ingoiare batuffoli di cotone per il senso di frustrazione, questo, è amore. Però non si può, no, non si deve. Anche stasera, insomma, si beve. E va beh, è andata così, per l’Ultima Volta così. Ma adesso, basta (sbirciatina a whatsapp). Che forse, però, se fossi meno intransigente, se fossi più equilibrato, più comprensivo, forse qualcosa si riuscirebbe a costruire. (Non ha ancora fatto l’accesso, magari dorme ancora). E potremmo anche uscire di casa, qualche volta, che magari è quello. Troppo diversi, troppo uguali. Non funzionerebbe. O si? (Ha appena condiviso un post idiota, è sveglia allora.) Ma me lo voglio veramente accollare tutto questo sbattimento? Ne vale la pena? (Sì, condividi fishingforlikes e a me non scrivi, cagna). Niente, va beh, cancella: non mi merita, non mi ha mai meritato, non mi meriterà mai. Basta, chiuso, bona lè. (In effetti, ora che ci penso, l’ultima volta mi ha scritto lei) E mi metto serio: vado a studiare, ore, tantissime, in biblioteca. Mi laureo domani, guarda. Che non ho energie da perdere in situazioni così zozze, che veramente, dai cazzo. (E chi è sto tizio che le invade la pagina di commenti e cuoricini? Zecca dei social, stalker dei poveri. Te corco.) Certo che però stanotte. Eh. In fondo, siamo tutti adulti e vaccinati no? No, infatti. Però mi ha offerto una sigaretta già fatta, che sia un segno? Si sente pronta a mettere su casa, c’ha l’orologio biologico che trilla? Mi vuole ingabbiare. Un piano di fuga, è assolutamente necessario un piano di fuga. (“Ehi 🙂 dormito bene?”) AH! Non rispondere, non rispondere, non rispondere, non rispondere. Dopo tutto quello che è successo, ormai dovrei avere imparato, dovrei aver capito che non fa per me. Non rispondere, steccati le mani, masticati la sim, ma non rispondere. Magari dopo. Magari stasera. Magari per l’Ultima Volta. >>

Versione 2, da se stesso al mondo:

<< Sì, no, va beh, è successo. E’ successo. Ma ve lo giuro, è l’Ultima Volta.>>

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