IL MANUALE DELL’INSICURO – IL MATTINO DOPO

È una questione di secondi, alla peggio, di minuti. Comincia con un occhio che si apre, poi un altro. Infine, come una scarica violentissima, arriva al cervello. È la spillatrice gigante ed impietosa che, all’improvviso, inchioda il tuo cuore al materasso.

Buongiorno, Insicuro: qui è la tua Coscienza che parla.

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L’incredulità è il primo stadio, tutto normale: l’Insicuro avrà davvero fatto ciò che crede di ricordare (soprattutto quando non vorrebbe né averlo fatto né ricordarlo)? Il più delle volte, purtroppo, sì. La seconda fase passa per l’angoscia e le domande del Nostro sono sempre le stesse: dalle più impegnative (cfr. Dove sono?, Dov’è il mio portafogli?, Di chi è il cavallo in cucina?) a quelle più gestibili (cfr. Ho davvero fatto quella telefonata isterica nel cuore della notte?, Sono stato davvero aggressivo-passivo su whatsapp?, Di chi è il corpo nudo accanto al mio?). Infine, improcrastinabili, arrivano la presa di coscienza e l’accettazione della realtà: sì, l’Insicuro ieri sera ha fatto davvero così schifo. Come sempre, ma un po’ di più.

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Taluni credono che l’alba sia un simbolo di redenzione, l’eterno ritorno della seconda chance, il sorgere quotidiano di un nuovo ed immacolato giorno zero. L’Insicuro saprà che non è così che stanno le cose: taluni sbagliano. Il motivo? Ci sono albe che sono diverse dalle altre e sono quelle che trasportano il Nostro, prendendolo per l’orecchio, esattamente sotto il peso del mondo e, nello specifico, sotto il peso delle sue responsabilità. Inutile piagnucolare o negare: sì, l’Insicuro ieri sera avrà davvero avuto un comportamento ignobile; sì, all’Insicuro si sarà davvero chiusa la vena per quei 5 minuti, quelli di troppo; sì, quella era davvero la fidanzata del migliore amico dell’Insicuro; sì, furto con scasso risulta ancora, ad oggi, un reato penale.

E ora, che fare? Come risolverà il Nostro il suo dilemma morale? Come affrontare il personale nemico del suo tempo, il dramma delle conseguenze e delle responsabilità? Taluni – sempre loro, quelli di cui sopra – potrebbero pensare che l’Insicuro fugga di fronte al pericolo e ai disastri che ha combinato, quando è uscito per bere l’ultima (non della sua serata, ma del locale). Errore, madornale errore, che tuttavia può essere risolto tramite esempio della fantasia:

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 “Immaginatevi l’Insicuro come uno struzzo. Fatto? Adesso, immaginatevelo mentre fa quello che lo struzzo fa: mette la testa sotto la sabbia e ignora il problema. Fatto? Ecco, in quel preciso istante arriva un tizio che, contemporaneamente, gli fa il portafoglio e gli recide di netto i tendini di Achille, con una lama affilata. Fatto.”

L’Insicuro, portatore sano del disagio generazionale (non nel senso della sua sola, ma di tutte le generazioni che si sono susseguite su questo mondo), non farà lo struzzo, perché sa che sebbene nascosto al mondo, non sarebbe mai al riparo dallo sguardo della propria coscienza. Un tragico mix tra effetto butterfly e quello domino: lo ha imparato a proprie spese il Nostro, questo. Non cede alle minacce di Vergogna e Umiliazione: l’Insicuro non tratta con i terroristi, così come non ha mai trattato con alcune cose per così dire belle, come la dignità, il sesso e il rispetto di se stesso. No!

L’Insicuro affronta la sua giornata col coltello in mezzo ai denti (li conta, li lava) ed esce a comandare, a comandare scuse. A tutti, sempre, a fiumi e a fiotti.

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 Quindi, avantipopoloinsicuroallariscossa, ogni mattino dopo sarà l’ora esatta per rendere conto agli altri e a sé stessi del proprio agire, o peggio del proprio agito. La colonna dei contatti in rubrica sarà del Nostro il personalissimo muro del pianto, schiacciato nella morsa di Rimorso e Rimpianto. L’Insicuro, shameless e cuor senza paura, si scusa: con sua nonna per averle rubato le Rossella e tutti i resti delle spese commissionate da lei al Poli; con i propri genitori per le troppe rette universitarie e lo stigma di portare il suo stesso cognome; con il fidanzato della tipa che frequenta; con il ragazzo che ignora per tutta la serata proprio perché le piace; con gli esercenti di tutti i bar del reame; con i quattro conoscenti cui ha scroccato tutta sera da bere; con chi gli ha pagato la cauzione; con i padroni di casa; con i passanti; con gli ignavi; con tutti; con Dio. Tanto ormai.


Tanto ormai, funziona più e meno sempre, ciclicamente, così:

Check 1) funzioni vitali: apertura occhi, primo profondo respiro, indagine corporea. L’Insicuro ha ancora tutti gli arti e, se sì, sono nudi o vestiti? Ferite, contusioni, tatuaggi, gravidanze?

Check 2) ispezione della location: L’Insicuro riconosce il luogo in cui si trova? È casa sua o di altri? È una macchina? Ha i baffi? È Bill! (Se nel luogo è delimitato da sbarre, non è andata benissimo.)

Check 3) verifica della compagnia: L’Insicuro è solo? Se no, ha una vaga idea di chi diavolo sia la gente che ha intorno, animali compresi? In questo contesto il grande numero è talvolta più rassicurante di essere in due soli.

Check 4) identità e possedimenti: L’Insicuro ha cognizione di dove siano il proprio portafoglio, il proprio cellulare e i propri documenti? Inizia la caccia al tesoro che porterà il Nostro dritto dritto al disagio. Nel caso in cui avvenga il reperimento dei suddetti oggetti, il secondo step consta nell’analisi esegetica di messaggi e chiamate risalenti alla notte precedente. I gradi del malessere comunicativo sono direttamente proporzionali al corretto impiego dell’ortografia. O anche degli insulti.

Check 5) vie di fuga: l’Insicuro sa cos’è un’escape room? Ecco, se non si sveglia a casa sua e non è solo allora la faccenda si fa ancor più complessa (N.d.R.: il mancato reperimento sul pavimento di contraccettivi usati porta ad una lista di check sanitari, che non inseriremo in lista. Perché tanto l’Insicuro non broccola, mai). Ma la vera tragedia per l’Insicuro è svegliarsi solo, a casa propria, quando non sa spiegarsi come e perché. Non c’è ricatto morale peggiore di quello che viene perpetuato dall’Insicuro a sé stesso: non ricordarsi per cosa vergognarsi. Sull’impossibilità di fuga dalla propria coscienza, tornare alla metafora dello struzzo.

Check 6) carthago delenda est: per la salute mentale del Nostro, risulterà necessario far sparire i segni dello scempio al più presto, prima che ribadiscano in modo inappellabilità l’inanità della sua vita. Quindi, che tutto sia cancellato: dalle pentole sporche in cucina, ai semi-incoscienti semi-conoscenti per terra e sul divano, ai vuoti, agli svuotini. Questo vale anche le prove immateriali del disagio esistenziale: in un’operazione degna del più rodato social media manager, l’Insicuro si premurerà di far scomparire commenti, messaggi, foto, video, post, richieste di amicizia, audiomessaggi, cronologia dell’internet. Cosicché qualsiasi cosa gli possa essere monito, qualsiasi lezione lo possa portare ad imparare almeno qualcosa, sbagliando, vada distrutta. Damnatio memoriae et dei.

Check 7) estreme conseguenze: se proprio dovesse buttare davvero male, all’Insicuro vengono forniti alcuni link reputati utili per il risveglio del mattino dopo, in climax ascendente: quando va male, malissimo, exit strategy, exit strategy definitiva.

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Se nasci Insicuro, muori Insicuro, ma rischi di passare anche per Idiota, quindi tanto vale viversela bene, o alla meno peggio. Chiedere scusa rientra nel gioco delle parti del consorzio sociale, che in quanto social vorrebbe escludere l’Insicuro. Perché proporre una strategia di difesa preventiva ogni mattina dopo? Perché riaccadrà di nuovo, Insicuro, riaccadrà sicuramente. E non resta che fare buon viso a cattiva gente: noi stessi.

Errare è umano, scusarsi è da Insicuro e noi lo facciamo.

(Qualsiasi gesto ha una conseguenza. Anche una sola parola.

Tipo la parola “eziandio”. Ma anche “metanoia” mi piace ultimamente.)

 


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