IL MANUALE DELL’INSICURO : MANAGEMENT DELL’EX ALTRUI

Perso com’è, l’Insicuro, nei suoi più alti pensieri e più bassi istinti, considererà la propria età, lo scorrere inarrestabile del tempo, l’aumento dei giorni alle sue spalle: il futuro di ieri oggi è già arrivato ed il Nostro, ciononostante, non ha acuito i suoi sensi di ragno, non ha percepito alcun esperienziale guadagno, non s’è reso skillato. L’Insicuro, posto di fronte ai dilemmi della vita resta ingenuo, un fanciullino, quale nella notte Pascoli gli chiede a volte di essere. L’Insicuro nella vita cosa fa? Sbaglia, il più del tempo, ma al trascorrere dello stesso, sbaglia meglio. Consapevole di questo amaro stato di cose, il Nostro si troverà a constatare che, in virtù della legge dei grandi numeri, arrivato com’è ad una certa età, è statisticamente molto probabile che la sua sperata conquista d’ammore abbia alle proprie spalle una di quelle malattie rare, ma altamente contagiose, nota come storia seria, un rapporto complesso, articolato e doloroso che minaccerà, in absentia, la benché minima speranza di successo del Nostro e la riuscita del suo corteggiamento. Il Manuale, in questa puntata, si riferisce a rapporti che risultano un tempo essere stati esistenti, vale a dire storie serie che si sono verificate nella realtà, non quelle da cui tutti diciamo di essere appena usciti quando ce n’è bisogno, che estraiamo dal bouquet delle nostre menzogne, come un coniglietto che magicamente viene estratto dal grande cappello del chittesincula: ma che dolci sono i coniglietti?
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L’Insicuro, unico come tutti gli esseri umani, per questo tragicamente uguali, dovrà non solo convivere con i suoi fantasmi – e già è dura così – ma anche fare conoscenza con quelli degli altri: tra questi ne spicca uno in particolare, quell’anima trista che vaga senza requie, quel simulacro silenzioso che ha ispirato i testi di un buon 90% della musica occidentale: l’EX.

Mai due lettere affiancate sono mai state tanto potenti, tanto connotative, tanto conato-attive per l’Insicuro, il quale è passato già più volte sotto le forche caudine dei propri di ex, in un periglioso iter tinto di una diplomazia che profuma di Siria: figurarselo, quindi, alle prese con i passati amori di quello che spera possa diventare il futuro suo amore. Tendenzialmente, il Nostro si sentirà dire spesso dalla corteggiata – a preambolo di un racconto non richiesto, che risulterà infinito e dettagliatissimo – che la situazione è complessa, che si tratta di una storia intricatissima, cioètunonhaidea\guardalasciaperdere. L’Insicuro, padrone a stento dei suoi cinque sensi, una cosa però la sa ed la cosa più vecchia del mondo: mentre infatti fingerà di ascoltare con premurosa attenzione questo storytelling sfrangipalle (ce lo stiamo immaginando tutti il Nostro, che fa addirittura sì con la testa, mentre s’atteggia con un musino alla Zoolander? Sì.), l’Insicuro si ricorderà che per quanto possa il suo interlocutore romanzare l’accaduto, la favola si riassume sempre in un semplice ma evergreen “C’era una volta due che scopavano, ora non scopano più”. Punto e fine. The struggle sarà reale quando l’Insicuro vorrà mettere in atto lo stesso conturbante passatempo con una di quelle due metà di una mela, che fu, e adesso è marcita.

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Come gestire gli ex dei nostri futuri ex?

Partendo dal presupposto di cui sopra, ci sono diverse categorie all’interno delle quali, come fosse all’Ikea del Sentimento, l’Insicuro potrà riporre, organizzare e – nei casi più fortunati – archiviare gli ex altrui. Il primo step fondamentale, una volta presi all’ingresso cartello e matitina (una sola!), è capire se dirigersi subito al bar per le polpette o al magazzino, in altre parole chiarire se l’ex in questione è o non è parte attiva del vita del concupito o della concupita.

Secondo bivio iniziale: si sono lasciati bene? Intrattengono rapporti civili o c’è per caso di mezzo un’ingiunzione cautelare restrittiva? Queste sono domande che l’Insicuro non porrà, ma le risposte le otterrà, tramite un saggio dosaggio di messaggi subliminali e indagini di sponda. Infatti, sarà al corrente il Nostro del fatto che per vincere del tutto il concorrente – ancor più se assente – il metodo migliore è negargli importanza, valore, identità. L’ex non esiste, l’ex non è.

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L’Insicuro, che la competizione non sa cosa sia, che se vince è solo a tavolino – da bar -, che è consapevole di dover duellare con l’idealizzazione pimpata di uno sconosciuto, deciderà – in uno slancio tra il pedagogico e l’inversamente machiavellico – di aiutare la propria preda a dimenticare per sempre quest’ombra oscura, che pende ancora sulla sua esistenza, e lo farà con lo stile cosmopolita e raffinato che gli è proprio: ancora a parlare delle vacanze con l’ex? Ancora a citarne le ridanciane battute? Ancora a mettere paletti preliminari ai preliminari stessi causa insormontabili traumi legati alla figura dell’ex, sempre iddio lo abbia in gloria? Benone: l’Insicuro attuerà la famosa manovra Benson – Johnson, che più volte lo ha salvato dalla coda dal medico di base e dalle manovre nel parcheggio dell’Eurospin: il Nostro giocherà la carta “diversivo intelligente”, altrimenti detta ‘akansascity de noantri, e sdadabam! Fingerà lo svenimento, improvviserà un malore deleterio al malleolo, si metterà a urlare “L’hai visto anche tu? L’hai visto anche tu?!!” indicando un muro bianco, scoppierà a piangere all’improvviso copiosamente. Non dovesse bastare, l’offensiva si farà più intesa e impattante, così il Nostro deciderà di intervenire sulla sua conquista con decisione e risolutezza: lingua in gola e mai paura. Di solito funziona. Il fattore cazzotto in faccia è comunque previsto dal regolamento internazionale che accompagna la manovra Benson – Johnson.

L’ex va debellato, va sbaragliato e va annientato: prima, ovviamente che ci si trovi nella condizione futura di essere compagno di panchina suo, nella stessa condizione di amante del passato. Lì allora si può diventare amici, fare gli aperitivi, le sbronze tristi insieme e tutte quelle cose da commilitoni lì (, l’importante è ricordarsi sempre di NON firmare i graffiti a quattro mani e ricchi di epiteti realizzati nottetempo, sotto casa di lei). Per questo motivo, la campagna denigratoria dell’Insicuro nei confronti di questo insulso e fastidioso figuro avrà un tasso di tolleranza pari a zero. “Insignificante” sarà l’unico aggettivo su cui la propaganda pro – l’Insicuro vorrà assottigliare la persona dell’ex, alla fine del trattamento di persuasione pro – riproduzione.

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Il motivo? Molto semplice: esiste una leggenda di tradizione antica e misteriosa, che racconta come qualsiasi coppia, anche lo sposalizio più solido, tenda a deflagrare violentemente – con tutte le scheggine e i vetrini che si sparano intorno, come le bombe in tv – quando uno dei due amanti dovesse mai pronunciare la frase “Si è fatto risentire il mio|la mia ex.” Harakiri! L’Insicuro, sentite echeggiare queste parole, saprà precisamente cosa è il caso di fare: darsi alla fuga, prima che sia troppo tardi. (Non dirà il Manuale “prima di rimanerci sotto”: l’Insicuro sotto ci è nato. Rien à faire.) Sarà consapevole il Nostro infatti che, così come la goccia penetra la roccia, è imbattibile l’ex che davvero tenta la rimonta. Questo è precisamente il caso più ostico, quello ossia in cui l’ex in questione non rientra – a detta della conquista – più all’interno della sua vita attiva, ma solo in quella contemplativa: l’Insicuro rifiuta la grottesca immagine di sé quale novello Don Chischotte, non combatterà battaglie inutili, la condizione umana che affronta nella quotidiana è già sufficientemente tragicomica di per sé. “Grazie, come accettato. Me ne vado.” risponderà, in riunione alcolica con i propri amici per il gran rifiuto la maledirà.

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L’Insicuro saprà che non vi è pausa di riflessione che sussista, alcun “ci prendiamo solo un caffè in amicizia”, nessun “ha solo bisogno di parlare”, “mi ha solo fatto gli auguri di Natale”: del fuoco sono le braci e non le fiamme a bruciare, il ritorno dell’ex del grande storione (non il pesce), che risale la corrente come un salmone (sì, il pesce), è un moto perpetuo irrefrenabile. Salverà il salvabile e correrà nei suoi rifugi mentali antiaerei, il Nostro, prima che accada, prima che la Vigilia, col regalo in mano, lei gli dica: “Sono tornata col mio ex.” Non c’è pietà, non c’è misericordia, non c’è stima nella morale dell’Insicuro per chi preferisce la strada vecchia a quella nuova, il contesto rassicurante e noto a quello avventuroso: peggio ancora dopo aver denigrato, la conquista del Nostro, in più modi e in troppi momenti l’annosa figura dell’ex, per poi quindi denigrare se stessa, la propria integrità e la propria dignità, tornandoci. Esempio classico, questo, di scarso amor proprio e di feticismo per questo gioco psicologico|circolo vizioso. Inutile scomodare Nietzsche e l’Eterno Ritorno dell’Uguale: torni col tuo ex? C’hai sol da crepare. L’Insicuro augurerà una buonissima minestra riscaldata alla sua speranza di amore mancata: il microonde, d’altronde, è cancerogeno. 



P.S.: Quanto avete letto finora vale solo nel caso in cui non sia l’Insicuro l’ex in questione, che si ritroverà protagonista di uno dei prossimi Manuali: “How to cacciare l’invasore e perpetuare la reconquista.” Salutiamo la coerenza da casa.

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