IL MANUALE DELL’INSICURO: SAPERSELA RACCONTARE

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L’Insicuro è cultore della Relatività del Reale. L’Insicuro non si cura dei fatti per come si verificano nell’oggettività. L’Insicuro, faber sfortunae suae, ha un unico rapporto con la fenomenologia della sua coscienza: sapersela raccontare.

Qualsiasi evento l’Insicuro si troverà ad affrontare, spaziando dall’epico al tragicomico (e rimanendo, eroico, quanto più spesso su quest’ultima sfumatura), paura non ne avrà, perchè all’Insicuro, detto tra noi (che è sinonimo poi del parlare da soli), non può fregare una beata Eva di come stanno le cose, ciò che conta per l’Insicuro è come questa serie di avventure che il Destino gli propina si leghino al nucleo del suo animo di storyteller. Si potrebbe pensare che l’Insicuro viva nel mondo della sua fantasia, ci si ingabbi e sia carceriere di sè stesso: si penserebbe bene. L’Insicuro avrà del mondo esterno a sè ed interno a sè (soprattutto in zona fegato) una visione metastrutturale e trasfigurante della realtà: il Tutto per l’Insicuro ha un intriseco e profondo significato, il corso della Storia è determinato da motivazioni che, tra l’ancestrale, il cabalistico e Wanna Marchi, parlano direttamente a lui.

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Beata sempre l’incosciente ignoranza dell’Insicuro! Nel crogiolo infatti del succedersi degli eventi egli rimarrà saldo al fatto che avrà volontà di conoscere la vera Verità quanto il suo gatto: solo per stretti bisogni puntuali e fisiologici. Tutto il resto, l’Insicuro lo overpowera, resta e sta. Le sue capacità di lettura ed analisi del presente sfornano assiomi confermati dall’Insicuro stesso allo specchio: lui sa, lui già lo sa, come stanno le cose. Avanzerà quindi fiero e quieto, come il Titanic, votato allo stesso prevedibile successo. Nel dramma o telenovelas piemontese che la sua vita è, l’Insicuro è protagonista del film diretto da sè stesso e, tirati i fili della sorte fino a scucirla, se la fa, se la canta, e se la crede. Il soggettivismo dell’Insicuro divide et impera: only Tyche can judge him.

L’Insicuro sarà capace non solo di raccontarsela lì per lì, bensì di avere il controllo, sgominate le Parche, coglionato Nostradamus, di riscrivere futuro e passato. Con lo sguardo acuto della gallina poiana, come una Cassandra ad la Bassa, abile è l’Insicuro nella proclamazione di profezie post eventum di cui poi si compiace (cfr. Onanismo mentale). Lo ribadiamo: la coscienza pensante e il cuore intelligente dell’Insicuro hanno in mano l’intera Realtà, tutto sta nel sapersela raccontare. Ci pensa lui, lo sa lui, fa tutto lui. Non ci sarà niente che la sua mente non saprà reinventare.

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Alcuni esempi manualistici delle capacità di inciucio tra l’Insicuro e lo Zeitgeist:

  1. La fine dei soldi sulla propria Paypall: non è l’anticipo a Netflix, è il destino che invita l’Insicuro ad una vita di ascesi e di predicazione francescana. E’ il chiaro segno della ineludibilità della decadenza dei suoi studi. Domani parte per la Cambogia.
  2. Scaricato dopo una settimana dall’ennesima donna della sua vita per quel tizio con le Hogan che fa giurisprudenza: è chiaramente la Selezione Naturale che interviene a preservare il Nostro da accoppiamenti che nel tempo – i fatti parlano – avrebbero corrotto l’elevatezza del suo lignaggio, dacché donna che sceglie tizio con le Hogan è donna dai genî improbi.
  3. Ritrovamento di tessera delle fotocopie, piena: l’Insicuro legge questo evento come una scure che incide ripetute volte sul suo senso di colpa, tante quante saranno le copie gratuite, declina ogni invito ad aperitivo, si rimette sui libri e scarica i moduli per il TFA. Oppure, è un segnale di senso totalmente opposto e quella sola tessera diventano ben sette filtri. Tutto sta nella teleologicità dell’abilità interpretativa del Nostro.
  4. Gli amici non rispondo ai sui 17 whatapp per sapere se qualcuno pranza fuori oggi: il fenomeno è facilmente spiegato da un rapimento con fini di estorsione da parte di mocheni sionisti nei confronti dei sodali dell’Insicuro, pace all’anima loro! E mai, mai, dal fatto che potrebbero avercela ancora con lui per quel siparietto delle bottiglie rotte in terra, urla allucinate e spintoni al barista di ieri notte. Deh, s’è ragazzi!
  5. L’Insicuro chiede ad una ragazza di uscire e lei dice no: Zeus l’onnipotente sta parlando al Nostro e gli sta spiegando che le scuse di lei (“Un caffè? Eh vorrei, ma io lo bevo solo macchiato. Sì, solo macchiato, ma di latte vaccino. Eh, che peccato”) altro non sono che le intermittenze del cuore di una timida. Sine metu nec spe, l’Insicuro coglierà il tip divino, gli farà l’occhiolino e stilerà un piano strategico di persuasione delicata ma osinata della giovane pavida, con inglesismo snobistico indicato con stalking. E no, non le apporrà una mano dolcemente alla nuca, facendole impattare quel bel visino repetita iuvant contro il bancone, no, l’Insicuro è signore.
  6. L’Insicuro viene definito da un manipolo facinoroso di compagni di corso come “tracotante, altero, rompicazzo e borioso”: nulla di più distante dalla realtà, ça va sans dire, infatti l’Insicuro e Carl Gustav Jung intrattengono, all’interno della mente del primo e dio solo sa forse anche del secondo, un dialogo serrato sulla questione nel tempo di erogazione della bevanda caffeinica alle macchinette. I compagni, menzogneri, danno sfogo alla loro invidia, non c’è altra spiegazione per questo fenomeno di falsificazione della Verità. Oppure: harakiri! La vox populi ha espresso il suo unanime verdetto e all’Insicuro non resta che la dignitosa via della morte autoindotta. Non si tratta di manie di persecuzione, sono le Erinni che tormentano l’Insicuro e lo obbligano all’estinzione.
  7. L’Insicuro perde: beh, è scritto nelle stelle, in quanto Insicuro, anzi non poteva che andare così, doveva proprio andare così, è proprio dell’Insicuro perdere, è sua peculiare abilità. Che poi a pensarci bene, nemmeno voleva partecipare, anzi lo ha fatto solo per sfida, no, aspetta, per fare un favore ad un amico, sì, un amico immaginario che gli è aparso di notte, esatto, e niente, gli ha detto che o partecipava o si sarebbe trasformato nel coniglio di Donnie Darko con la voce di Till Lindemann e i contenuti di Isoradio.
  8. La playlist dell’iPod dell’Insicuro: il caso non esiste.
  9. A cena, la bionda lancia una frecciatina di astio verso l’Insicuro: vaticinante, il Nostro è consapevole dell’atavico giochino del disprezzo-compro, di guerra affettuosa tra sessi e tutti i discorsi annessi. Al suo segnale allora il Nostro scatena l’inferno: daje col piedino d’arroganza. Allo sguardo astio x indignazione x mostrareidenti rimanda l’Insicuro infondo alla mente il ricordo lontano, di una sua frase ad inizio serata, quando nella politically correct disquisizione sulla bellezza del corpo formoso, aveva portato ad esempio trionfante del bibidabliu la bionda, appunto, seduta a capo del tavolo.
  10. Ho perso il treno: perchè in ritardo cronico, l’Insicuro vive in una costante sindrome da Sliding Doors e sceglie di non uscirne, infinte sono infatti le speculazioni sul peso determinante delle sue azioni e non azioni: quel minuto più, quel minuto meno, sono il perno di profondissime riflessioni che portano l’Insicuro a perdere quel treno, quell’aereo, quella coincidenza, quell’esame, quella ragazza, quel contatto con la Realtà



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