IL MANUALE DELL’INSICURO: SCHIACCIARSI SU TINDER

L’Insicuro invocherà le Muse e chiederà loro – quale aedo del suo tempo – il dono della più affidabile memoria, per ricordarsi ora e sempre cosa Tinder sia: una applicazione che serve per cuccare. F-I-N-E.

Nulla più e nulla meno di questo: il Nostro se lo tatuerà in caso sul braccio destro che Tinder serve solo per fare sesso, se lo ficcherà bene in mente, giurando – tre volte la croce sul cuore – che non dimenticherà mai che serve solo per rimorchiare. Quindi, il Nostro saprà, nel momento in cui si approcciasse a questa app, che la sequela di facce che può schiacciare – e selezionare o rifiutare, in questo supermercato virtuale – nella realtà le vuole solo schiacciare. L’Insicuro non sarà uno di loro, non può che essere, nella sua coscienza, logico: non cercherà, tramite questo mezzo, compensazioni fallaci al suo bisogno di affetto o soddisfazione al suo irrisolto complesso edipico o appagamento del suo volubile narcisismo egocentrico (se mai vi foste chiesti come mai la foto profilo del vostro avatar si trovi all’interno di un cerchio concentrico). Meno che mai cercherà il Nostro con questo strumento etereo l’amore eterno: l’Insicuro è il peggio sottone, un romantico sognatore, che non si mette in vetrina per essere scelto, come un pezzo di montone, pecora, agnello. Con coerenza, non penserà di trovare profondo scambio umano e solleticazione intellettuale con un app che serve per tzcopare.

(Allegando un antico esempio proporzionale insicuro ⇒  McDonald:insalata=Meretricio:coccole)

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(Un pensiero va a quei bimbi innocenti che chiederanno un giorno, con gli occhi colmi d’amore, come si sono conosciuti mamma e papà. Questo Manuale è dedicato a loro, che di colpe non ne hanno)


Data questa fondamentale premessa, l’Insicuro, che in un primo momento avrà vissuto un attimo infinito di straniamento esistenziale nel constatare l’ideazione di tale realtà, ne analizzerà poi la natura efficiente e funzionale: l’applicazione della fiammella, che nulla ha a che vedere quelle del quinto infernale dantesco, è uno strumento che dal 2012 fa semplicemente il suo dovere. Plasmata sull’orizzonte aspettuale di un pubblico americano – per definizione easygoing, easyfucking, rarelythinking – essa assolve perfettamente a ciò che promette.


(Alla Manualista è stato consigliato di verificarne la portata in zona Venezia, per l’alto tasso di giovani americane: enter if you dare a scovar le cagne. Ci viene precisato inoltre che le signorine, ispirate dall’europeismo, come fossero svizzere d’improvviso, precisino anche gli orari in cui sono disponibili. Tranquilli che ad abbaiare su Tinder ci sono anche tante italiane: che pregne di retaggio cattolico e senso di colpa da peccato originale, alla fine, ve la smenano, piangono e non ve la danno. )


L’Insicuro quindi, pur riconoscendo l’intrinseca ed indubitabile machiavellicità dell’app, manco se la scarica, non scende a patti: tolleranza zero, se ne dissocerà.

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Il motivo? Molto semplice: il Nostro, sociologo se al terzo bicchiere e se ha fumato pure veggente, afferrerà intelligentemente che scegliere la conquista in questo modo non è che riproporre, anche nella vitrea distorsione da social, la selezione naturale: quella, ossia, regolata dalla legge aurea che il darwinismo vuole riassumere in “se sei bestia di bel pelo, scopi”.
Ora, scontato come è, che l’Insicuro photoshop non sa cos’è e che – ammettiamolo – in quanto a selfie non è un re, usare Tinder non si accorda alla sua natura: come non combina nella realtà, non combina nemmeno nella virtual-irrealtà. Sarebbe masochistico insistere oltre: la vera selezione naturale insicura sarà starci o non starci, su Tinder.

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Conscio dei rischi che il cadere nel tunnel della nevrosi da riproduzione della specie (obiettivo utopico, che quindi si tradurrebbe in ripetuti tentativi, reiteratissimi) comporta, il Nostro si guarderà dalle trappole che lo porterebbero ad una ineludibile débâcle finale. Non si piegherà il Nostro all’ansia e alla frustrazione, così borghesi, di voler figliare. Vuole forse, l’Insicuro, privarsi del piacere del pubblico e ludibrico rifiuto? Vuole forse non vivere, il Nostro, la palpitazione agitata di una friendzonata? Vuol forse evitarsi il risveglio tra le braccia sconosciute di una neopensionata coguara rimorchiata al bar? Vuol forse rigettare il Nostro la soddisfazione di avere, una volta smollato, un motivo in più per andare con i suoi amici a bere? No, L’Insicuro non lo vuole, perché -seppur poca- di dignità ne ha, perché seppur nel suo disagio non gli basta apparire, qualcosa da dire lo ha. Pace a chi ci riesce, ma l’Insicuro non si farà schiacciare la propria integrità morale, come chi si lascia schiacciare la faccia su Tinder per schiacciare.

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Si applicherà, il Nostro, ma non con le app. Sa che Tinder gli tenderebbe troppe insidie: beccarci sopra sua madre, meritare – sgamato dagli amici – lo stigma sociale, rimanerci sotto e non poterci più rinunciare, perdere la propria autostima e la propria morale, entrare in un loop di rimorchio bulimico, che poco ha di civile e molto ha di animale. Il Nostro continuerà a fare quello che ha sempre fatto: schifo. (Perché a fare la differenza, tra chi ci prova a rimorchiare dal vivo o in modo vitreo, non è una questione morale: lo testimoniano i file audio – potessero essi esplodere non appena inviati! – che l’Insicuro manda il mattino dopo ai suoi compagni di merende disagiate o anche solo il non ricordarsi il nome della gente con cui l’Insicuro finisce le sue serate. No, non è una questione morale, ma di qualità umana).
L’Insicuro quindi farà serata, si altererà, intratterrà conversazioni senza senso, oscillerà come suo solito tra il ridicolo e l’eroico-patetico e, quando troverà qualcuno a risvegliargli l’ormone sornione, ci proverà: con una percentuale di successo mai calcolata, solo per rispetto verso se stesso.
L’Insicuro non se ne fa niente di Tinder, poiché ciò che importa al Nostro, dalla notte dei tempi in cui “altro” lo facevano gli altri, sono gli altri Insicuri: quelli che sono i suoi compagni di guerra santa, quelli che lo sostengo negli errori, nei vizi e nei mali, quelli con cui brinda – perché sono a lui uguali – , quelli con cui ritrovare ogni volta il coraggio di ridere ed urlare insieme al cielo “Anche oggi si scopa domani!”.

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N.d.R.: Sebbene raccolti, in questi giorni, molti racconti dalla crew dell’Insicuro, il Manuale eviterà di elencarli. Ridere è sempre bello ma qui, regaz, si sfocia nel grottesco senza ritorno: paura vera.
(Roba di maschi quarantenni che narrano loro precedenti esperienze con trans al mare come fossero preliminari attizzanti, loro coetanei che usano quest’app per combattere la propria verginità, ragazze che sostengono di aver creduto Tinder un nuovo Facebook, poveri inquartati che ci hanno trovato sopra le foto del proprio coniuge, impavidi che usano questa app per perdere la verginità, insipià, insomma robe così) Se ne volete un sunto, redigeremo a livello redazionale un’enciclica papale del Mal Scopare: curiosi di sapere a che punto dovremmo vergognarci del genere umano? Basta contattare in privato chi ha scritto questo articolo o inviare una mail con oggetto “Dio, perché?!?” all’indirizzo redazione@linsicuro.com
A vostro rischio.


Altrimenti c’è il video nato dal genio e dall’immutata stima di Emanuele Gi, sulle note di “Pussy”, canzone dei Fratelli Quintale che ricorda all’Insicuro che San Valentino sta arrivando, anche quest’anno.

[Lo sapevate che dovete pagare per mettere più matches e schiacciare? No, perchè c’è chi poi sostiene che questa app sia “meglio che andare a troie”, ma insomma, se si paga, di cosa stiamo parlando? Tinder sta alla prestazione a ore, alla prostituzione, come blablacar sta a Trenitalia? Cioè paghi comunque ma è più informale e forse meno in ritardo? L’Insicuro non lo buggerate! Il Nostro rifiuta luddisticamente le blandizie del web: non va a troie, non va in blablacar, al treno ci sta sotto e -vamolà- va al bancone. ]

6 Comments

    1. Dio quanta spazzatura, sembra scritto da un represso che non sa come prendere cazzo, manco su tinder, allora sfoga la sua bigottaggine scrivendo un articolo dove non si capisce un cazzo per via di blablbla e ghirighori letterali di dubbia qualità…. Secondo me lo scrittore è alla fine il più insicuro di tutti nella vita, molto di più di quelli che usano tinder, che poi….. Benvenuto nel 2016, non c è niente di male, la morale cattolica però divaga ancora evidentemente. Ottima grammatica e sintassi, ma per il resto, mamma mia, sembra scritto dalla persona più repressa e invidiosa al mondo. Ti consiglio di usare tinder, magari ti si lima un po il temperamento da bigotta vintage D’ altri tempi. Altrimenti hai una varia gamma di altre app simili a tinder, non solo etero, anche omosessuale….. Ahahhajah sarei curioso di leggere la tua opinione sulle app per gay e lesbiche. Ah e ricordati che noi vediamo nelle altre persone la proiezione di noi stessi, secondo me mupri dalla voglia di usare tinder, ma appunto il velo di insicurezza di cui parli tanto ti impedisce di farlo.

  1. “Ah e ricordati che noi vediamo nelle altre persone la proiezione di noi stessi”.
    L’app per coglioni l’hanno già fatta? Ci mandi tu un articolo a riguardo?

  2. No, purtroppo non esiste ancora, senno ero il primo ad usarla… Comunqie, Che spazzatura è questa robaccia? È solo pura critica bigotta su gente che fa quello che vuole. Mi pare solo un modo che lo scrittore utilizza per nascondere la propria insicurezza nella vita…e si vuole mostrare sicuro dietro a irritanti ghirigori letterari, quando invece la persona più insicura di tutte alla fine della fiera è chi scrive. Trovo molta più insicurezza in una persona che vuol far vedere che non usa tinder e che sta bene per il non uso dell’App, di chi usa tinder e non caga il cazzo a nessuno. Sono dell opinione che alla gente da fastidio dell’altra gente ciò che odia di se stesso….. Quindi ripeto, caro scrittore, scaricati tinder, magari becchi qualcuno che ti scopa per bene e ti passa il bigottismo da collegio cattolico.

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