IL MANUALE DELL’INSICURO: SMS FRAINTENDENTI AKA MIZANDERSTANDINGZ DELLA MADONNA

 

Prender pero per melo, intender fischi per fiaschi, non aver capito una mazza: il Manuale oggi si divertirà a fare una cernita delle tante e varie situazioni in cui l’Insicuro tende ad equivocare, distorcere, falsare, travisare . E’ uno stilema ricorrente dell’Insicuro, infatti, quello di intendere una cosa per un’altra, di capire in modo diverso dal giusto: molti quadretti avvincenti potrebbero ritrarre il Nostro mentre espleta una delle prerogative che sente più propria, ossia la gaffe aka figuraemmedda. Tuttavia – posti, come siamo, di fronte alla necessità della selezione nel gran numero – in queste righe tratteremo di un contesto situazionale specifico, centrale nella vita di ogni Insicuro.

Il Manuale, oggi, decide di occuparsi dei fraintendimenti allo scritto, via SMS/whatsapp/FB/carteggio/piccione, ovvero i mizanderstandingz.

L’Insicuro, se sobrio, riflette spesso su quello che avverte essere uno dei maggiori crucci del suo tempo: non tanto la fine del proprio tabacco, quanto più il dramma dell’incomunicabilità umana. Sarà l’Insicuro strutturalista, post-strutturalista o decostruzionista? L’Insicuro non lo sa, boh, crede, forse, ma il nucleo certo ed inattaccabile intorno al quale ruota il suo pensiero è che mai e poi mai ciò che elabora mentalmente, ciò che veramente esprimere vorrebbe, in quanto Soggetto pensante, potrà essere recepito in modo chiaro ed univoco dal Prossimo suo come Ei lo intende. Il fraintendimento è logica conseguenza del comunicare, i disastri sociali che vedono il Nostro protagonista ne sono epifenomeno. Insomma: partiamo già male.

<< Ah zì, stamo ancora a parlà de Derrida. >>

<< A Derrida chi, quello de “Un grosso scandalo”? >>


E se i presupposti filosofici sono negativi, pensati nei fatti com’è. Dunque, veniamo ad una premessa necessaria a chi mai pensasse, in cuor suo, di essere un Insicuro e volesse verificare la propria natura: sei un Insicuro se e solo se la vita che vivi scritta ed inscritta nel digitale, nel 3.0, nel web, nel virtuale, scorre sullo stesso binario di quella che vivi fisicamente nel tuo quotidiano, in casa o fuori casa. Se il binario è quello giusto e ora hai capito di essere un Insicuro, allora, girati: sta arrivando il treno cui resterai sotto. Ciuf ciuf! Non c’è vita vera e vita per corrispondenza messaggistica: ce n’è solo una per l’Insicuro, yolo a sbrega.

I tempi cambiano, caro Insicuro sconsolato, e così noi tutti, a discapito loro, quindi si avverte il bisogno di un nuovo Galateo, si esige un nuovo vademecum del porsi in relazione con l’Altro, un insieme di norme che possa avvicinare alla civile conversazione, un prontuario per chi smadonna (ciao, nonna! ) alla prima incomprensione.

  1. Disattendere alla punteggiatura.

L’Insicuro non starà a perdersi mai più, come fino ad oggi ha fatto, in mere questioni di punto, virgola, puntini e tratto. Egli sarà clemente ed altresì indulgente nei confronti di coloro i quali non avranno avuto la decenza intellettuale di fornirgli un messaggio corretto ortograficamente. Dacché il Nostro si sente, ad immeritata ragione, un accorto ed elegante scrittore, ricorderà sempre, nel suo volersi esprimere aforistico, la fondamentale importanza delle virgole. Tuttavia, non si aspetterà che gli si usi in cambio questa premura. Pertanto, non brandirà la spada morale nei confronti di chi risponde a monosillabi, il quale – e soprattutto la quale – magari ha semplicemente, in quel momento, altro da fare; non paventerà la fine della propria scopamicizia se la sua Bella pone un punto fermo alla fine della frase (es. “Da me o da te stasera?” risp: “Indifferente.” Oggigiorno, punto fermo ≠ muori ); farà lo sforzo di capire che la frase è una domanda nonostante l’assenza del contrassegno grafico (es. “pensi sia meglio non ci vediamo mai più”: l’Insicuro tenterà di abbozzare una risposta, prima di abbandonare amici, parenti, studi, tutto e partire per Nairobi, in lutto.)

Già è difficile intendersi sui concetti, figurati se l’Insicuro dovesse star qui a sentenziare per ogni mera questione di forma: non se ne uscirebbe davvero più. Occorre specificare però che il discorso vale per la punteggiatura e per gli errori di battitura, non per ho senza acca o congiuntivi: quelli sono sintomi dell’improbabilità di una relazione futura. Il marchio di fuoco di una incompatibilità di natura.

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  1. Calma, vez.

Taluni, fors’anche meritatamente, presumono o meglio suppongo che celati dietro ad uno schermo – pc o smartphone, viste le dimensioni, ad oggi è uguale – si possa essere talvolta più aggressivi, più insinuatorî, più precipitosi. L’Insicuro lo è anche alla cassa dell’Eurospar, non ha mica bisogno di questi mezzi qua. Proprio per questo, ancora e ancora: calma, vez. Magari quella che all’Insicuro sembrerà a parole una dichiarazione di guerra, nei fatti non lo sarà, magari quella – soprattutto! – che sembrerà all’Insicuro a parole una ammissione di disponibilità, nei fatti non lo sarà. Ponderare le proprie parole male non fa. L’Insicuro, abituato com’è ad essere frainteso, tenterà l’immedesimazione nel prossimo suo, terrà in considerazione la remotissima ipotesi che sia lui, in questo caso, ad equivocare. Un attimo prima di sfanculare qualcuno per sempre, un attimo prima di accusarlo di violenza psicologica perché gli ha proposto di bere un caffè, un attimo prima di dare una risposta spaccona, incongrua e fuori luogo pur di non ammettere di non aver colto la citazione di quel film, per poi mangiarsi le mani, dopo: alt!, l’Insicuro considererà per bene la propria reazione. Ei siederà sulla propria coda di paglia e – consiglio pratico – rileggerà, archivierà , tirerà un bel respirone e uscirà per una passeggiata salutare o una sbronza altrettanto terapeutica. A little reflection never killed nobody.

(Spoiler: uno dei prossimi Manuali si chiamerà “Doppia spunta blu”, vedi tu.)


  1. Ironia deportali via

L’Insicuro, nel lungo il percorso delle sue esemplari esperienze di vita, sarà giunto più volte al punto di chiedersi “perché mai continuare? Perché mai perseverare nel farsi sbeffeggiare dalla Sorte? Perchè ostinarsi nel tentativo di far comprendere o ficcare in testa al prossimo mio, in special modo se dell’altro sesso, quello che penso?”, altrettante volte sarà stato salvato dall’unico scudo d’acciaio cotto a legna  che possa difenderlo dagli accidenti esterni: l’Ironia. Il potere della risata per l’Insicuro, come spesso ribadito nel suo Manuale, è foriero di resurrezione dello Spirito. Altresì: ridi che ti passa. Dato questo come rimedio ad ogni male, l’Insicuro saprà anche che – purtroppo – non tutti, oh loro tapini!, sono stati illuminati dalla suadente torcia del “Prendersi meno sul serio”, che non tutti riusciranno ad investire di comicità ogni cosa, propria morte compresa, e che quindi, ahimè, non tutti capiranno l’Ironia presente e persistente in ogni messaggio del Nostro. Gente che si offende, gente che grida alla faida, minacce, petardi, robe. L’Insicuro potrà tentare la via del “Stavo scherzando”, ma se anche questa bandiera bianca sventolata dal Nostro in segno di resa non fosse intesa come un’effettiva rinuncia momentanea ad essere pur sempre un coglione e venisse colta come ulteriore offesa, allora l’Ironia diventa, da scudo difensivo, un affilato rasoio di Occam, per mezzo del quale fare un po’ di sana e auto tutelante selezione all’ingresso e naturale: chi non capisce mai che l’Insicuro sta ironizzando sempre, non è qualificato ad associarcisi; chi non coglie la sempre spassosissima comicità del Nostro, perisca nel dolore; chi alle liriche ed intimistiche boutades dell’Insicuro sulle Foibe non ride, che non abbia a ridere mai più. Damine vittoriane permalose e ipersensibili avranno l’ardire di fargli la morale, al Nostro, di insinuare che non abbia un cuore. L’Insicuro un cuore lo ha eccome, solo esse non lo meritano e lo hanno appena dimostrato. O forse, semplicemente, il suo cuore è già occupato: l’Insicuro all’Ironia deve tutto, le sarà per sempre affezionato e riconoscente. Tschüß merde.

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4. Emoticons come Tetrapharmakon

Esistono Insicuri cultori dell’Estetismo, non lo neghiamo. Le faccine, il Nostro lo sa, sono un tratto caratteristico della nostra società, così connotato da risultare mainstream od inflazionato. L’insicuro soppeserà la propria dignità, pronuncerà contro lo specchio la frase “una beata Eva”, ribadirà il proprio mantra “fottesega” e le userà, queste faccine, anche se non vorrebbe, acciocché la propria comunicazione non venga fraintesa più di quanto comunque sarà. Ché, sceso al bieco compromesso, considererà che una quisquilia del genere non peserà mai quanto la propria coscienza, alleggerita dallo sforzo titanico di esprimersi al meglio delle proprie comunque scarse capacità comunicative. Si sentirà ridicolo nel farlo, l’Insicuro, svilito nel proprio senso estetico, tuttavia lo farà comunque: perché se Parigi val bene una messa, una faccina che ride val bene una conquista. (Tira|carro|buoi|)

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Sono 4 regole, queste, che potrebbero sembrare banali, tuttavia più Insicuri si è, più si avverte quanto mai prossima l’Apocalisse in termini sociali. Appurato quindi che intendersi in modo oggettivo è pressoché impossibile, veniamo allora alla chiave di lettura risolutrice di molteplici situazioni, il punto di vista rassicurante di quello che dalla riva osserva, fumando una sigaretta, l’altro annegare, l’accorgimento dettato da una saggezza tra il filosofico e il rustico folklorico popolare, insomma la Svolta:

La Non Resistenza alla Violenza Tolstojana aka Sai cosa? Amen

L’Insicuro avrà nascosto dentro di sé un antico semino, un rudimento di catechesi, a ricordargli di essere stato invitato, a suo tempo, a porgere l’altra guancia: negli anni, ha imparato a strapparsele entrambe, a mordersele da dentro, a riempirle di alcol e chiodi ‘ste due guance piuttosto che donarle. Però, giunto ad un livello di sopportazione tale del Reale, manco fosse un gonzo tibetano, l’Insicuro guarderà dentro se stesso e si chiederà: chi me lo fa fare? Arrendevolezza, un primo passo verso una maggiore consapevolezza di sé o verso l’eroina.

L’Insicuro, forgiato dal fuoco di anni di estenuanti e delicatissime conversazioni da chat, dall’era trilli su msn a snapchat, avrà ormai inevitabilmente constatato a che grado di morale bassezza può scendere il genere umano per iscritto, avrà colto quanto l’atteggiamento aggressivo-passivo sia latente – o eruttante – nel prossimo suo. Cos’è tutto questo rancore alla prima incomprensione? si domanderà. L’Insicuro sarà stato aspramente criticato, attaccato, deriso, lasciato, richiesto in matrimonio perché “ci siamo fraintesi”, all’Insicuro saranno state tagliate le gomme in virtù di questo principio. “Ah, scusa, non avevo capito” avrà più volte sentito dire da chi, in segno di vendetta, gli aveva nottetempo staccato il frigo. In tutta risposta, Ei guarderà questi eventi, così tristemente frequenti, come foglie che, stanche, si distaccano e volteggiando cadono dall’albero nell’incipiente inverno. “C’agg’a fa?” si chiederà. Niente di niente farà. L’Insicuro, condotto da una trafila di subdole domande-trabocchetto, di vaghe allusioni e di non-detto alla più nera ed ineludibile esasperazione, opterà per la serafica scelta della non violenza, altresì: ciao, grazie, arrivederci. Che già il Nostro c’ha i fattacci suoi a cui pensare e guarda te se si deve accollare anche l’esegesi della chat di sta tipa con cui voleva soltanto, beh, amen fratelli, amen! Che se fratelli lo siamo per davvero risolveremo. Altrimenti, l’arrendersi di fronte all’impossibilità di capirsi sarà per l’Insicuro un segno inviatogli dagli dei opimi, fiuuu, sarà la salvezza per il Nostro: avrebbe potuto correre il rischio di incappare nell’ennesima relazione pesante, irritane e ambigua o o quello di incappare nell’amore della sua vita.

“Quale aberrazione la copula!”

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