IL MANUALE DELL’INSICURO: L’INVITO A CENA

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L’insicuro invitato ad una cena si premura di verificarne in primo luogo le coordinate spazio-temporali e, non da meno, quelle economiche. A casa di amici? A casa di amici di amici? Tanto meglio, perché l’Insicuro crede fermamente nel mantra poca spesa tanta resa e diffida dei titoli dei giornali, che danno la crisi per superata: egli ha il polso del mercato economico globale e sente bene che batte poco.

L’insicuro, nella scelta del proprio outifit, terrà conto del contesto sociale in cui si andrà ad inserire: non si presenterà con anfibi e bomber alla cena sociale degli amici pugliesi approcciati la serata dei buskers, così come opterà per un completo radical ecoterrorista, se sa di recarsi al compleanno della morettina mediorentalofila, che fa il secondo anno di filosofia, e che ha unito le copertina dell’Internazionale a mo’ di tovaglia con un filo di lana bio chilometro zero. Opterà sempre l’Insicuro per un look low profile, altresì detto: jeans e maglietta. La ricercatezza della sua estetica spetterà ai dettagli di cui si ornerà: dalla custodia che farà pensare ad una chitarra (quando sarà in realtà il bucato ritirato alla lavanderia sotto casa), passando per la scarpa tecnica che fa intrepido (nel caso dell’Insicura, sarà essa la Converse che fa termo-indifferente), fino alle cartine brown che fanno Bronx. Anche Vigarano Mainarda ha il suo Bronx, che centra.

Menzione speciale va alle Insicure: esse si barderanno e si copriranno il petto e le cosce se sospetteranno di ritrovarsi ad una cena in cui mai fosse presente qualcuno che potesse  avere l’ardire di definirle con l’attributo “promiscue”, dimostrando quindi un’accademicità degna del temine sopraccitato ed un moralismo degno della DC dei 50’s.

L’insicuro calcola astutamente le sue mosse, così come il paguro: non si presenta a mani vuote. Nella dura lotta alla sopravvivenza però, sa di dover scegliere con accuratezza le frecce al suo arco e puntare all’essenziale: l’Insicuro non porta dolci o gelato, contorni o torte salate, dacché l’Insicuro ha problemi con il principio di Realtà e con l’assenza di disagio. Per questo l’Insicuro conosce gli orari di chiusura di ogni supermarket della sua città e ha stretto illo tempore rapporti di consolidata e rodata amicizia con i pakistani del suo quartiere: l’Insicuro porta da bere. Si riscopre faina, l’Insicuro, e acquista ciò che più ama: nel caso sia birra, basteranno due lattine (la trappista in bottiglia di vetro la riserva al particolare caso “L’Insicuro invitato a cena da potenziale partner” ma è questo un frangente raro nel panorama aspettuale dell’agenda dell’Insicuro e quindi del suo Manuale); nel caso sia vino, non vorrà l’Insicuro dare di sè un’immagine esageratamente affettata e punterà quindi su marche note e non troppo ricercate, che spaziano da Freschello a Terre Fredde; nel caso sia un superalcolico, avrà l’Insicuro a maggior ragione con sè una sacca\borsa\zaino in cui celare il lauto bottino e riservarlo per un dopo-serata con un organico selezionato. A caso, si augura l’Insicuro, mentre si augura per allora di non ricordarselo più.

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L’insicuro si presenterà in ritardo. Avrà però l’accuratezza di presentarsi almeno nella data giusta, talvolta. En fraçaise, parfois.

L’Insicuro varcherà la soglia con sicurezza, la stessa che adopererà nello stringer mani tutt’attorno e non riuscire a scandire manco il suo nome, pronunciandolo ad un livello di voce che non rasenta i 10 decibel. Si posizionerà quindi nella stanza, se gremita, nella posizione di potere che più sentirà propria: l’angolino là in fondo, sperando che qualcuno o qualcosa lo salvino dall’angoscia dell’Ignoto o che quanto meno gli venga rivolta un’amica parola. Una volta seduto a tavola però, l’Insicuro sfoggerà le più buone maniere e le più abbozzate citazioni colte, sperando quanto meno nella propria correttezza grammaticale. Non comincerà a mangiare prima degli altri convitati, divorando la pietanza in un minuto e così rivelando una settimana di pasta al tonno nel suo monacale monolocale; non parlerà di sesso, droga, defecazione, incesto, morte, prima che a farlo siano gli altri; non farà inutile pettegolezzo, se non sulla bionda in corso con lui che gli provoca visioni di ordine poco istituzionale, scoprendola rigorosamente fidanzata con un commensale; non rutterà prima che gli sia dato segnale dell’inizio della gara (nel caso dell’Insicura, inutile quasi specificarlo, è necessario aspettare non solo l’inizio della competizione bensì anche che sia un uomo a precederla nell’esecuzione, questione di educazione); non sciccherà il suo drummino nel piatto d’altri e non darà mostra della perizia con cui, quatto quatto, conclude le vivande prima ancora del secondo. L’Insicuro sa il fatto suo e la strada verso il degrado.

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L’Insicuro potrebbe essere anche vegetariano: in quel caso saprà che è matematicamente inevitabile che il menù, concordato da eoni, sarà a base di carne. Tacere o perire di inedia. L’Insicuro potrebbe essere anche nemico del vegetariano: famigliarizzerà con nomi quali seitan, tofu, topinambur con la classe che sempre lo accompagna e no, non si lascerà sfuggire nulla su mucche, deiezioni, sulla tua cena, maledetto vegetariano, poichè se c’è una cosa che l’Insicuro teme più del vegetariano è il vegetariano stesso che argomenta la sua scelta.

L’insicuro ringrazierà sempre chi lo ha invitato e chi ha cucinato per lui e per i dieci condomini rugbisti che ha portato con sé, senza avvertire. L’Insicuro si scuserà sempre per il tono di voce un po’ elevato e per le molestie che la volante hanno comportato, così come si scuserà dieci volte per ogni bicchiere che ha rotto, per ogni piedino che ha inavvertitamente fatto al partner del tizio seduto di fianco a lui. Riderà con fare distaccato di quelle vaghe illazioni antisemite dichiarate ad inizio serata, come eventi ormai lontani da lui e dall’Essere e Tempo. Su quelle riguardo il cotone, lo schiavismo e le ruspe, invece, tacerà, perchè l’Insicuro, in fondo, è signore.

L’Insicuro tesoriere del proprio conto in rosso e abilissimo nel portamento in facoltà del Manifesto sottobraccio, non conoscerà a fine simposio alcun socialismo: non rivolgerà alla tavola domande volgari come “Ma volete qualcosa? Ci dividiamo le spese?”, no. L’Insicuro prende il cappotto e se ne va. Dove? Beh, c’è una notte intera che lo aspetta e vogliamo ricordarci di quella famosa bottiglia insaccata e nascosta?

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