IL MANUALE DELL’INSICURO: MI VEDO CON QUALCUNO

Ma che davero? Beh davero, davero: nello stesso titolo si trova l’Insicuro, il suo Manuale – vaghi , ma abbastanza chiari – riferimenti a sue frequentazioni sentimentali con un qualcuno che non è necessariamente il suo analista. Tutto questo, senza che Anonymous abbia ancora oscurato il nostro sito.

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Ebbene prima di chiamare in causa l’Assurdo, la fantascienza o la Buon Costume, delineiamo i frangenti in cui il Nostro si potrà trovare associato, in qualche randomico modo, alla frase “Mi sto vedendo con qualcuno”.

1) Quando sarà l’interlocutore a pronunciarla all’Insicuro.

Ci sono poche soluzioni di continuità. Nello specifico:

  • persona sessualmente appetibile:“Mi vedo con qualcuno.” Risposta mentale dell’Insicuro: “No.”(Abbiamo qui già espressa la totale e radicale negazione del Nostro nei confronti del Reale. Quando un treno parte deve arrivare, così l’immaginazione dell’Insicuro: se ti ha già nella sua mente conquistata, oh gnagna, non c’è matrimonio, fisica infermità o rigor mortis che lo fermerà)
  • persona sessualmente inappetibile:“Mi vedo con qualcuno,” Risposta mentale dell’Insicuro: “Tanto finirà”.(Che se gli amici non servono a questo, allora, daje.

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2) Quando sarà l’Insicuro a pronunciarla.

Specifichiamo da principio che esisteranno per ogni contesto situazionale tre fondamentali sottoinsiemi dirimenti, o altrimenti:

  • A: quando l’Insicuro pronuncia questa frase convinto di riferirsi ad un fenomeno reale e nei fatti lo è.
  • B: quando l’Insicuro pronuncerà questa frase sapendo di mentire.
  • C: quando l’Insicuro pronuncerà questa frase convinto di riferirsi ad un fenomeno reale ed invece non lo è (frangente con maggior tasso di frequenza).

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Poniamo che l’Insicuro si sieda ad un tavolino, per prendere un caffè. L’Insicuro è con un amico (o con una amica, che si chiama Enrica) o più di uno (il fattore numerico dell’auditorio conta, ci torneremo tra poco): relazionarsi socialmente, il nostro lo sa, comporterà necessariamente un certo tasso di interazioni verbali e non, quindi si preparerà al repertorio iniziale base (= comevà, lavoro, scazzi, università) e lo fronteggerà con coraggio e determinazione, stile trincea quando piove. Poi la domanda arriverà – inevitabile, ineludibile:

«Beh, ti vedi con qualcuno?»

Spoiler, e galeotto, sarà il fatto che l’Insicuro, se effettivamente starà assaporando un nuovo tipo di frequentazione – e tutta la portata di emozione che in lui questa smuoverà – non lo dirà, non lo dichiarerà: semplicemente, sparirà. Arriverà in ritardo agli appuntamenti, paccherà amici e conoscenti, glisserà, tergiverserà: così si riconosce, in absentia, l’Insicuro che trama, progetta e appronta qualcosa. Poi, quale malaguena salerosa, da Manuale, si farà sgamare.
Che mimez per l’Insicuro è un avverbio sconosciuto ed inattuale.

Tornando al tavolino e al caffè però, che si fredda: c’è un partita di facce di bronzo da sostenere. Non è che l’Insicuro non lo voglia ammettere, o semplicemente omettere. C’è che l’Insicuro la vera sfida, anche oggi, se la sta giocando con la Tyche aka la Sfiga: l’Insicuro sarà così scaramantico da non poter essere scaramantico, sarà così sotto con la persona già amata da non poter aggiungere una sola parola alla scenografia da lui scritta e firmata (che lo vede – a breve – padre di una squadra di calcio, allevatore e apicoltore nel Cadore, ché l’Insicuro – lo abbiamo già detto? – è sognatore), che altrimenti il set esplode. Ma soprattutto, quello che il Nostro teme è l’impatto di faccia – per il male che faccia – con la Realtà: nel momento fatidico in cui Ei mai dovesse pronunciare il nome della persona che gli sta squattando abusivamente il cuore, stia pur sicuro, il Nostro, che il suo interlocutore – non hanno davvero peso il luogo di provenienza o il grado di conoscenza – avrà il potere di scardinare la mitopoiesi da lui creata intorno all’amato, di infrangerne l’idealizzazione, di pisciarci sopra, e di riportare l’Insicuro a terra (dove per altro lui bene non si è mai trovato e quindi, a maggior ragione, cui bono? Perché? Ma va beh).
Confessare significherebbe snocciolare i dettagli concreti della sua infatuazione: chi, dove, quando, come, i quali, nella psicologia del Nostro, risultano come piccole gemme di un diadema in testa alla futura Miss America, una deterministica scalata al successo, mentre invece – magari, inavvertitamente – visti da fuori (ma appunto, dai, da fuori!) potrebbero sembrare gli episodi di un’allucinazione da privazione di sonno e nulla più.

es. “Ma quale? La bionda che lavora al bar? AHAHAHAH! Ma quella […] di uno scoglio!”

“Il dottorando di Giurisprudenza? Sappi che è sposato e ha pure dei figli, quello. E poi anche se fosse, a me sa di frocio. E leghista.”

“ Ti vedi con la morettina del tavolo affianco? Vez, non c’è nessuna ragazza all’altro tavolo.”

 

 

E come può? Davvero come può l’Insicuro ribadire, in faccia a chi lo conosce, che anche questa volta “E’ quella giusta” se chi ha di fronte gli risponderà “sì, anche questa, come quella prima” ? Se chi ha di fronte gli ribadirà che anche questa volta lui scapperà o che – volente o fintamente nolente – si farà in dieci o mille modi mollare? Come opporsi ancora e ancora all’Inevitabile, come seguire ancora stoltamente lo stesso trito copione? L’Insicuro può, la sua dissociazione può tutto il resto.

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«Beh, in effetti.»

L’Insicuro si fermerà qua, se proprio qualcosa da dire lo ha. Perché l’Insicuro lo puoi vedere, dopo l’ennesimo bicchiere, cadere vittima di uno strano tipo di paralisi, di coma etilico, di arresto, di condanna, ma persa anche l’ultima goccia di senno e decenza c’è una sola cosa che l’Insicuro non lascerà mai, nel bar in cui ha lasciato impacchettata e sporca tutta la sua dignità (e la carta d’identità): l’intimo imperscrutabile del suo cuore. E quello dell’Insicuro batte, batte davvero. Tipo doppio pedale dei Dimmu Borgir. E no, che non te lo dirà il Nostro: il nome di lei si tacerà. Ché ti aiuta a fare il trasloco, viene al cinema con quelle iene amiche radical-bitch di tua sorella a vedere film muti giapponesi, ti porta la nonna a fare la fila dall’ortopedico, l’Insicuro, piuttosto che pagare lo scotto di farsi vedere cotto.

Dai, ce lo vedreste l’Insicuro, in tutto questo disquisire, con gli occhi a cuore, ammettere che è una persona – e non un app – a farlo sorridere mentre si chiude, in posizione giulioandreottiana, sul suo smartphone? Sono atteggiamenti che si noteranno, questi, soprattutto nei gruppi allargati: come accennavamo prima, il numero conta. E pavido e riservato sarà l’Insicuro, a maggior ragione in presenza di molte persone. Che schifo scop-, no! Fino alla morte, negare! Di fronte all’evidenza anche: non è un succhiotto, non è vestito come ieri, non sta sorridendo come un ebete nel backuppare tutte le immagini delle ultime ore, non è stranamente preso bene. Questo perché se già aprire la propria sensibilità e il proprio segreto ad un solo amico crea dei problemi al Nostro, il rischio che qualcuno interrompa il film, che si sta proiettando nella testa, aumenta esponenzialmente, se moltiplicato per ogni astante. E questo l’Insicuro non lo vorrà: “lasciatemi sognare!”, vorrà gridare. “Vedrete, i richiamerà/risponderà/non fa l’accesso su whatsapp da ieri!” vorrà ribadire. “Anche se è stata una notte soltanto, l’estate scorsa, il nostro è amore vero!” vorrà spiegare. “Non è lei che limona duro contro il muro con Beppe, il cambusiere del centro sociale!” vorrà negare.


 

Inoltre, non da poco: la questione morale. L’Insicuro farà per sempre parte di quella parte del mondo in cui le cose non vanno mai come dovrebbero andare, sa che sarà sempre così, e si contorna quindi spesso di gente che come lui sta sotto un treno, il branco di chi nella vita arriva secondo. Iniziare ad uscire con x è alto tradimento, è vilipendio al Sacro Impero dei Sottoni. Come lo spiegherà ai suoi fratelli, che stasera non verrà per D&D, anche se è il master, o che giovedì non ci sarà per la classica gara a shottini, rutti & madonne? Dove trovare il coraggio e dichiararsi inciucio-positivo?

In una capriola esistenziale altrimenti detta in sbronza veritas, l’Insicuro capitolerà: farà nomi, dichiarazioni, date. Vi farà una cronistoria dettagliata di questo suo folle innamoramento, tale da farvi rimpiangere di avergli posto la domanda o – nei casi più prolissi – di avergli proposto un caffè, ma non quello di oggi, quello di quando vi siete conosciuti.

“Hai capito Antò, mi ha prestato una punta di tabacco! Origines, il mio preferito. E se non è un segno questo – Giove Pluvio – cosa lo è?!?”

Come un fiume in piena, arriverà, strariperà, irromperà la passione che brucia il Nostro in faccia a chi lo ascolta, senza ritegno, senza filtro: il suo amore è quello giusto e sarà per sempre, come sempre.

Regola questa che vale anche per gli amori virtuali, con i quali il Nostro ha dimestichezza. Anzi, in effetti li preferisce. Anzi, tendenzialmente, beh, son quelli che vive.  Anzi, pensandoci bene: che, ce ne sono altri?

 

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