FILISTIN: PALESTINE FOR DUMMIES 0

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“E su questa storia universale al cui proposito t’ho, già da lunga pezza, interrogato, son sempre qui che aspetto una risposta.”
“Cos’è esattamente che volete sapere?”
“Quello che pensi della storia universale in generale e della storia generale in particolare. Ti ascolto.”
“Son proprio stanco” disse il cappellano.
“Riposerai dopo. Dimmi un po’, questo Concilio di Basilea, è storia universale?”
“Ma sì: è storia universale in generale.”
“E i miei cannoncini?”
“Storia generale in particolare.”
“E il matrimonio delle miei figliole?”
“A mala pena storia «événementielle». Microstoria, tutt’al più.”
I FIORI BLU, R. Queneau


 

Al-quds - mod


Cosa pensi della storia universale in generale e della storia generale in particolare?
Il Duca d’Auge lo chiede a Onesiforo, il cappellano di corte.
Queneau ripete questa domanda per tre volte prima di cercare di dare una risposta. Un po’ come il gallo che canta tre volte prima che si faccia giorno. Onesiforo ci prova a trovare quella risposta, ci prova senza riuscirci.

Districare storie non è facile. Si finisce per perdere il bandolo di una matassa di vite che si intrecciano per sparire risucchiate nel mucchio. Poi passa qualche fiume sotto a qualche ponte e te le vedi ricomparire a volte, di soppiatto, in un libro di storia.
Sono strane le storie. Non si sa mai da dove cominciare. Perché alla fine, forse, è una unica che non comincia né finisce, ma è circolare. E trovare l’inizio del tondo è un po’ come cercare quel famoso ago che fa perdere tempo e disorienta.
La storia del conflitto israelo-palestinese è una storia in parte già scritta e in parte in fase di scrittura.
Si trova proprio in quel limbo che la rende difficile da afferrare: si può anche partire, ma per andare dove?
Eppure la storia di quella terra costretta tra il Mediterraneo e il Giordano è, forse, più di ogni altra un dialogo tra la vita degli uomini e il ricordo del mondo.
Tiene al suo interno alcune tra le più terribili e atroci pagine del Novecento.
Parla della nascita di uno Stato che prima non c’era.
E’ una storia di guerra e di morte. E dunque, in fondo, di vita.
E’ una storia che oggi straripa dai musei per riversarsi nelle strade di Ramallah, di Jenin, di Gerusalemme, di Tel Aviv. Una storia, che anche a non volerlo, continua ad essere scritta e che non ha bisogno di cercare il suo autore, perché tra quelle strade ogni giorno qualcuno lotta, qualcuno muore, qualcuno ama, qualcuno perde. Nessuno vince.
Forse è microstoria quella dei mercati di spezie, forse è storia evénementielle quella di chi, nonostante tutto, decide di non lasciare la propria casa. Forse.
O forse la storia universale e quella particolare si scrivono vicendevolmente e non è possibile sapere per cosa verrà usata la penna delle grandi occasioni e di cosa il mondo non conserverà memoria.


 

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Per questo, e molto altro, abbiamo deciso di parlare di Palestina partendo dalla storia del conflitto israelo palestinese. Dalla storia dei libri a quella dei mercati la strada è lunga, ma in Palestine for Dummies ve la racconteremo come non l’avete sentita mai.

 


Revolution Art Poetry è un bellissimo documentario di MAIA onlus in cui si raccontano le interconnessioni tra poesia tradizionale e rap, delle loro dimensioni politiche, sociali, culturali, generazionali e di genere.
E’ la fotografia di un segmento della scena artistica palestinese che resiste ogni giorno con vigore contro l’oppressione e l’occupazione israeliana della Palestina.
E’ gratis su YouTube e noi vi consigliamo caldamente di darci un occhio.
Vi lasciamo qui una chicca: al settimo minuto, Dutch Nazzari rappa la storia del conflitto israelo palestinese.
Quella che racconta è la storia chiara, pulita, in rima di quello che è successo dal 1915 agli Accordi di Oslo.
Noi non lo faremo in rima, ma la necessità di partire dagli eventi storici per capire il presente è la stessa.
Serve il dono della sintesi.
Buon ascolto!

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