FILISTIN: PALESTINE FOR DUMMIES 3

Nella puntata precedente: Palestine for Dummies 2 – La Rinascita della lingua ebraica


Prima Guerra Mondiale e Dichiarazione di Balfour  

Sebbene ad oggi non vi siano statistiche in grado di descrivere il numero di promesse che ogni giorno nel mondo non vengono mantenute, si può presumere si tratti di miliardi di miliardi.
Così come miliardi sono le espressioni più o meno pittoresche in grado di tradurre l’inghippo sempre in agguato: vi è chi mette in guardia da “uomini in grado di promettere mari e monti” o come dicono gli olandesi “vacche dalle corna d’oro”. I tedeschi, noti per il loro pragmatismo, sgridano chi non capisce che “il mescere, e non il promettere, riempie il bicchiere”, seguiti dai russi per cui “legna promessa non accende la stufa” e dai cinesi che ricordano: “medicina promessa non cura”.
A prescindere da come la si voglia porre, il nesso è uno soltanto: di fronte ad una promessa bisognerebbe andarci cauti.

La puntata di oggi è dedicata alle promesse mancate, a quelle ignorate ed a quelle più o meno mantenute.
Perché quando a promettere è la Corona inglese (God Save the Queen!) e gli anni sono quelli della Grande Guerra, le bugie scrivono la Storia.


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In particolare, parleremo di quegli accordi presi dagli inglesi tra il 1915 ed il 1917, i quali determinarono il futuro politico della Palestina.
I diversi negoziati, vertendo su contenuti assimilabili ma coinvolgendo soggetti differenti, si contraddicevano l’un altro, prospettando a ciascuno un futuro tanto roseo quanto irrealizzabile.
E promettere a tutti lo stesso risulta inutile quanto quei bottoni che ricoprono le tasche finte dei pantaloni.

Facciamo un rapido sunto delle vicende storiche globali più o meno note o arcinote del tempo: nel 1914 scoppia la Grande Guerra, anche nota come Prima Guerra Mondiale per il numero di potenze coinvolte.
Anche l’Impero Ottomano interviene al fianco delle potenze centrali, con l’obiettivo di riprendersi alcuni territori che nel tempo gli erano stati sottratti, o quanto meno per preservare i confini attuali (che ricomprendevano Turchia, Palestina, Siria, Libano, Iraq e parte dell’Arabia).
Il sultano impone pertanto il sostegno di tutti i territori sottoposti, con grandissimo dispendio di soldi, energie e forza lavoro.
Di conseguenza si diffonde un profondo risentimento nella popolazione locale, che percepisce il conflitto troppo lontano e comunque finalizzato al perseguimento di ideali ed interessi del tutto estranei.

Gli inglesi, interessati al dominio politico ed economico mondiale, cercano alleati in grado di agevolare le loro mire espansionistiche nell’area mediorientale.
Non è facile, ma c’è un candidato: ‘Ali al-Husayn, discendente della dinastia hashimita e sceriffo della Mecca e Medina. Egli incarna l’insoddisfazione per l’indirizzo antiarabo ed antislamico portato avanti dai turchi, sentimento che tra il 1915 e l’inizio del 1916 porta ad un fitto scambio di corrispondenze con l’Alto Commissariato britannico al Cairo ed il cui risultato rappresenta la prima delle suddette “promesse”.
Promessa nr.1: Gli inglesi offrono la loro assistenza contro le aggressioni esterne ed un ruolo guida nel nuovo Medio Oriente ed in cambio richiedono il sostegno degli hashimiti nel corso del conflitto.
Sostegno che si di lì a poco sarebbe sfociato in una rivolta contro i turchi.

Nel frattempo l’attività diplomatica britannica non trova pace.
Gli inglesi portano avanti trattative anche con i cugini francesi, che peraltro non vedono coinvolti i diretti interessati, ossia la popolazione locale.
Tali piani prendono forma definitiva nel 1916 con i noti Accordi di Sykes-Picot.
“Che tipo di accordo ti piacerebbe avere con il francese?” chiede Arthur Balfour, il ministro degli Esteri inglese a Sir Mark Sykes, il colonnello appena tornato da un tour della regione.
“Vorrei tracciare una linea dalla ‘A’ di Acri fino all’ultima ‘k’ di Kirkuk”, risponde Sykes.
Suona come una promessa, è la seconda.
Promessa nr. 2: Gli accordi di Sykes-Picot prevedono sostanzialmente che Inghilterra e Francia si spartiscano i territori dell’ex Impero Ottomano una volta conclusa la guerra.


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Tale piano di partizione del Medio Oriente arabo in aree di influenza viene svelato dai bolscevichi nel 1917 ma, per quanto sia evidente il contrasto con gli accordi presi con gli hashimiti in precedenza, questi si limitano ad un ripudio formale, forse ritenendola una manovra di propaganda comunista.
Chi può credere ai comunisti? Quelli mangiano i bambini!
Solo più tardi, avrebbero colto la reale portata di questi accordi.

Promessa nr. 3 (Attenzione! Questa è importante, l’abbiamo messa pure nel titolo): la celebre Dichiarazione Balfour, la quale deve il suo nome al ministro degli esteri inglese Arthur Balfour.

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Questo documento, pubblicato nel novembre 1917, è il risultato di una serie di negoziati che a partire dall’anno precedente il governo inglese intraprende con i capi del movimento sionista e in particolare con Lord Rothschild (se il movimento sionista è rimasto un’incognita, “Palestine for Dummies 1 – Il Primo Congresso Sionista” verrà in vostro aiuto).
Con tale dichiarazione si mette per iscritto che il governo britannico guarda con favore alla creazione di un “focolare ebraico” in Palestina in vista della colonizzazione ebraica del territorio.
Che tradotto in termini comprensibili significa che gli inglesi prendono ufficialmente posizione a favore delle loro richieste, divenendo uno dei più potenti strumenti di propaganda ebraico-sionista.

Breve post scriptum: nel 1917 la popolazione ebraica della Palestina era inferiore al 10%, mentre il popolo palestinese (comprensivo di musulmani e cristiani) ricopriva più del 90% della popolazione del paese, e possedeva più del 97% della terra. Ciononostante, nella Dichiarazione non veniva menzionato nei loro confronti alcun diritto nazionale o politico.


Perché il Regno Unito ha deciso di sposare la causa sionista?
Vi è chi si ricollega direttamente al conflitto appena concluso, e considera tale scelta una forma di gratitudine per l’aiuto offerto da esponenti del movimento sionista nella produzione e sviluppo di esplosivi, molto usati durante la guerra.
Altri invece vi vedono un riconoscimento in seguito all’opera di convincimento del movimento sionista statunitense, che avrebbe giocato un ruolo fondamentale nella scelta degli Stati Uniti di entrare in guerra al fianco degli Alleati.
A tutto si aggiunga il desiderio della Gran Bretagna di aumentare il ruolo arbitrale nella regione, ridimensionando al contempo quanto stabilito con la Francia in precedenza.

Quando le truppe inglesi guidate dal generale Allenby entreranno per la prima volta in Palestina e cacceranno i turchi dalla regione, saranno la sola potenza straniera ad avere sovranità sul territorio.
A questo punto, non rispettare gli accordi Sykes-Picot pare quasi una scelta coerente.

Il “triplice gioco” si conclude qui, con l’occupazione inglese del territorio palestinese ed il trasferimento dell’attività sionista dall’Europa alla Palestina, Patria degli ebrei secondo la visione condivisa.
Da ciò, l’abbandono definitivo della promessa di sovranità araba, essendo la diffusione dell’imperialismo britannico e del colonialismo sionista sicuramente più appetibili della necessità di mantenere fede agli accordi presi.

Le promesse, come la crosta di pane cotta al forno, sono fatte per essere infrante.
[Jonathan Swift]


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