FILISTIN: PALESTINE FOR DUMMIES 6

Nella puntata precedente: Palestine for Dummies 5 – Il Mandato Britannico in Palestina


La Nascita dello Stato d’Israele – La Nakba

Nelle puntate precedenti abbiamo imparato tanto delle promesse inglesi non mantenute, di un wannabe pittore che si trasforma in un dittatore che organizza un quasi-sterminio di un intero popolo e di come i British con il loro Mandato hanno contribuito all’occupazione di un territorio già occupato da altri.
La storia, però, non è ancora finita: ci manca una parte cruciale, a.k.a. la nascita di quel progetto sionista che prende il nome di Israele.

Prima di arrivare al 1948 però facciamo qualche passino indietro: allora, nel 1939 la Gran Bretagna aveva formulato un progetto tale per cui entro 10 anni si sarebbe creato uno Stato indipendente capace di garantire gli interessi essenziali di entrambe le comunità.
Durante la Seconda Guerra Mondiale, tuttavia, le potenze europee erano un attimo impegnate e quindi la situazione – a livello formale – rimase congelata.
Dopo il 1945, invece, la crisi riesplose con violenza, connessa anche all’immigrazione clandestina dei superstiti della Shoah e alle azioni dei movimenti paramilitari ebraici.

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La Gran Bretagna rimise la questione alle Nazioni Unite: nel 1947 l’Assemblea Generale approvò un piano di spartizione della Palestina che prevedeva la creazione di uno Stato ebraico, uno arabo e una zona – comprendente Gerusalemme – da sottoporre ad amministrazione fiduciaria dell’ONU.
La Risoluzione 181, la quale stabiliva anche la cessazione del mandato britannico entro il primo agosto 1948, fu naturalmente respinta dagli arabi.
Mentre già dal novembre precedente infuriavano gli scontri tra le due comunità, il 15 maggio 1948 fu proclamato lo Stato d’Iraele.
Il giorno successivo gli eserciti di Egitto, Siria, Transgiordania, Iraq e Libano invasero il territorio del nuovo Stato.
Il conflitto portò alla conquista da parte di Israele – cui era stato assegnato dalla Risoluzione ONU il 56% del territorio del mandato – di una grande fetta di quello spettante ai Palestinesi (compreso il settore occidentale di Gerusalemme).
La striscia di Gaza fu occupata dall’Egitto, mentre la Cisgiordania (compreso il settore orientale di Gerusalemme) fu annessa dalla Giordania e il promesso Stato palestinese non vide la luce.
Il conflitto ebbe enormi conseguenze, ovvero un vero e proprio esodo della popolazione palestinese. Quest’ultima denominò l’accaduto con Nakba, parola che in arabo significa letteralmente Catastrofe.

A questo punto è importante introdurre nel nostro discorso una persona speciale, una star del sionismo: David Ben Gurion.
Tanti sanno che è nato a Plonsk il 16 ottobre 1886 e che il suo nome originario era David Gruen (poi modificato in onore di Joseph Ben Gorion, un antico ebreo che combattè contro i Romani nella rivolta dei giudei).
Tanti sanno che è stato un fiero sionista, il leader dell’Organizzazione Sionista Mondiale nel 1946, il leader della comunità ebraica di Palestina (Yishuv), il leader che condusse nella lotta volta alla fondazione di uno stato ebraico indipendente e infine il primissimo Primo Ministro dell’appena nata Israele. Pochi sanno però quale sia stata la sua reazione durante la Nakba allo sradicamento sistematico di migliaia di palestinesi, alla distruzione di 541 villaggi, 11 cittadine, 20 quartieri arabi in città a popolazione mista: secondo lui i palestinesi che abbandonavano le loro case lo facevano di propria iniziativa, non perchè erano stati cacciati.
Pochi sanno che la frase “dobbiamo usare il terrore, l’assassinio, l’intimidazione, la confista delle terre” non sono parole di Himmler ma invece proprio quelle del Primo Ministro di Israele. Pazzesco.
Forse non è poi così sorprendente che gli alieni cattivi di “Green Lantern” siano stati proprio ispirati dall’aspetto fisico di Ben Gurion.

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Scherzi a parte, dopo la creazione dello Stato israeliano, Ben Gurion introdusse misure di consolidamento nazionale che ebbero effetti devastanti per la popolazione araba.
Dal 1948 fu introdotto il Piano Dalet, il cui fine era quello della “pulizia della frontiera”.
Con una tale espressione uno potrebbe immaginarsi uno spazzino che passa il mocio sulla linea di demarcazione della nazione. Ma in realtà si tratta di tutt’altro: non fu solo una politica di rastrellamenti e deportazioni, e distruzione dei villaggi, ma anche una politica di antirimpatrio, di dissacramento di luoghi santi e violazione sistematica dei diritti umani.
Gli stessi Albert Einstein e Hannah Arendt – due noti intellettuali ebrei – reagirono a queste politiche con grandissima preoccupazione, tant’è che inviarono una lettera al New York Times in cui espressero tutta la loro disapprovazione e in cui sottolineavano che il modus operandi dei partiti israeliani erano molto simili a quello dei nazi-fascisti.
Particolare indignazione la manifestarono nei confronti delle vicende sconvolgenti successe nel piccolo villaggio di Deir Yassin, il quale era circondato da terre ebree e non partecipò alla guerra.
Anzi, si ribellò contro gli arabi che volevano utilizzare la cittadina come base militare.
Il 9 aprile delle bande terroriste attaccarono questo villaggio pacifico, uccisero la maggior parte degli abitanti (240 uomini, mamme e bambini) e tennero alcuni come prigionieri per farli sfilare tra le strade di Gerusalemme.

6 milioni di ebrei erano morti durante la Seconda Guerra Mondiale per mano di un regime razzista e antisemita. Soltanto tre anni dopo, la popolazione perseguitata si è fatta carnefice e la nazione da essi fondata è nata da un bagno di sangue.
Il 1948 diventa quindi un anno sia di fondazione che di disgregazione, simbolo di una grande dicotomia storica che agli uni aveva dato un territorio da chiamare patria, agli altri aveva negato questo diritto (forse) per sempre.

“Ognuno è ebreo di qualcuno. Oggi i palestinesi sono gli ebrei di Israele.” via Il Manifesto.

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