OMBRE MIGRANTI: LA BUGIA DEL SILENZIO

 

Poesia di Lamin - 1

Collage di Marta Lonardi


La bugia del silenzio

Dalle fiamme piccanti del lungo viaggio
attraverso l’inferno del deserto
sono scappato dalle pallottole sulla strada per la Libia,
un Paese dove le pallottole cadono come pioggia,
in mezzo al Mediterraneo con la fretta di abbracciare la morte.
La morte non è una scelta sbagliata
se la vita sembra un miraggio senza fine.
La mia vita aveva tanta fame di uccidermi,
perciò avevo tanta fretta di sbocciare a vita propria,
solo per viverne un’altra.
Migliore.

Lungo il viaggio stavo morendo violentemente,
morto addormentato,
spiritualmente prima che fisicamente.
Lì non c’è sogno più allettante di dormire
ma non esiste qualcosa di infinito.
Anche quel viaggio non lo è.
Mi sono svegliato sulla spiaggia
“vivo, davvero vivo”,
non sapevo dove fossi.
Vivevo.

In Italia, sono rinato come un bambino
con i capelli bianchi, i denti forti, e le palle già sviluppate.
Rinato come un fiore nero
circondato da fiori bianchi.
Ciò che non era cambiato è che fossi ancora un rivoluzionario,
un combattente in un Paese pieno di sfide.
Questi sono due occhi diversi,
differenti punti di vista:
voi vedete, noi vediamo.
Ulteriormente.

Sono passato da luoghi che non avrei mai immaginato,
ho provato la vera paura,
ma soprattutto ho imparato molto:
chi vuole imparare davvero dev’essere in grado di sbagliare.
Ho sbagliato molto e ho pianto tanto,
non era colpa mia, ero ancora immaturo.
Come si potevano sentire le mie lacrime?
Erano lacrime da infante.
Adesso dopo la lunga strada della vita,
sono arrivato in un mondo di illusione:
il mondo dove il colore della mia pelle si vede
negli occhi della gente.
Come un’arma.

Pregiudizi, voci su di me
alla televisione, alla radio, sui giornali.
Mi chiamano con svariati nomi:
il profugo, il clandestino, il rifugiato, lo straniero…
Come se fosse un errore viaggiare liberamente per il mondo,
come se nelle mie vene non scorresse sangue rosso come il loro.
Oggi quello che odio di più della mia vita
è svegliarmi ogni mattina come uno straniero
dopo che ho lasciato migliori amici e famiglia
in una una casa
ormai lontana.

C’è sempre qualcuno stanco di vedermi nella sua patria,
dimenticando che nessuno è nato senza patria.
Anche se vivesse su un albero
tutti hanno una casa propria
perchè nessuno è caduto dal cielo.
Anche se fosse una cattiva,
ognuno ha la sua famiglia
perchè nessuno
è il figlio di Dio.

E’ molto doloroso andare avanti con la mia vita,
mentalmente lasciare la mia patria e la mia famiglia
per soffrire in una casa lontana,
in una casa dove nessuno mi capisce,
in una casa dove le mie capacità non vengono mai comprese,
in una casa dove tutti sono nati capitalisti, fascisti e razzisti:
i soldi sono più importanti
dei miei valori.

Nessuno è nato con il cervello di qualcun altro,
quindi ognuno ha il suo modo di pensare.
Non posso giudicare nessuno
finchè io non sarò perfetto.
Non servono tante parole per dire la verità:
però stare in silenzio può essere una bugia.
La nostra vita cambierà per bene
il giorno in cui inizieremo a parlare.
Di quelle cose che valgono.
Davvero.

Lamin Drammeh


Chi è Lamin Drammeh?
Nasce a Bakau, in Gambia, nel 1985. Si diploma alla scuola superiore nel 2006 e si iscrive all’università di informatica e di business management, conseguendo il diploma di programmatore informatico nel 2008. Fa lavori saltuari come falegname o muratore, ma ben presto si trova a gestire due internet point di sua proprietà. Grande comunicatore dallo spirito critico, Lamin scopre la passione per la scrittura, la quale lo porta a comporre versi, poesie e saggi. Passione tuttavia che gli si rivolta contro dopo che, denunciando violenze e soprusi del regime, è obbligato a scappare perché ricercato dalle forze armate. Fugge lontano da casa, dalla sua famiglia e dalla sua vita quotidiana, senza possibilità di ritorno. Così inizia il suo lungo viaggio attraverso il Senegal, Mali, Burkina Faso, Niger fino in Libia, luogo non sicuro dove trascorre mesi nell’ombra ed irregolarità. Il 31 ottobre 2013, dopo tre giorni di viaggio attraverso il Mediterraneo, approda ad Augusta, in Sicilia. Giunge presto a Trento dove viene inserito nel progetto Sprar (Sistema di Protezione per i Richiedenti Asilo e Rifugiati) seguito dal Centro Astalli di Trento e nel settembre 2014 gli viene riconosciuto lo status di rifugiato politico. Consegue il diploma di licenza media nell’agosto del 2015, svolge diversi tirocini nell’ambito sociale come assistente agli anziani e agli infermi mentali e lavora come mediatore culturale. All’inizio del 2016, vince una borsa di studio indetta dall’Università degli studi di Pavia per l’iscrizione alla laurea triennale in “Scienze politiche e delle relazioni internazionali”.

Ad oggi, Lamin vive a Pavia come studente universitario e continua a coltivare la sua passione per la scrittura. E’riuscito a pubblicare nel 2015 il suo primo libro di poesie “Wisdom in poetry. In poesia saggezza” per Youcanprint Self-Publishing, libro che è acquistabile dal sito Youcanprint.it in formato cartaceo o ebook. (http://www.youcanprint.it/youcanprint-libreria/narrativa/wisdom-in-poetry-in-poesia-saggezza-ebook.html).
In “The Journey” racconta le vicende del suo difficile viaggio verso l’Italia, in attesa di trovare l’occasione giusta per poterlo pubblicare.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *