DE LA UTERINA MANIPULATIONAE: INTRO

 

mnb


Okay, toglietevi subito dalla testa l’idea che io possa usare un linguaggio desueto (termine di per sé desueto) e forbito (parola effettivamente forbita) alla “Feudalesimo e libertà” perché mi suiciderei alla quinta parola…e forse non sarebbe poi così sbagliato.
Perché, purtroppo per voi, quei simpaticoni de L’Insicuro stanno lanciando questo saggio a puntate sulla fregnologia applicata alla disperazione, una pacchiana miscellanea di esperienze e disturbi sessuali, chicca per palati fini insomma.
Prima di iniziare a percorrere questa gimkana dell’ormone seriale però, premetto alcune cose:
1. Lungi da me l’idea di essere il nuovo Miyagi del “metti Vasella, togli Vasella”, narro solo ciò che credo di aver visto e vissuto.
2. Riferimenti a fatti o persone sono puramente casuali quindi se avete la coda di paglia cazzi vostri, tenetevi i vestiti addosso la prossima volta.
3. Non vedete sessismo ovunque, l’essere umano è bestia da accoppiamento a prescindere dai suoi genitali (ma la mia soggettività termina -per forza di cose- con un glande).
4. La moralità è un ottimo fertilizzante per i feticismi più variegati, ben distinta da qualsiasi tonalità etica.
Bene, ora che ho terminato il pippone possiamo cominciare.

Saper riconoscere i propri istinti:

Non vi stupite troppo, gli incipit sono sempre banali d’altronde. E oltretutto senza certe basi andremmo ad infilare le nostre appendici pelviche tra le pale dei ventilatori o nelle prese elettriche, per cui vale sempre la pena di ragionare sull’origine ed il fine dei nostri istinti.
Per fare ciò, innanzitutto, ognuno di noi deve imparare a districarsi dalla fitta rete di dogmi religiosi, recinzioni morali ma soprattutto allegorie fantasiose sulla procreazione. E’ noto a tutti ormai che non è di alcun conforto arrivare alla prima polluzione notturna con ambigue conoscenze sulle produzioni di brassica oleracea, oppure giustificare la prima palpata di culo con i proibitivi moti migratori delle cicogne.
Per cui il primo passo è solamente capire quale genere ci mandi in calore e in che modo sia meglio agire.

Saper riconoscere i propri limiti:

Quattro assiomi parecchio semplici.
1. Non sei un asceta, perciò non conoscerai mai alla perfezione il tuo corpo e la tua astinenza.
2. Dimentica quindi di conoscere tramite illuminazione divina come può funzionare l’altra persona, specie se tra le gambe ha una dotazione diversa dalla tua.
3. Metti in conto la suddetta astinenza mista ad altre simpatiche varianti quali le dipendenze (alcol, pornografia, barzellette, opinionismo sportivo, musica metal) e le utopie (sessuali, fiabesche, liceali, cinematografiche o affini).
4. Limita l’effetto tunnel (dove per “tunnel” s’intende sia l’ossessione vaginale che il martirio onanistico della zona carpale).

Porsi un obiettivo propositivo:

Certo, raccattare campioni di saliva ed altri fluidi per tirarsela con gli amici è bene, ma farlo per puro divertimento -senza pressioni- è ancora meglio!
Per cui cerchiamo sempre di lasciare da parte il nostro epocale disagio emotivo o se non altro non fomentiamolo, anche perché Ted Bundy non aveva esattamente trovato il Nirvana eh.
Ebbene, dopo tale carrellata di banalità (aspetto un invito ad Open Space a questo punto) per questa settimana la chiudiamo qui per poi affrontare -la prossima- il capitolo su “L’assimilazione dei propri strumenti”.
Al giorno di Giove prossimo venturo.

 


P.S. Se vi aspettavate in allegato il primo pezzo di una travel pussy da costruire, lamentatevi con il nostro Capo e forse lo avrete per posta (il nostro Capo non il pezzo).

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