DE LA UTERINA MANIPULATIONE: DECIDI(TI)

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Quanto tempo è passato dall’ultimo episodio di questo saggio a puntate? Ormai avrete fatto in tempo a diventare degli hacker e spiare le vostre fiamme direttamente nel cesso di casa. Chiedo venia, ma a mia discolpa vi informo che stavo incrementando la mia…ehm…esperienza sul campo.

Preparatevi perché questo sarà uno dei capitoli più ostici della saga, con l’adrenalina che scorre a fiumi peggio di quando decidi di masturbarti nonostante i tuoi stiano gironzolando per casa.

Infatti è arrivato il momento anche per voi Insicuri di tenere il sangue freddo e prendere una decisione, non come ogni domenica pomeriggio tra Punishtube e Phica.net, bensì riguardo al tipo di rapporto che vorreste instaurare tra voi ed il vostro bersaglio erotico.

So che probabilmente ora la vostra mente si starà affollando di dubbi, perplessità, foto oscene ed hentai giapponesi di ottima qualità, ma ripeto: è fondamentale concentrarsi e chiedere al nostro Io interiore cosa vorremmo dall’Universo, ricordando un aforisma di Oscar Wilde (che di Insicurezza e masturbazione era un vero Sensei): “Attento a ciò che desideri, perché potresti ottenerlo”.

Ansia cosmica.

Ad ogni modo, di seguito, ecco quali dovrebbero essere i punti cruciali delle vostre riflessioni introspettive, non appena avrete terminato di grondare di sudorini freddi.

Decidi il tipo di rapporto: iniziamo a rompere il ghiaccio addentrandoci nel ginepraio delle relazioni interpersonali possibili (ed impossibil), un labirinto di vorrei ma non porco dov’è difficile uscirne vivi se non si hanno le idee chiare. Per cui prima di gettarvi contro i mulini a vento della trombamicizia pensate bene alla natura del rapporto che vorreste costruire.

Scartiamo per comodità quelli vietati dalla legge, depenniamo alla stessa maniera anche lo stalking (non del tutto eh, il giusto) e restringiamo il campo a quelle sfumature possibili che vanno dallo zerbino al castigatore di vulve.

So benissimo che l’argomento della Friendzone meriterebbe un capitolo a parte, capisco anche che sia quello lo spauracchio più inquietante che si deve affrontare con le persone vere, ma non vorrei fomentare ulteriormente questo mostro mitologico che ci inchioda alla croce dell’esitazione dai tempi degli 883.

La friendzone esiste solo finchè lo permettiamo noi, è una proiezione mentale della nostra incertezza e della negazione sistematica che attuiamo per non raggiungere una felicità che crediamo di non meritare.

(E Freud muto)

Perché in questo saggio si insegna ad essere degli ottimi amici di noi stessi, prima che dell’altra persona, quindi fuori le palle.

Decidi un piano d’azione: facendo riferimento anche agli ultimi due capitoli di questo manuale, dove si mostra come prosciugarsi le meningi nel mettere insieme i pezzi ed attivare ingranaggi, a questo punto si dovrebbe delineare un percorso da voler intraprendere.

Fatevi una piccola mappa mentale composta da obbiettivi minimi e facilmente raggiungibili che man mano incrementi le vostre possibilità di successo o, visto che la vita è una merda, la vostra chiarezza sul muro contro cui state sbattendo la testa.

N.B. Questo piano, così come le distanze da mantenere, deve essere cambiato e modellato prontamente di volta in volta, in base alle opportunità che ci offre la situazione, scoprendoci duttili ed eclettici.

Il Kung-Fu ci viene in aiuto come sempre, citando il principio del bicchiere d’acqua: “Svuota la tua mente, sii senza forma, senza limiti, come l’acqua. Se metti l’acqua in una tazza l’acqua diventa tazza, se la metti in una bottiglia diventa bottiglia, in un clistere diventa merda, l’acqua può fluire o spezzare. Sii acqua amico mio”.

Questo non vuol dire né dare il via ad umidi feticismi, né costringersi a qualsiasi situazione senza mai proferire parola. Il metro di giudizio deve essere sempre il nostro agio ed il nostro benessere, e proprio per questo molte volte vale la pena fluire naturalmente attorno agli ostacoli piuttosto che lasciarci gli incisivi.

Decidi le distanze da tenere: ai punti sopracitati si lega necessariamente questo dove, man mano che le carte vengono scoperte, noi dovremmo essere bravi ad adattarci ai cambiamenti climatici ed umorali. Per cui, tenendo conto del rapporto che vogliamo e del piano d’azione che abbiamo pensato con tanta meticolosità, mandiamo a fanculo tutto e facciamo quel cazzo che ci pare sfruttando le occasioni che ci capitano a tiro.

Appiccicarsi è inutile, improduttivo se non ridicolo; svenarsi per qualcosa che probabilmente abbiamo idealizzato e che magari non è nemmeno reale è ancora più da coglioni. Per cui avanziamo a piccoli passi, percepiamo segnali e, nel dubbio, sempre meglio distaccarsi e lasciare un accattivante alone di mistero.

Bene, con tutto questo Zen si chiude un altro episodio de “La Uterina Manipulationae”. Vi aspetto, a Dio piacendo (ma tanto io a Dio non piaccio), tra due settimane con niente di meno che l’ultima puntata di questo nefasto prontuario della solitudine.

Manca poco, non mollate.

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