Trento Film Festival 2017

Da quest’anno, per il primo anno, la redazione de L’insicuro seguirà il Trento Film Festival “recensendo” le pellicole che visionerà e provando -a fine evento- ad assegnare un premio al film più insicuro.
Perché? Per avere un pass con l’Insicuro scritto sopra, tanto per cominciare.
Andremo a vedere TUTTI i film in concorso, faremo una breve “recensione” di quelli che ci hanno colpito di più, per infine assegnare –seguendo una scala di valutazione creata ad hoc per l’occasione- il premio #ilFronteDifronte al film più Insicuro presentato in questa LXV edizione.
Ti abbiamo incuriosito? 
Vuoi saperne di più?
Rimani collegato: qui troverai le recensioni dei film che ci hanno colpito di più per la loro insicurezza!

 


Praticamente, con lo scopo di scrivere i loro nomi nella storia con quei caratteri strani, cinque cinesi un po’ testarde formano la prima spedizione amatoriale femminile per scalare l’Everest. Infatti partono ma litigano e si incazzano fra di loro e ognuna va un po’ per i cazzi suoi. Allora però una volta arrivate al campo base una valanga travolge tutto.
Infatti è un documentario che sembra voler denunciare la presunzione dell’uomo nei confronti della natura e smentire il pensiero che con i soldi si possa arrivare ovunque, e invece se levi la valanga pare lo spot pubblicitario della Decathlon, fra marchette e patriottismo con gli occhi a mandorla. (Con ciò però non vogliamo minimamente sminuire le persone che hanno perso la vita quel giorno, soprattutto il fonico della troupe).


Finalmente il film del disincanto. Con accenni alla natura quasi leopardiani, un regista Insicuro si prende 4 mesi sulle alpi per vedere infrangere tutti i propri sogni. Era partito con il suo migliore amico per fare la sua prima esperienza come malgaro e per riconnettere il suo spirito con la maestosa bellezza alpina. Lo slancio di ottimismo della partenza è simboleggiato da 14 carrelli colmi di cibo e -principalmente- dall’annuncio lasciato dai due avventurosi nella città di partenza: cercasi giovani donne “espansive” che vogliano andare a far loro compagnia un weekend o l’altro. Risultato: orecchioni, febbre, furto dell’unico esemplare umano di femmina nel giro di molti chilometri da parte del migliore amico, perdita del migliore amico stesso, morte delle bestie, pioggia, freddo, nebbia. Insomma, di positivo c’è solo che nessuno lo ha picchiato e che magari ha fatto due lire con questo film. Il mesto riassunto di Alptraum sta nella scena che vede il regista suonare la fisarmonica per lo strusciamento dell’ormai ex amico con la promiscua pastora: anche per questo motivo, stima incondizionata.


Gulistan – Land of Roses” è un documentario che parla di combattenti del PKK in Kurdistan, che mi sa che per scelta della regista le scene di guerra non ci sono, e infatti il film è tutto incentrato su un gruppo di guerrigliere pronte a difendere il territorio curdo dalla minaccia dell’ISIS che tu te le immagini muscolosissime, pelosissime, bruttissime, camussissime, con le voci grossissime, e invece no. Fanno stretching in cerchio, giocano a acchiapparella, allo schiaffo della soldata, ridono, cantano inni di battaglia contro la squadra di calcio dell’Isis, giocano a ruba bandiera, e si divertono.
Tipo che a un certo punto stanno mangiando e una chiede “Se cadesse ora una bomba a mano, chi di voi avrebbe il coraggio di raccoglierla e rilanciarla al nemico?” e poi si dicono sticazzi e il secondo dopo si lavano i capelli con l’ortica che non pizzica.
Poi confrontano i loro fucili come fosse la nuova collezione di smalti Kiko e forse mi sa c’è pure qualche problema di traduzione perché a volte compaiono discorsi che sembrano scritti dall’ufficio stampa di La Russa.
Commento della spettatrice femminile: “Comunque è molto bello ma non sono sicura di non essermi addormentata.”
Commento dello spettatore maschile: “Loro c’hanno messo due minuti tra alzarsi, lavarsi ed uscire, e calcola che andavano in battaglia. A me la mattina mi tocca aspettare due ore perché la mia coinquilina esca dal bagno, solo per pisciare”.


Mentre gli azzurri di Antonio Conte battevano la Spagna ad Euro2016 il Luserna F.C., la nazionale di calcio più insicura del Mondo, rappresentava la popolazione cimbra ad una competizione sportiva altrettanto insicura: Europeada, l’europeo per le rappresentative delle minoranze linguistiche. Tra i cimbri i calciatori “veri” non arrivano neanche ad 11 ed in porta viene convocato un pallavolista, ma lo spirito giusto c’è, e i quattro registi di Uleve lo testimoniano puntando l’obiettivo quasi del tutto sulle fasi extracalcistiche della spedizione. Dal dibattito sul come vestirsi per l’allegra serata sul Plan de Corones, al discorso del mister che con il suo “se anche ne prendiamo dieci voglio comunque vedere le magliette sudate” si piazza subito dietro al Pacino di “Ogni maledetta domenica”, l’insicurezza dei ragazzi fa subito simpatia, oltre a volerci insegnare una volta di più che un altro calcio è possibile ed in certe realtà già esiste.


Dal titolo potrebbe sembrare la solita commedia hollywoodiana, dallo svolgimento “Il Padrino”, invece “Sharp Families. Tagliati per gli affari” è un documentario che racconta la storia particolare e poco conosciuta di alcune famiglie di emigranti che lasciarono la Val Rendena per andare a fare gli arrotini a Londra, costruendo nel corso degli anni un business portato avanti oggi da figli e nipoti. A differenza dei Corleone e delle altre famiglie newyorkesi di Francis Ford Coppola, i nostri Maestranzi, Povinelli ecc. il coltello lo tengono dalla parte legale del manico, ma in maniera quasi altrettanto redditizia. Attraverso la voce dei protagonisti scopriamo quindi come un’attività così insicura come quella del “moleta” sia oggi fondamentale per le migliaia di ristoranti londinesi che noleggiano da loro i coltelli, e che molto probabilmente la carne di quel burrito preso l’anno scorso a Camden Town era stata affettata da una lama trentina.