IL VELIERO PIRATA

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La fonte della vita eterna. L’apoteosi dell’evoluzione. Una nuova era dell’umanità bussa alle porte della Storia. RINASCITA.


Nicolau si accomodò i testicoli. Era in mutande, maglietta e calzini. Con il piatto in mano, in piedi, sorretto da un paio di corte e flaccide gambe. Uno dei calzini era bucato e fuoriusciva l’unghia di un alluce.

Rinascita della specie umana, che ha acquisito il potere degli dèi.
La cura al cancro, all’AIDS, a tutte le malattie acquisite. La cura a ogni infortunio, mutilazione, trauma psicologico. La cura all’invecchiamento, alla morte.
Rinascere oggi è possibile.” -Così narrava la pubblicità.
Erano grandi scritte bianche su sfondo nero. Scorrevano lentamente, imponentemente. Concluso lo spot era apparso il logo del Ministero dello Sviluppo Scientifico.
Nicolau aveva visto la pubblicità di Rinascita sulla sua parete interattiva in soggiorno.
Naturalmente aveva immediatamente cliccato sulla pubblicità entrando nel sito del Ministero.

Era un pomeriggio assolato, bello. Noioso. Nicolau stava mangiando la sua pizza giapponese, solo nella sua enorme casa tra i monti di quella che una volta era la Svizzera.

Informandosi sul progetto Rinascita, Nicolau scoprì che esso era frutto del recente impulso della Nuova Europa sulla ricerca sulla clonazione. Il procedimento per rinascere era complesso: chi decideva di cambiare vita, o di potenziare la propria, doveva essere clonato. In seguito il clone veniva cresciuto a ritmi accelerati collegato a una macchina dentro un grande utero artificiale.
Al clone venivano impiantati ricordi di “pacchetti di vita” preconfezionati che i clienti sceglievano a piacimento. Questi pacchetti erano costituiti da ricordi presi generalmente da sportivi, studiosi, o da qualsiasi altra figura uno scegliesse come modello; i ricordi venivano elaborati, processati e adattati ai propri, dopo che anche questi erano stati sottoposti a chirurgia mnemonica, e rifiniti in modo da costituire un’esperienza di vita completa fino all’età desiderata.
Il proprio clone cresceva e si sviluppava in base a tale pacchetto come se avesse vissuto quelle esperienze anche fisiche e quindi cresceva fisicamente e mentalmente in risposta a tali stimoli. Di conseguenza in grande forma fisica e con la mente allenata al massimo, conoscendo se desiderato dalla a alla z di una determinata materia o ambito o linguaggio; senza effetti sul proprio corpo e psiche di incidenti, malattie acquisite, traumi, consumo di droghe, stress. In seguito il cliente, o almeno l’essenza di esso, costituita dal fulcro vitale del suo cervello, veniva trapiantato in questo nuovo, ultrafunzionale involucro.

 

Nicolau era affascinato. Cominciò a camminare avanti e indietro lungo il soggiorno. Bevette un lungo sorso di succo multi-vitaminico di frutta geneticamente modificata. Ruttò dal profondo del suo fulcro vitale.
Era una giornata pigra, Nicolau non aveva voglia di fare niente.
Non che avesse mai fatto qualcosa: era un privilegiato ereditiere, figlio della prima moglie del fondatore di una grande azienda di strumenti musicali. Suo padre era stato una star internazionale, imprenditore, musicista e qualche volta produttore. Un tipo estroso, morto da pochi anni in un incidente aereo. Nicolau invece era un coglione. Un quasi quarantenne che aveva sempre avuto la pappa pronta e non sapeva fare niente. Della ditta si occupava l’amministratore delegato, lui figurava co-proprietario insieme ad ex soci del padre e altri avvoltoi. La sua posizione formale era nel reparto marketing, così poteva evitare di sentirsi completamente inutile. Tre o quattro volte a settimana andava un paio di ore in ufficio e seguiva la situazione, dava il suo parere, si beveva qualche caffè e faceva lo splendido con una delle impiegate.

Nicolau era sempre stato pieno di amici, tutti chiaramente facenti parte dell’élite della società. Gente stravagante, egocentrica, nevrotica. Per lo più, gente di merda. L’altra faccia dello zenit sociale, quello artistico, quello le cui conversazioni toccavano argomenti veri, era fuori dalla portata di Nicolau. Non era mai riuscito a farsi invitare alle loro riunioni.
Lui d’altra parte non era mai stato un tipo interessante, né particolarmente divertente, e non aveva mai fatto veramente colpo nemmeno sulla sua cerchia di amici. Era uno che se c’era bene, se non c’era lo stesso. E lui questo lo percepiva.

 

Rinascere. «E se?»

Pensiero echeggiante nel silenzio della villa.

Una seconda possibilità è una grande ricchezza. Forse più grande del patrimonio di famiglia.
Nicolau cominciò a pensare alle scelte che aveva preso durante la sua vita. Non erano molte davvero. La sua istruzione era stata standard per quelli della sua classe sociale, cioè altamente riconosciuta e altamente una farsa. Egli aveva conseguito un titolo nell’ambito dell’economia e il commercio, ma senza alcun interesse né capacità e senza studiare, nel vago prospetto di una posizione di rilievo nell’azienda del genitore.
Ora a distanza di anni poi, a fatica ricordava certi elementari procedimenti matematici.
In seguito aveva dedicato buona parte della gioventù a viaggiare, per lo più con amici o presunti tali, lungo le zone non radioattive del globo.
Ma per quanto divertenti siano state quelle esperienze, c’era una certa distanza che lo ha sempre separato dagli altri e che conferiva a ogni ricordo un alone di solitudine.
Un’altra buona parte della sua vita l’aveva spesa a drogarsi. Fruity Loops, così chiamavano le pillole sintetiche di cui lui faceva uso abitualmente. Bombe per il cervello al gusto di mango. Il più delle volte lo mandavano fuori giri e gli conferivano parlantina e si sentiva sciolto e spigliato. Ma ogni tanto lo mandavano in paranoia: gli veniva la tachicardia e cominciava a pensare solo a cose orribili. Percepiva ogni battuta come uno scherno rivolto a lui, ogni gesto amico diventava ostile e perverso. Questo era successo sempre più spesso e alla fine aveva smesso, trovando altre droghe minori occasionalmente e bevendo parecchio.
Quanto tempo buttato via.

Ora che si guardava allo specchio, non gli piaceva quello che vedeva. Non era un brutto tipo. Un po’ sovrappeso forse. Ma di questo non gli importava molto, era un problema facilmente risolvibile con il metabolizzatore e le macchine muscolari. Anche per allenare la mente c’era un macchinario. Anche se era un po’ difettoso e dopo ogni utilizzo veniva il mal di testa.
Quando era uscito sul mercato i cospirazionisti si erano convinti che fosse un modo dei potenti di praticare il lavaggio del cervello. Ma non era vero, era solo difettoso. Nicolau lo sapeva: era uno dei potenti. Non che fosse coinvolto in trame oscure. Qualcuno tra i consiglieri d’amministrazione della ditta lo era. Qualche suo amico. Nicolau invece era solo un nababbo che si gustava i soldi del padre, senza ordire complotti né praticare giochi di potere.

Capelli castani, basette e barba. Aspetto un po’ trasandato, pieno di tatuaggi, tra cui alcuni ammalianti tridimensionali.
Si passò la mano sul fianco sul suo veliero pirata. Era stato il suo primo tatuaggio. Dal momento in cui la macchina tatuatrice aveva cominciato a imprimergli il disegno, Nicolau si era pentito della sua decisione. Troppo tardi naturalmente. Avrebbe potuto farselo levare in seguito, ma per qualche motivo si vergognava a farlo. Ora che lo guardava si rendeva conto di quanto in realtà detestasse quel veliero. Non significava niente per lui, era solo un irritante simbolo della sua stupidità giovanile.

Cominciava a maturare in lui una consapevolezza che in realtà fermentava da molto tempo: Nicolau non si piaceva.

 

La sua passione erano i velivoli. Passione che gli era stata trasmessa dal padre, al quale era costata la vita. L’unica cosa che a pensarci forse non lo disgustava di sé era la sua abilità sul suo Blue Xenai, uno dei velivoli più veloci mai sviluppati, che possedeva da anni. Con esso aveva compiuto i viaggi più belli e aveva azzardato le follie più pericolose. Forse era stato l’unico mezzo che gli ha mai permesso di rischiare davvero. Uno dei pochi modi per un uomo che ha tutto e ha visto tutto, di provare un brivido.

«Chissà com’è avere un clone.»

Da quando due anni prima la Commissione Etica del Ministero dello Sviluppo Scientifico era diventata una pagliacciata pagata dalle multinazionali dei brevetti, si era aperto un mondo per i ricchi annoiati.
Alcuni tra i più spregiudicati degli amici di Nicolau si erano fatti clonare per scopi ludici. Due in particolare l’avevano fatto solo per vedere chi avrebbe vinto in un combattimento tra loro all’ultimo sangue a mani nude, facendo lottare i cloni. A duello concluso il sopravvissuto era rimasto senza un occhio e con diverse ossa rotte, sicché era stato abbattuto. Uno spettacolo impressionante.
Un altro del gruppo era diventato migliore amico di sé stesso, del suo clone. Ci faceva lunghe chiacchierate, ci usciva insieme. C’era chi mormorava che avessero una storia d’amore.

Nicolau si immaginava sopra un ring insieme al suo clone, a suonarsele pesantemente.
Realizzò che doveva rinascere.

 

Sei settimane dopo il suo clone venticinquenne era pronto e Nicolau era a Nuova Berlino, un’isola artificiale nel mezzo dell’Atlantico dove si trovava la clinica di Rinascita.
Ci era giunto sul suo velivolo, senza autista, evento più che raro per uno della sua classe sociale.
La cosa gli conferiva una certa aurea da divo, veste che lui indossava con gusto. Scese accendendosi una sigaretta mentre il responsabile del dipartimento lo raggiungeva sulla piattaforma di atterraggio. – Buongiorno signore. È in anticipo! –

– Dove devo firmare? – disse Nicolau sorridente guardando il suo interlocutore attraverso i suoi spessi occhiali neri da sole.

Il lettino era freddo. Nicolau non era nervoso. Lo era stato fino a quel momento, tutta l’attesa, le noiosissime pratiche e la visita di controllo. Poi c’era stato il dialogo con i tecnici della memoria. Nicolau aveva deciso che non voleva rimuovere niente. Questa non era stata una decisione facile. Il ricordo di Atena era una ferita che sentiva che non si sarebbe mai rimarginata. C’era un prima e un dopo quella donna nella sua vita. E il dopo era stato in buona parte dolore. Ma cosa avrebbe significato eliminarla dai suoi ricordi? Si sarebbe svegliato come una persona completamente diversa? Com’era prima di conoscerla? Lui non voleva essere quella persona. Atena gli aveva aperto gli occhi su tante cose. Il dolore era così profondo perché lo era stato il suo amore. Si sarebbe privato dei momenti più felici della sua vita. Ma c’erano notti in cui si sdraiava sul letto e passava le ore a cercare di dormire, pensando a lei. Dimenticare quel dolore. Poteva quasi assaporare la sensazione. Ma Nicolau non aveva il coraggio di staccarsi da lei del tutto.

Per quanto riguarda ciò che avrebbe acquisito, Nicolau, piatto com’era, aveva specificato al momento della prenotazione che non voleva alcuna particolare impronta nozionistica: voleva sapere un po’ di tutto. Unica eccezione, voleva conoscere due lingue in più, il portoghese e il giapponese. Avrebbe potuto sceglierne sette, ma aveva paura che si sarebbe sentito strano. Anche per quanto riguarda l’aspetto fisico, non aveva scelto alcuna disciplina come predominante, voleva un corpo perfetto ed equilibrato. Il pacchetto più standard che fosse mai stato richiesto al centro Rinascita fino a quel momento.
Ora Nicolau era rilassato ed eccitato allo stesso momento. Una maschera calò sul suo viso, per il gas anestetico. Una voce gli disse di contare fino a 5. Non arrivò al 3.

Il risveglio fu meraviglioso. Nicolau sentiva di avere dormito il sonno più profondo della sua vita. Aprì gli occhi. Era una bellissima giornata di sole. Allungò gli arti sentendo in ogni direzione la superficie del letto sproporzionatamente grande che lo ospitava.
Appoggiò un piede a terra. Sentì un piacevole contatto con il prato fresco. La felicità cominciava già a pervaderlo: già solo il suo piede gli sembrava bellissimo. Cosa che non si sarebbe mai sognato di pensare. Appoggiò anche l’altro. Era ansioso. Un brivido gli percorse la schiena. Si alzò in piedi. Si sentiva grande. Prese un gran respiro.
Gli era stato detto che il risveglio sarebbe stato brutto, che si sarebbe sentito disorientato e con forte nausea. Era disorientato, ma non si era mai sentito così bene. Realizzò che la luce aveva qualcosa di inusuale. Si guardò intorno: il letto si trovava in mezzo a un enorme cortile dal prato inglese. Guardò il cielo e vide il mare. Era sopra di sé. Vedeva i raggi del sole passare attraverso l’acqua e calmi banchi di pesci spostarsi, con qualche sporadico scatto repentino. Era sott’acqua, protetto da una sorta di cupola posta molto in alto. Nel meravigliarsi della spettacolare bellezza di quel paradiso artificiale, Nicolau potè apprezzare la nitidezza del suo sguardo. Come se fino al quel momento per tutta la vita avesse indossato delle lenti a contatto sporche. Fece un passo, e per poco non cadde. A una ventina di metri dal letto c’era un grande specchio in mezzo al niente. I successivi movimenti diventarono più sicuri e consapevoli a gran velocità e presto Nicolau si trovò a godere dell’equilibrio e della sensazione di sicurezza che andava acquisendo, ed eccolo davanti allo specchio. Era nudo. Completamente glabro. Muscoloso, senza essere particolarmente scolpito. Si sentiva in grado di fare qualsiasi cosa. Si piaceva. Il suo cazzo pendeva allegro e rilassato. Era più grosso del solito? Probabile. Lo prese in mano ed ebbe una piacevole risposta sensoriale. Le sue palle sembravano invece identiche a prima, vecchie palle usurate. Passò la mano sul fianco dove prima si trovava il tatuaggio del veliero e sentì la sua pelle liscia e perfetta. Stette qualche minuto a osservarsi estasiato. Poi cominciò a muoversi, a contorcersi. Cominciò a correre. Era una sensazione meravigliosa, lo sforzo era minimo e galoppava veloce, in una corsa bilanciata. Se qualcuno gli si fosse parato davanti in quel momento sarebbe stato travolto. Sarebbe stato stupendo.
Nell’apprezzare la bellezza del posto e del momento, si rese conto che in qualche modo il suo intero modo di pensare e di percepire le cose era cambiato. Si sentiva più intelligente.

Arrivò infine al limite della stanza, dove la cupola ripiegava e finiva nell’erba. Osservò da vicino i pesci. Aveva una gran voglia di nuotare. Tutto il perimetro era circondato da questa spessa parete di vetro. Tranne da un lato, dove c’era una grossa porta. Nicolau toccò il pulsante dell’apertura e si rivelò un largo corridoio. Ai lati di esso c’era una doccia, di cui Nicolau aprofittò all’istante. Una volta asciugatosi proseguì per il corridoio. Ai lati c’erano grandi quantità di vestiti appesi, tutti della sua taglia. Nicolau tardò poco nel scegliere mutande, calzini, jeans in fibra di diamante sintetico, una t shirt comoda e delle scarpe nere. Infine aprì l’armadietto coi suoi oggetti personali: gli occhiali da sole, la carta di credito, le sigarette e l’accendino. Niente chiavi, il Blue Xenai si sarebbe aperto con la sua impronta digitale e così la sua villa e i suoi altri due appartamenti.
Alla fine del tunnel c’era un ascensore, che lo condusse alla stanza dove aveva firmato i documenti. Ad attenderlo c’era il capo reparto, che sorridente gli strinse la mano.

– Lei è in gran forma! –

Nicolau era di ottimo umore. Strinse la mano del suo interlocutore energicamente.

Passò le successive due ore ad effettuare dei test per verificare che fosse tutto andato per il verso giusto. Lui non aveva dubbi che così fosse. E così era, tutto diede risultati positivi.
Il Blue Xenai sfrecciò lungo il cielo limpido, a tratti immergendosi nell’Oceano. In poco tempo arrivò lungo la costa di una città a caso nella penisola iberica. Lasciò il velivolo sul mare e si tuffò. Nuotare era meraviglioso. Passò una mezzora a godersi la sensazione e tornò sul velivolo ad asciugarsi. Non voleva perdere tempo, aveva fretta di fare. Il sole stava tramontando.

Camminò lungo la spiaggia. Due ragazze stavano mettendo via le proprie cose per andarsene. Una era davvero bella, l’altra no. Nicolau le invitò a bere qualcosa al bar sulla spiaggia. Lo disse con naturalezza, sorridente, nel linguaggio comune, il tedesco moderno. Le ragazze ocheggiarono un po’ e accettarono. Bevettero un paio di cose e si divertirono. Nicolau stava attento a essere più sorridente con quella brutta per fare ingelosire quella bella, alla quale però non poteva evitare di lanciare occhiate fameliche. Lei sembrava ricambiare.
C’erano delle buone vibrazioni tra loro e Nicolau le portò a fare un breve giro sul Blue Xenai. Era il suo asso nella manica, e anche questa volta le ragazze rimasero impressionate e divertite.

Andarono a mangiare per il centro della città, e poi a ballare. Lungo il percorso si aggiunsero degli amici delle due ragazze. Nicolau li trovava simpatici e si divertiva.

In discoteca non sentì la voglia che lo pervadeva di solito di farsi di qualcosa o di bere compulsivamente. Stava bene. Sentì il bisogno di fumare, quello sì. Se ne stupì, il suo corpo avrebbe dovuto essere completamente libero di queste scorie tossiche e di queste dipendenze. Evidentemente il suo cervello, la sua anima erano marce. No, fumò un paio di tiri, si schifò e fece pace con sé stesso. Era finito il tempo dell’autocommiserazione. Era giunta l’ora della vita.

La musica tuonava, era un insieme di percussioni ipnotizzanti con richiami africani, uno stile che andava molto di moda. Ballò con Nita, la ragazza bella, sempre più vicini. Si baciarono e si divertirono. Andarono a casa sua e fecero il sesso più bello che Nicolau avesse mai fatto. Ci fu solo un momento, a un certo punto durante l’atto, in cui Nicolau si sentì strano e per qualche attimo pensò al suo vecchio corpo. Poi per qualche ragione pensò a suo padre e a sua madre. Ma scacciò prontamente i pensieri e si concentrò con successo sulle tette di Nita e sulla bellezza esagerata delle sue gambe aperte. Tutto era perfetto.

La mattina dopo lo attendeva un caffè e una piacevole colazione in compagnia.
Dopodiché lo attendeva il bagno. Si rilassò e sospirò mentre appoggiava il culo sulla tavoletta. Pensò a tutte le cose che voleva fare. Voleva dare una nuova impronta alla ditta, modernizzarla, aiutare scopi sociali. Si, voleva rendersi utile. Progetti grandi. Voleva cominciare ad assistere alla creazione delle opere dei suoi amici artisti, farne parte, entrare nel mondo. Ma più di tutto, in quel momento, voleva cagare e non ci stava riuscendo. Era come se non riuscisse a spingere. Ci provò per un buon quarto d’ora e poi uscì, frustrato e con mal di pancia.

Decise di portare Nita a casa sua e passare il pomeriggio con lei. Lui la prese sul Blue Xenai lasciando il velivolo sospeso a fluttuare in aria, i due corpi stretti in mezzo alle nuvole. Ma questa volta non fu il massimo, il mal di pancia cominciava a diventare molesto. Nicolau cominciava a diventare irritabile. Riprovò ad andare in bagno ma niente. La sera rimasero a casa a guardare un vecchio film sulla parete interattiva.

La mattina dopo mentre Nita dormiva ancora, Nicolau fece venire il suo medico a casa. Una volta superato lo stupore nel vedere l’involucro nuovo del suo cliente, questi procedette ad analizzarlo affascinato. Non riuscì a venirne a capo. Nicolau dovette viaggiare fino alla clinica a farsi fare delle analisi. Ci volle poco perché scoprissero che a Nicolau mancava l’ano.

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