LA TEORIA DELL’ARAGOSTA

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I miei amici non sono persone normali. Questo è assodato. Ognuno di loro ha un tratto distintivo di follia unica nel suo genere, e dopo 23 anni di vita ancora non so rispondere alla domanda “ Ma non era meglio coltivare i rapporti con quelli del gruppo della catechesi?”. Ma sai com’è, come disse un cantautore tanti anni fà :  “ I miei amici: gente poco raccomandabile, ma del resto ognuno si sceglie i propri “ .
Se la storia ci ha insegnato qualcosa però, è che molti dei lampi di genialità più fulgidi mai concepiti del genere umano siano stati partoriti da gente sostanzialmente folle.

Virgilio fu uno dei più grandi poeti della storia dell’umanità. Uno che si è svegliato una mattina e ha donato alla letteratura un capolavoro come l’Eneide, tanto per dire. E’ anche uno che ha speso l’importo di un bocchino fatto da Belen per organizzare un funerale mastodontico alla sua mosca domestica. Un’orchestra composta da cinquanta musicisti e una schiera di poeti si alternarono su un palco allestito per l’occasione per dare l’ultimo saluto all’insettino tenerello del poeta.  Si narra che Virgilio pianse parecchio durante la cerimonia. In effetti, la morte del proprio animale domestico è sempre dura da affrontare. Specie se tale animale abbia una durata media della vita di tre settimane e adori posarsi su stronzi fumanti.

Lewis Carroll ha scritto “ Alice nel paese delle meraviglie”. Stando in piedi. Se si sedeva non ce la faceva.

Se vogliamo cercare esempi più recenti del misterioso mix che lega indissolubilmente genio e follia, vi basti sapere che ho il piacere di avere un amico (di cui non farò il nome) che lavora ad altissimi livelli nel suo campo, e che è notoriamente considerato uno più che intelligente, geniale.
Pochi sanno che quest’uomo è anche stato in grado di uscire una mattina di casa con la scusa dell’andare a prendere le sigarette, e di tornare otto mesi dopo. Dopo aver incontrato al bar sotto casa degli amici in partenza per Ibiza, decise di seguirli senza dire un cazzo a nessuno. Una volta a Ibiza, conobbe un argentino che “ lo faceva un sacco ridere” ( testuali parole) , e dopo due settimane trascorse nell’isola spagnola, decise di andare in all in e  SEGUIRE IL SUO NUOVO AMICO A BUENOS AIRES.
Si presentò duecentoquaranta giorni dopo a casa sua, dove trovò la fidanzata incredula che lo credeva morto, alla quale pensò bene di dire “ Sono uscito senza cellulare, come potevo avvisarti dell’imprevisto?”.

STANNO ANCORA INSIEME.

Il punto è che da abissi di follia, possono emergere pepite di genialità. E viceversa. La teoria dell’aragosta ne è un lampante esempio.
Tale postulato scientifico, fu partorito da G. verso le sei del mattino, dopo che avevamo depredato un bar di qualsiasi alcolico fosse in grado di somministrarci, Vernel piatti e Mastro Lindo incluso.
“ Gesù, sono uscito due giorni fa e devo ancora tornare a casa. Se ci arrivo in queste condizioni poi, mio padre sicuro mi infila uno zeppo in culo, una mela in bocca, e mi vende alla sagra della porchetta.” gemo rivolto a C.
“ Dici?” –
“ Sicuro. Più che altro è mia madre che mi spaventa. S’ incazzerà a bestia temo.” –
“ No. “ proferisce il cadavere di un uomo ucciso dal liquore alla liquirizia.
“ No”.
Dopo qualcosa come quindici minuti di silenzio, G. si sveglia dal torpore alcolico che lo avvolgeva per dirci con convinzione “ No “.
“ No cosa, alcolizzato maledetto? “ indaga C.
“ No. Voi non capite un cazzo di genitori. Ora vi spiego tutto io, mongoplettici. “ afferma solenne G.
“ Oh si G “ annuisco con stanchezza “ ho proprio bisogno che un mongolo con la cirrosi e il mento ancora gocciolante di sambuca mi riveli il senso della vita.”
“ Zitti. Il genitore è come l’aragosta.” Prosegue imperterrito il magazzino di alcol al mio fianco.
“ Un’aragosta? G. ma che cazzo stai dicendo? Sei talmente fottuto che se ti butti dal poggiolo non è suicidio, è un gavettone. “ risponde C.
“ Fatemi finire, dementi.”
“ Dai allora, Sigmund Freud dei down ” mi rassegno all’inevitabile monologo di stupidità che sta per arrivare  “stupiscici con una delle tue intuizioni geniali. “.
“ Lo sapete come si cucina l’aragosta?” inizia l’ubriacone.
Mike abbiamo fatto colazione con il Montenegro.” Sbotta C. “Ieri abbiamo cenato con l’Averna. Non siamo proprio dei piccoli arciduchi esperti in aragoste, crostacei, e raffinatezze alimentari affini. Cristo, ho la bocca così anestetizzata che confonderei il caviale con la merda. Vieni al punto.”.
“ L’aragosta si cucina bollita.” Prosegue imperterrito il container di superalcolici “ Ma c’è una corrente di pensiero portata avanti da alcuni chef, che ritiene che non si debba gettare l’aragosta nell’acqua in ebollizione come si fa con gli spaghetti.”
“ E il motivo di ciò sarebbe?”
“ Il fischio dell’aragosta. “ dichiara solenne la cisterna di liquore.

“ Il fischio dell’aragosta? “ domanda scettico C.
“ Che cazzo è? L’ arbitro Collina, che fischia? Cosa vuol dire fischia?” incalzo io.
“ No ignoranti. L’aragosta, nei suoi ultimi istanti di vita immersa nell’acqua bollente, fischia. Il dolore provocato dal morire cotta lessata viva la fa fischiare. E’ lo stesso principio del guaito di un cane.”
“ Ok, quindi? “
“ Alcuni ritengono che lo shock termico che fa impazzire l’aragosta, causandone il fischio, faccia irrigidire i muscoli del crostaceo e le dia un sapore più amaro.”
“ Grazie Antonella Clerici, mi hai dato la spinta che mi serviva per presentarmi ai provini di Masterchef. Ora posso andare a dormire felice. “ commenta C.
“ Il punto è che esiste una teoria secondo cui sia meglio cucinare l’aragosta mettendola nell’acqua a temperatura ambiente, e alzando gradualmente la temperatura dell’acqua.” continua come se nulla fosse G. “una cottura lenta e inesorabile. Aumentando l’altezza del fuoco piano piano, l’aragosta morirà, ma il trapasso le sarà meno traumatico. Di conseguenza non fischierà. “
“ Hai rotto il cazzo Benedetta Parodi. Dove vuoi arrivare? “ tuono.
“ Il genitore è come l’aragosta.”

Io e C. ci blocchiamo. I primi raggi di un’alba che fa timidamente capolino all’orizzonte ci baciano il viso. Un’immagine poetica a cui noi non badiamo, perché forse abbiamo capito dove si sta andando a parare.
“ Se tu per anni hai settato la tua vita in modalità – Tornare sempre puntuale a casa/ Tutti 8 in pagella/ Mai bevuto alcolici/ mai mezza rissa – , non puoi permetterti di uscire il venerdì sera, tornare con tre giorni di ritardo, ubriaco, nudo, e con una prostituta che chiede che qualcuno saldi il conto. Non puoi farlo così, di punto in bianco. Perché il genitore fischierebbe. “.

Un magrebino sta facendo il portafogli a una donna inerme. Si bloccano e si avvicinano per ascoltare. Tutto si cristallizza, concentrato sulle parole di G.

“ Il genitore lo devi abituare. Una volta torni un’ora in ritardo. Una volta puntale ma sbronzo. Una volta in ritardo e sbronzo. Così. Per anni. E’ l’unico modo che hai per disinnescare il suo fischio. Se dovesse fischiare, perderesti contemporaneamente la sua fiducia ed il suo affetto. Con la teoria dell’aragosta perderai la fiducia. Se fai una vita da squilibrato, non puoi aspettarti che la gente si fidi. Nemmeno io mi fido di me, cazzo.”

Su questo nessuno ha da obbiettare.

“ Ma l’affetto non verrà mai toccato. Mia madre un tempo non mi parlava per una settimana, dopo che mi beccava marcio al rientro a casa. Dopo anni di acclimatamento, ora non ci fa più caso. S’incazza, mi insulta al risveglio, ma per ora di pranzo sono di nuovo coccole e carezze.”

Siamo basiti. Un ciclista che ci ha seguito per duecento metri, perso nel verbo di G. non nota una buca, cade e si sbuccia orrendamente un ginocchio. Resta per terra, composto e sanguinante. Si toglie solamente il caschetto per sentire meglio.

“ La realtà è che nessuno fischia se lo abitui. Nessun cambiamento è percepito come tale se graduato nel lungo termine. Un rapporto finisce perché si deteriora nel tempo. Un giorno ami una persona. Un anno dopo non la ami più. I segnali non è che manchino. Il cambiamento avviene, ma si evolve lentamente e tu non te ne rendi conto. Becchi la morosa a letto con un altro, fischi. Ti svegli una mattina e ti senti dire “ Sai, non ti amo più” non fischi. Starai male, ti crollerà la terra sotto i piedi. Vorrai morire, ti chiederai il perché. Ma non fischierai. In un anno di rapporto qualcosa ha fatto alzare la fiamma piano piano, e tu te ne sei rimasto placido a mollo nell’acqua senza accorgerti di nulla.”.

Da una serata di ignoranza e follia, emerse il genio di un alcolizzato baciato dalla luce del nuovo giorno.
Forse.

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