LA VERITA’ IN FONDO AL CAMPARI

collins

Martedì. Aperitivo, stessa storia stesso posto stesso bar.

Il solito gruppo di minorati si ritrova a fine lavoro per le classiche birre post lavoro. Nella durata della bevuta possiamo attraversare ogni genere di discorso, dipende solo dalla quantità di cucchiaini di merda con cui la giornata trascorsa ci ha serenamente imboccato.

Il martedì in questione è stato, e continua ad essere, particolarmente crudele.

Anche nel momento della giornata in cui dovremmo avere il cervello spento, stiamo qui ad ascoltare F. che -avendo deciso di portare all’aperitivo la sua nuova fiamma- tenta di parlare di cose serie e attualità per fare colpo e non sembrare stupido come una bestia da traino.

Nessuno sano di mente porterebbe una ragazza con cui non si ha confidenza a un aperitivo con me, S., e soprattutto D. Siccome F non ha trovato valide alternative, siamo qui ad ascoltare teorie e opinioni sul ruolo della Russia nella guerra all’Isis distribuite dall’alto di un diploma di terza media preso a bestemmie, ceffoni e compassione.

“ Vedete, io credo che dal punto di vista geopolitico, la Russia una volta finito il caos in Siria, procederà comunque in una campagna mediorientale. S’inimicherà Israele e troverà un alleato nell’Iran”.

La quaglia, che porta il nome di Gloria, osserva rapita il nostro piccolo esperto di politica internazionale.

“ F, con tutto il bene che ti voglio “ interviene S. dopo una manciata di secondi di silenzio “ non sei mai andato oltre Affi nella tua vita. Di che cazzo vai farneticando?”

“ Ma no vedi, lo spiegavo poco fa a Gloria. Ragiona, se consideri che la Russia sta spostando un immenso quantitativo di forze militari e navali in punti di confine, è semplice prevedere che in un futu “

“ Ieri a metà del quarto Campari col gin ho avuto un’epifania, e ho compreso che la chiave per capire la nostra generazione è nascosta nelle pubblicità a lato dei porno “

 

E poi arriva D.

 

Dai tavolini di fianco provengono schiarimenti di voce imbarazzati. Occhiate furtive verso di noi.

“ D. per una volta che stavamo parlando di una cosa seria, che cazzo” balbetta F.

“ Ma se non sai nemmeno dove sia la Russia? A nessuno qui, te compreso, gliene frega un cazzo davvero. Specialmente a fine giornata. Siamo solo quattro inutili mezzeseghe che si trovano a fine lavoro per stordirsi di idiozie e alcolici in maniera tale di evitare di pensare che ci rompiamo il culo tutto l’anno solo per restare a galla. Siamo “ la gioventù “ anche se tra un po’ avremo trent’anni suonati, questo già dovrebbe dirla lunga. Cristo, la parte più ricca della mia giornata è quando guardo film in streaming la sera. E accendo un cero a San Giacomo perchè mese scorso si è trasferito di fianco a me un mongoplettico che non ha idea che al Wi-fi si possa mettere la password, sennò manco ‘sto maxi lusso mi potevo permettere.
Quindi no, non stavamo parlando di cose veramente serie. Stavamo solo propinando una maxi truffa ai danni di Miss Bellicapellicicciniriccini qui, al fine di indurla a dartela perché in realtà sotto uno strato superficiale di operaio zotico, in te si cela un intellettuale incompreso. Ma siccome tutto ciò è penoso e sta andando decisamente troppo per le lunghe, ho deciso di porre fine a questo squallido teatrino per regalarvi una VERA riflessione. “

Se la delicatezza fosse una disciplina sportiva, D. arriverebbe ultimo anche alle Paraolimpiadi.

F. lo fissa con la vena alla Vegeta che pulsa sulla tempia destra. Io tossisco mezza Guinness rischiando il soffocamento, S fa altrettanto con un cubetto di ghiaccio del suo campari.

D. ha la faccia soddisfatta di Torquemada in mezzo a un rogo.

Quanto a Gloria, giudicando dal colorito del viso, si deduce che al momento su quella fronte ci si potrebbero sterilizzare siringhe e strumenti medici. L’espressione è inequivocabile: per F, anche stasera seghe.

“ E’ una di quelle epifanie che devi condividere assolutamente immagino D, sbaglio?”

“ No Zana infatti, ora zitti e ascoltate”

Giurerei che un tizio due tavolini più in là si sia sistemato sulla sedia per poter ascoltare meglio.

“ Dunque, ieri come vi dicevo ho cercato rifugio dal logorio della vita moderna dentro all’affezionatissimo Campari, poi navigando in internet sono finito sui porno”

“ Tu non ci navighi in internet “ commenta S con aria scettica “ tu navighi sui porno”.

“ No beh sono dettagli irrilevanti ai fini del discorso”

“ Irrilevanti una cippa” insiste S “ se apro la tua cronologia ci trovo dentro un cimitero di spermatozoi. Se premessi “ y “ penso che nella lista che uscirebbe dal motore di ricerca, Youtube non sarebbe nemmeno nei primi 30 risultati “.

 

Gloria nel frattempo sta cercando con gli occhi una via d’uscita all’incubo di disagio che è diventato il nostro aperitivo.

 

 

“ Ripeto, è irrilevante. Dunque, vi ricordate le vecchie pubblicità dei porno? Quelle dei primi anni di internet serio?”

“ Si beh non ricordo sostanziali differenze” replico.

“ Perchè sei un ebete. C’è un mare che separa il prima e il dopo. Una volta le pubblicità erano piene di sensibilità verso il prossimo. Rispettavano la tua intimità ed il tuo bagaglio di incertezze, ti proponevano con tatto “ Ehi tu! Non ti andrebbe di trovare una ragazza vicino a te? “. Era come se ti appoggiassero una mano sulla spalla per sussurrarti all’orecchio un’alternativa valida. In una parola, erano gentili. “

“ Non capisco il punto “ sentenzia S. dopo alcuni istanti di riflessione.

“ Il punto è che adesso ti insultano. – Ancora a farti le seghe? Stronzo! – , – Ma scopane una vera, sfigato!- . Cosa ti fa capire questo? “

“ …. che adesso le pubblicità dei porno le scrive Mara Maionchi? ”

“ No Zana. Ti fa capire che non esiste più spazio per la delicatezza nemmeno nella dimensione più intima di una persona. E non parlo solo di uomini, ovviamente includo le donne. E no Gloria, non provare nemmeno a dire che voi donne non guardate i porno perché è una storia più vecchia degli alligatori nelle fogne di New York, e se provi anche solo a tirarla fuori giuro che riduco questo bar a livello Cartagine 146 a.C.”

Basta, ormai Gloria è destinata al TSO.

“ Ma le pubblicità, specialmente quelle nei porno” prosegue D “ non sono altro che lo specchio di una società. E le società a loro volta si possono misurare anche in base ai rapporti umani che legano gli individui che ne fanno parte. E’ assiomatico quindi, che se le pubblicità sono diventate così aggressive, lo siano diventate unicamente perchè riflettono una generazione che basa rapporti umani su aggressività e paura. Ed è solo per questo che -per esempio- è diventato così difficile trovare la donna giusta.”

Mi accorgo solo ora che non c’è più musica di sottofondo nel bar, c’è solo gente girata verso di noi.

“ La realtà è che a noi ormai piace guardare, ma non farci vedere. Siamo diventati bravi a esternare quelle poche emozioni che proviamo a colpi di ashtag e limite di 120 lettere, poi usciamo di casa e non sappiamo dire un cazzo di vero su di noi. E’ scomparsa quella gentilezza che un tempo l’intimità tra persone esigeva. E su queste basi come ti aspetti di costruire qualcosa con qualcuno? Porti a cena una ragazza, ed entrambi seguite inconsciamente un copione. Avete entrambi paura di far vedere quello che c’è nell’intimità. Finiti i tempi del meraviglioso scoprirsi a vicenda. Adesso solo insulti da Youporn “

 

 

 

Un tale al bancone scoppia a piangere tenendosi la testa tra le mani. Bariste si abbracciano col volto rigato dalle lacrime. Un tizio si avvicina a D e avvisa che il prossimo giro lo paga lui.

 

“ E tutto questo l’avresti dedotto dai banner a lato porno..“ sospira S.

“Già “ sentenzia orgolgioso D.

“ Lo trovo un filo campato in aria”

“ U- uh “ sogghigna D “ e infatti quanta gente conosci della nostra età che è innamorata per davvero e non si rispecchia in clichè sentimentali di merda o fidanzamenti atti solo a lenire la paura di solitudine? “

Il tizio al bancone si alza di scatto, esce dal locale, e corre a gettarsi sotto un Iveco che sta transitando davanti al bar.

“ Quindi eccovi spiegato il problema dell’Occidente. Ora tornate pure a parlare delle guerre in Stocazzestan e affini, io mi bevo un campari.”

 

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