MICHELE

Treno regionale Trento-Verona.
Michele ha caldo, il marmo della stazione emana calore. Un calore accumulato durante tutta la giornata, da quando il sole sorge alla sinistra della pensilina, fino a quando, lasciandola per un attimo all’ombra, non la supera e se ne scende a destra, dietro le montagne.
Michele pensa a Claudia, quella del gruppo di lavoro all’università. Ma lei lo ha sempre ignorato. Si conosco da una vita, vengono entrambi dallo stesso quartiere di Napoli.
Lui non se lo sa spiegare, non capisce il perché di così poca considerazione.

Michele suda, ci saranno 40 gradi. Si asciuga il sudore che gli gocciola sul mento attraversando le guance, senza fatica. Michele non ha la barba. Gli piacerebbe, ma in quel momento pensa a quanto starebbe soffrendo con tutta quella peluria, con tutta quell’afa.
Passa Giulia, gli fa un sorrisino. Che figa Giulia, pensa. C’ha un culo che è la fine del mondo.
Gli aveva chiesto di uscire qualche mese fa, Giulia. Ma Michele ha procrastinato, e con qualche scusa se l’era scampata.
Michele pensa a Claudia.

Da quando sta a Trento molte ragazze gli hanno chiesto di uscire, ma un po’ per timidezza e un po’ per Claudia, ha sempre rifiutato.
Lo trovano attraente, pensa. Ma Claudia? Spesso nemmeno lo guarda negli occhi. Sarà per quello che è successo qualche anno prima, a Napoli. Prima erano molto amici. Ma poi, dopo quella cosa, Claudia si è sentita offesa. E, da lì, pare essere partito il distacco. E lui che sperava di avvicinarsi a lei.
A Claudia piacciono i ragazzi, ma quello che ha fatto Michele per lei era inaccettabile, era così giovane.

A Claudia non piacciono i ragazzi come Michele.

Arriva il treno, in orario.
Michele sale e si siede in uno di quei posti da quattro. Appoggia il suo zaino davanti a sé.
Una ragazza si siede nei posti di fianco, quelli dall’altra parte del corridoio.
Ha una valigia molto pesante, prova ad alzarla, fa fatica.
Michele fa palestra. Quando si guarda allo specchio, si piace. Il suo fisico ora è come un traguardo per lui: non è nulla di che, non vuole diventare uno di quelli super pompati che si riempiono di olio e camminano in perizoma sulle passerelle. In perizoma, che schifo.
A Michele però piace mostrare i suoi risultati – la canotta della Vans ne è la prova.

Michele, colpito da un coraggio che raramente lo rappresenta, si alza e dice alla ragazza: “lascia stare, faccio io!”

“Ma quale cazzo di problema avete voi uomini!? Ogni volta che prendo questo cazzo di treno qualcuno di voi deve fare il grosso e mostrare tutta la sua forza perché: guardala, poverina, un’esile ragazza, tutta sola con una valigia troppo pesante! Sicuramente non ce la farà, andiamo subito ad aiutarla!”.

“No, ma guarda io in realtà…”

“In realtà, un cazzo. Ce la faccio tranquillamente da sola, e se non ce la dovessi fare o la lascio tra i sedili oppure al massimo la chiedo io una mano, stai tranquillo”.

A Michele piacevano le donne, piacevano tanto.
È strano perché quando è nato ci si è ritrovato, in un corpo di donna, ma non era la stessa cosa. Lui in quel corpo non si piaceva, non ci si trovava, non ci si sentiva.
Lui non era donna.
Lui era Michele.


Grafica di Benedetta C. Vialli

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