MICROPENI: GUIDA ALL’USO.

Ossia, articoletto scritto per ragazzi che pensano di avercelo piccolo, ad opera di un ragazzo che ha parlato con ragazze che “hanno fatto sesso” con ragazzi che ce l’avevano veramente piccolo.
(e che non dice però quanto ce l’ha lungo lui)

Si può quantificare la virilità in centimetri?
Se lo si chiede a un qualsiasi uomo medio, molto probabilmente la risposta sarà sì. Ma a noi non interessa. Penso che sia come rivolgersi ad un allevatore di cavalli: ti dirà sempre che il suo stallone è il migliore in circolazione. Ma a noi, appunto, non interessa. Il parere che conta davvero – e questo ci interessa – è quello del fantino, di colui che poi cavalcherà il cavallo, insomma, il vero fruitore della bestia. Solo lui saprà dirci se effettivamente quello è o non è un buon cavallo. Ed è per questo che mi sono rivolto direttamente a loro, a delle mie amiche: insomma, a delle vere fruitrici del cazzo (e no, nessuna di loro ha mai visto il mio pene, che mi ricordi).


«Ma te, sei una fonte attendibile?
Ema non lo so, te lo lascio immaginare! Credo comunque di avere abbastanza esperienza rispetto alla media.

Anche perché il fatto che io metta gonne tipo contadina polacca, non vuol dire che non scopo. Non è che bisogna mettere sempre in piazza tutta la mercanzia.
Mettiamola così, io non ho fatto le gang bang con le squadre di rugby, però penso di aver visto un po’ di cose.»


Non è stato facile rintracciare tra le mie conoscenze chi avesse avuto questo tipo d’esperienza. Un po’ perché non ho molte conoscenze e un po’ perché, non so come mai, nessuna di loro si sentiva subito a suo agio nel rispondere alla domanda: “Ciao! Hai mai scopato con un tipo col micropene?”. Nonostante tutto, sono riuscito a rintracciare alcune ragazze che di esperienza ne hanno eccome.


«Ne ho visti di ogni! Pensa che una volta me n’è capitato uno con un pene veramente brutto, con tipo delle bollicine bianche […]»


Niente chiacchiere, molti fatti. Non so se mi spiego, ma queste ragazze mi parlano di peni che – in erezione – si sentono di paragonare a vecchi cellulari, a chiavi della macchina, a piccoli ortaggi e a palmi di mani. E, credetemi, hanno delle mani veramente piccole.


«[…] La cosa stupefacente per me, è che lui è stato pure con un sacco di ragazze! Delle fighe stratosferiche che se lo sono conteso per anni! Quindi evidentemente a me stupiva più questo! Cioè, evidentemente non è…per tante ragazze non è stato un problema. Tra l’altro c’è anche un altro tipo con una situazione del genere, con cui sono stata a letto. È messo un po’ meglio eh, però non è messo affatto bene. Ed è a sua volta una delle persone che scopa di più tra le mie conoscenze! Quindi sì, ci sono queste cose-vagamente-inspiegabili…


E com’è stato?
Com’è stato…

Beh…boh..nel senso, il fatto è questo. La stragrande maggioranza delle donne ha un orgasmo che non ha niente a che vedere con la penetrazione. Quindi sostanzialmente il fatto è questo. Puoi avere quel che c’hai e se sei consapevole di quello che hai, impari anche ad usarlo. E posso spezzare una lancia a favore del fatto che lui lo sa fare (sorrisino).
Detto questo, chiaramente, ci sono tutta un’altra serie di robe che chiaramente possono risultare un po’ strane, cioè nel senso…al livello di…proprio, penetrazione, non è particolarmente interessante, però come dire, dopo 2 minuti è la parte meno interessante del sesso. Quindi alla fine, è un po’ strano perché c’hai veramente meno materiale a disposizione.»

«[…] poi, sì, può essere un problema, ma principalmente per la persona che lo possiede.»


Sembra, quindi, che la paranoia delle dimensioni riguardi per lo più i possessori di pene stessi. E quando dico pene intendo entrambe le cose, sia il pene come organo sessuale maschile, sia pene nel senso di quelle sofferte, che purtroppo in queste circostanze non sono per niente micro.

Mi domando: queste diffuse menate maschili potrebbero essere ricollegate alla grande cultura che ci facciamo, sin dalla giuovine età, con la pornografia non amatoriale? Quella di John Holmes, quella di Johnny Sins, per intenderci, quella dove l’uomo è una macchina tuttofare costruita attorno ai suoi 32 centimetri.
Si potrebbe pensare anche ad un’idea distorta del “rapporto sessuale” stesso? Perché, in effetti, quando parliamo del rapporto spesso lo riduciamo, e quindi lo sminuiamo, all’idea della penetrazione, ovvero dell’inserire il pene nella vagina.

E tutto il resto? È veramente solo un contorno? Sono confuso.

A questo punto, realizzo che la penetrazione è solo una parte del rapporto sessuale e non effettivamente l’unica cosa di cui quest’ultimo ha bisogno per essere considerato tale. Infatti, se ci pensate, la penetrazione può avvenire in un dato momento solo tra due persone, mentre il rapporto sessuale può avvenire contemporaneamente, sì, tra due persone, ma anche tra tre, quattro, cinque…ovviamente può avvenire anche semplicemente da soli – e di questo noi insicuri siamo molto esperti.
Ora lascio parlare le ragazze. Quello che ho scoperto grazie a loro mi ha molto stupito. Alcune sono rimaste veramente traumatizzate dal micropene. Altre, invece, si sono fidanzate con il suo portatore.

La prima cosa che mi interessava sapere era il momento della scoperta, dell’apertura del pacco. A volte capita che le ragazze vedano questo come primo cazzo della loro vita. 


«Mah, Ema, se non hai mai visto un cazzo nella tua vita, o meglio, se li hai visti ma solo nei film o…insomma ci siamo capiti, non hai idea! È così, è come i mormoni che nascono nei paesi dove ci sono solo i mormoni e pensano che sia la normalità!
Poi esci dal paesino mormone e vedi altro.»


Altre volte, ragazze che hanno maturato più esperienza nel settore – e che quindi sono più autoconsapevoli – rimangono invece molto sorprese.


«Allora, dopo esserci baciati, io ho iniziato a sgusciarlo dai suoi strati e…beh, lui è abbastanza basso come ragazzo, è più basso di me e…però insomma non è che vado a pensare “oddio, quelli bassi ce l’hanno per forza di cose lungo” cioè, non pretendevo la regola della L!
Poi praticamente, gli ho tolto le mutande e…eh, ci sono rimasta un po’ male.»
 


Anche le loro reazioni sono state differenti. C’è chi ha reagito con rassegnazione o utopico pragmatismo:


«Ma in realtà Ema, cioè, che cazzo vuoi fare!? C’è, uno io non so cosa t’hanno detto le altre ragazze, due io non sono mai sbronza, quindi ero sobria, tre è una persona a cui comunque voglio bene, che conosco ma…anche se non l’avessi conosciuta uguale! Nel senso, che cazzo fai!? Cioè la situazione in cui sei…»


Chi invece ha reagito con meno aplomb e forse era colpa del vino: 


«Ho riso.» 


Comunque, la cosa sorprendente che ritorna in ogni intervista è che il ragazzo micropenico dimostrava z-e-r-o segni d’imbarazzo, nessuna vergogna. Insomma, per loro era tutto normale.

Una tranquillità che risulta paradossale considerando il fatto che, qualora la coppia provava a farlo protetto, al piccoletto i preservativi stavano sempre larghi.


«Il preservativo l’ha messo. Però guarda, la situazione è stata imbarazzante.
Mi sembrava tipo uno Swiffer che cercava di pulire la mia cavità vaginale, sentivo questo manico di carne e poi questo sacchetto che continuava a scivolare dentro…era una cosa disgustosa.»


Lo so. Starete pensando «forse non era completamente eretto, dai. Vuoi l’alcool, vuoi la stanchezza…» Comprensibile. Anche le ragazze, in effetti, c’hanno pensato. Hanno quindi provveduto ad una valutazione empirica.


«Tanto che cioè, l’ho un po’ toccato per capire appunto se doveva ancora crescere…boh ho cercato un po’ di contatto, di farlo crescere, di aiutarlo un pochino! Soltanto che non…non…non funzionava proprio! Lo vedevo proprio piccolo.»


E come hanno valutato il rapporto (o tentativo di) le mie intervistate? I feedback sono molto vari. Sia sul momento dei preliminari – «veramente comunque ero imbarazzata, non gli ho nemmeno fatto un pompino perché non sapevo veramente se valeva la pena continuare» – sia sull’esperienza penetrativa in sé.
I loro giudizi non sono unanimi: da un lato, c’è chi si è fatto forza, ne ha colto i micro-lati positivi e magari ci si è pure fidanzata. Dall’altro, c’è chi – «è stata una scopata orrida», «ansimava come un montone e io invece non sentivo niente», «non è nemmeno venuto» – ha preferito girarsi dall’altra e dormire.


«Poi lui mi ha dato un bacio in fronte e ci siamo addormentati…»


Ho capito che, in media, sembra che un incontro con un micro-dotato avvenga una volta nella vita. Quindi, se non vi è ancora capitato, può essere che stia per succedervi, care lettrici e cari lettori. È per voi che ho chiesto alle mie intervistate cosa avrebbero consigliato ad altre ragazze nella stessa «situazione schiacciante», come l’hanno ironicamente definita. Mi sono reso conto che ci sono due generi di risposta che dipendono dal legame e\o dal sentimento che vi unisce al signorino.

  1. Le ragazze dicono che se lo conosci, e soprattutto se gli vuoi bene, «bisogna stare tranquilli e vedere ciò che si riesce a fare» e non ha senso farne «un caso di stato».
  2. Se invece non lo conosci, ti puoi tranquillamente «levare dal cazzo» e «sfanculare la scopata» da gran signora. Non solo, le mie intervistate vi ricordano di «non farlo mai per pietà». Aggiungono, poi, che «dovete ridere spesso, così se vi scappa la risata in quel momento, come a me, sembrerà tutto normale.»

 

Anche io vi regalo due miei consigli personali, ispiratimi da queste interviste.

  1. Oh, microdotato che stai leggendo, c’è chi dice: “gli organi genitali maschili, per una donna, sono solo una parte del “tutto”. E, per una donna, il tutto è sempre più della somma delle parti.” Quindi, inizia ad allenarti nelle tante alternative che possono esserci alla penetrazione e vedrai che le dimensioni del tuo cazzo potranno accompagnare solo. 
  2. E invece te, partner, metti che dopo un rapporto con un microdotato, dove tutto è stato bellissimo, ti rimane comunque la voglia di sentire dentro di te un qualcosa di grande, grosso e vivo: passa alla poligamia e il problema è risolto. Daje Cesare, share the love insomma.

Quante cose ho imparato da questa inchiesta sui micropeni. Ci sto ancora pensando. Per esempio un problema che può avere il microdotato potrebbe essere proprio l’atto della fecondazione. Un pene può essere così piccolo da non riuscire a superare le grandi labbra e quindi a essere impossibilitato a lanciare una freccia-sperma verso il bersaglio-ovulo. Ma poi, con più serietà, ho pensato che «ehi, leggiamo tra le righe, il micropene ha più vantaggi che svantaggi, cioè fare sesso senza mai rischiare una gravidanza è tanta roba no?»

Un’altra cosa che ho imparato da queste ragazze è che tutti quanti noi dovremmo farci due domande sulle nostre capacità, sulle nostre skills da spendere in tutto ciò che succede – nel letto/macchina/vicolo – al di fuori della penetrazione.


«[…]le dimensioni contano, nel senso che se hai una cosa gigantesca, è un problema. Se hai, boh, uno molto piccolo, può essere un problema; se sai utilizzare quello che hai, va bene!
Cioè, in generale no non è vero che non contano…la cosa fondamentale è sapere come utilizzare “quella roba”. E sapere come utilizzare quella roba, è raro anche nelle persone normo-dotate. Assai raro! Ma proprio, potrei continuare a dire: «assai raro, assai raro, ecc…»


Per concludere, sono rimasto molto colpito dai dati emersi da quest’indagine. Gli aspetti socio-antropologici tirati in ballo mi hanno fatto riflettere. E poi diciamocelo, «il sangue nel corpo è sempre lo stesso: più ne deve scorrere nel cazzo perché è grosso, meno ne rimane al cervello» e alla luce di questa lunga inchiesta, quindi, oggi rivaluto l’entità delle paranoie attorno al mio bargello. So che devo uscire subito a farmi una cultura approfondita sulla vulva e i suoi misteri. Per questo vi saluto, devo scappare.

(E comunque non vi dico lo stesso quanto ce l’ho lungo).

 

Con immutata stima.

 


(Illustrazioni di Benedetta Vialli)

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