PAURA E DELIRIO AL COLLOQUIO

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La vita è una cosa piuttosto semplice.
Nasci, tenti di galleggiare in una palude di merda che prende il nome di esistenza, e poi a una certa muori. Ma siccome questo non era ovviamente sufficiente, tra un fusto di birra e un vino bianco del discount, devi anche lavorare.
Detto ciò, si possono fare alcune considerazioni in merito al lavoro. Tipo che una volta si trovava più facilmente. Tipo che una volta non avevi la televisione a indottrinarti riempiendoti di ambizioni, le quali poi ti portavano a fine maturità in uno scenario in cui tutti volevano fare gli attori, i cantanti, i broker.
Poi però arrivava la vita a ricordarti che sì ,tutto molto bello, ma serve anche gente che lavi i piatti e spazzi per terra.
Oggi quindi, per questo ed altri fattori economici di cui non sono a conoscenza, il lavoro è un tasto dolente per il 99% degli under 30. Talmente dolente che ogni tanto ti capita di assistere a scene di miseria umana, per le quali magari vedi amici che a una certa prendono e vanno a lavorare in Australia per un anno o due. Il che va benissimo se me la fai come esperienza a 18 anni, ma se la fai a 27 comincia ad essere più preoccupante. Ognuno faccia quello che vuole, sia chiaro, ma non provare a vendermi ‘sta pagliacciata come la svolta lavorativa della tua vita. Stai via un anno a guardare canguri del cazzo, a polverizzarti la schiena sollevando angurie e a dire “ I love you “ alle turiste tedesche in spiaggia.
Tutte cose che sono notoriamente un must nel curriculum del perfetto dirigente di multinazionale.

Tuttavia, l’età in cui viviamo ha -oltre ad aver trasformato la ricerca di un lavoro in una cosa difficile in sé- anche reso un’impresa i colloqui.
Ed io, che penso di avere la carriera più priva di senso della storia dell’uomo, sono un esperto di colloqui.
Nella mia vita sono passato dall’essere pagato per infilarmi all’interno di tombini ricolmi di orrori innominabili, all’essere pagato per intervistare Higuain in una finale di Coppa Italia. Dallo spostare sacchi di cemento in un cantiere dove non era a norma nemmeno la serratura della porta del container dove mi cambiavo, al lavorare in completo elegante nella reception di un hotel 4 stelle.

Che mi turba la notte, non è il pensiero della crisi economica, è il pensiero che il futuro potrebbe riservarmi altri colloqui.

Tutto questo in realtà diventa semplicemente un preambolo utile a introdurre il racconto del colloquio di lavoro più idiota in cui io mi sia trovato, e durante il quale ho realizzato che la giustizia ogni tanto dovrebbe chiudere un occhio nei confronti del reato d’omicidio.


 

TRENTO – SETTEMBRE 2010

Un giovane Zana esce rinfrancato dalle vacanze estive post maturità. Ha coraggiosamente scelto di non proseguire gli studi e si affaccia al mondo del lavoro, pronto a forgiare un sé stesso nuovo, un sé stesso che farà strada.
Questo era il programma, almeno.
In realtà, dopo una settimana mi rendo conto che non ottengo risposta nemmeno dalla Mercedes dopo essermi proposto come manichino per i crash test.
Pondero di imputtanare in maniera totale la mia vita facendo la cavia e magari ottenendo dei superpoteri, quando squilla il telefono.
Rispondo. E’ una tizia amica di mia madre che, essendo a conoscenza della mia situazione, mi parla di una ditta -testuali parole- “ giovane, fresca, dinamica “ che cerca personale.
Di cosa si occupano? Non lo so di preciso.
La loro sede dov’è? Mistero.
Ma in che ambito lavorano almeno? Fruscio di foglie e dolce frinir di cicale.
Questa donna ha solo un biglietto da visita e un recapito telefonico del loro responsabile regionale.
Compongo il numero con la sicurezza e la serenità di un ceceno che si presenta a un party di nazionalisti russi, d’altronde non mi pare di avere scelta.

TUUUU TUUU TUUU

….

“ Si buonasera, qui Righetti “

Il tono di voce è da Cumenda di Vacanze Natale 1983. Me lo immagino già che razza di abominio umano dev’essere. Il classico stereotipo vivente con un ego più grande del debito greco.
Mi sforzo di non lanciare il telefono nel fiume adiacente la mia dimora, e spiego la situazione. Sono un ragazzo meticoloso, scendo nel dettaglio e faccio domande complicate tipo “ Ma di cosa vi occupate precisamente?”. Ottengo risposte altrettanto precise.
“ Noi siamo una sorta di network di collaborazione e partnership, che si prefigge lo scopo di essere un collettore di joint venture aziendali nei settori più disparati”.

Chiaro no?

 


Un ictus, un’ischemia, uno shock anafilattico, ed un collasso cardiaco si mettono a litigare per chi dovrà colpirmi per primo.
Probabilmente non si mettono d’accordo, ed è per questo che io sopravvivo miracolosamente a questa frase portentosa.
Mi sono bastati 15 secondi netti per capire che dovrei chiudere la chiamata e arruolarmi nella legione straniera, pur di evitare di incontrare questo folle. Sto arzigogolando una scusa quando lui mi interrompe bruscamente “ Ma allora dimmi un pochino, quando ci vediamo per fare due chiacchiere?”
“Beh, io”
“ Come sei messo tra venti minuti? “ ( giuro )

NO NO NO, DI’ CHE TI DEVI VEDERE LA REPLICA DEL FUNERALE DI LADY DIANA E POI FAI SALTARE LA SIM COI PETARDI!

“ Io…sono, sarei libero “ MAVAFFANCULO
“ Perfetto, ci vediamo al bar X tra venti minuti”


Salgo in macchina e mi pento di non essere un boss della ’ndrangheta perché così almeno avrei avuto la speranza che qualcuno mi ci avesse piazzato sotto una bomba.
Arrivo al bar, mi siedo, ordino.
Cinque minuti dopo la porta si apre e io ho già capito che Righetti, è lui.
Valigetta ventiquattr’ore rivestita in pelle di qualche animale probabilmente estinto, giacca nera a taglio lungo, completo elegante e un orologio per niente vistoso che sembra pesare come uno Zeppelin. Non può essere d’oro o costerebbe svariate centinaia di migliaia di euro, ma sicuro che mi sbatterà in faccia il fatto che lo sia.
Tre minuti dopo, alla fine dei convenievoli, mi assicura ridendo che col suo lavoro si è potuto comprare un autentico rolex d’oro e “ Uè, vero eh! Mica patacche! “.
Se potessi incendiare la gente con la sguardo a quest’ora questo bar sarebbe ridotto come il teatro La Fenice di Venezia.

“ Ma dimmi “ continua suadente il demente che mi sta di fronte “come ti vedi tra 5 anni ?”

Non so neanche che cazzo fare dopo che sarò uscito da questo bar, tra 5 anni potrei essere in Sierra Leone a domare giaguari così come potrei finire a Regina Coeli per truffe telematiche.

“ Non lo so…con un lavoro? Che me ne vado da casa dei miei? Che magari ho pure una macchina?”
“ Mmmm ” annuisce pensoso il subumano “ Quanti soldi vorresti al mese? “

‘Sta cosa stà degenerando.

“ Boh…abbastanza da vivere sereno? “
“ Mmmm, qui ci manca un po’ d’ambizione eh?!” dice il gibbone mentre ride a crepapelle.

A seguire parte monologo su CREDERE NEI PROPRI SOGNI/ CONVINCERSI DI ESSERE VINCENTE/ NULLA E’ IMPOSSIBILE/ MI SONO FATTO TUTTO DA ME. Pare un mix tra una pubblicità dell’Adidas ed un qualsiasi film americano degli anni ’80.
Pondero di stordirlo con uno sgabello, caricarlo nel baule e lanciarlo nell’Adige con un’incudine al collo. Desisto al pensiero di mia madre che mi viene a trovare in carcere.

“ Comunque ho deciso, mio caro ragazzo “ prosegue il bonobo in cravatta “ domani tu vieni alla nostra presentazione ufficiale! Non pensarlo come un colloquio, non ti devi agitare. E poi ci sarà lui, il nostro leader, Bartoletti! Un uomo davvero sensazionale, mi ha cambiato la vita“.

Dopo quindici minuti non ho ancora capito cosa faccia quest’uomo per vivere, e lui mi propone di seguirlo al ritardo party della ditta. Rabbrividisco poi all’idea di conoscere Bartoletti, che se è colui che ha plasmato il deficit cognitivo che sta dinnanzi a me, dev’essere il Sauron della Cumenderia.

“ Ma io veramente dom… “
“ Perfetto! Alle 6 meno dieci ti passo a prendere! “ trilla l’orango sorridente
“ No ma…sssi ok, vengo a dare un’occhiata allora. Però strano, ho sempre pensato che i ritrovi di questo tipo fossero cose che durano tanto e iniziano al mattino.”
“ Si infatti “ sorride Donkey Kong.
“ Ma mi hai detto che vieni a prender… “
“ Alle 6 meno dieci in punto! E’ lunga fino a Parma! “
“ Parma?! “ una mano di gelido terrore si stringe attorno al mio collo.
“ E’ lì che andiamo ragazzo, Parma! “
“ MA PERCHE’ A PARMA? NON SIETE UNA DITTA DI QUI ? “
“ Sì e no, ci piace cambiare! “ afferma sorridente il tenero esemplare di gorillus ritardia.

Sospetto che sia come in Men in Black, in realtà il corpo di Righetti è solo un mezzo di trasporto pilotato da un alieno mongoloide che si diverte a coglionare il prossimo. Dopo 10 secondi di silenzio capisco che no, non sta scherzando. Sto parlando con uno sconosciuto che mi vuole portare a Parma per la presentazione di una ditta di cui non so nulla.
Potrebbero trafficare in uranio come produrre preservativi alla frutta, boh.
Sarà la spensieratezza dell’età, sarà il coraggio di buttarsi, sarà l’ingenuità, sarà che ero semplicemente stupido e inesperto, che accetto. Torno a casa, saluto mia mamma come Forrest Gump saluta Jenny prima di partire per il Vietnam, mi metto a letto e aspetto che arrivi il mattino seguente.

Alle 6 meno dieci la strada è deserta. Alle 6 meno cinque pure. Alle 6 intravedo da lontano arrivare Righetti. So che è lui perché quello è un Cayenne. La macchina per eccellenza del Cumenda. La macchina che palesa agli altri la tua sindrome da compensazione del cazzo piccolo. Lo status symbol per eccellenza.
Si abbassa il finestrino “ Uè ragazzo! Salta su, che il tempo è denaro!”.
Mi rendo conto della cazzata che sto facendo solo in quel momento. Ormai però è tardi. Devo stare seduto, composto e con la bocca aperta mentre mamma vita mi imbocca con questo delizioso cucchiaio di feci.
Lungo la strada ci fermiamo a raccattare due tizi che sono la fotocopia di Righetti e la cugina strabica di Crudelia Demon.
Da Rovereto a Parma è un fiorire di conversazioni che toccano i più svariati argomenti.

“ Oh ma lo hai venduto poi quel contratto alla SfinteriBollenti SRL?”
“ Seeeeh, ovvio! “
“ Taaaac “
“ E il contratto con la Vagiminchiatech spa?”
“ Regolare”
“ Taaac “

Mi rendo conto che i normali canoni sociali del “ Oh ma quella poi te la sei bombata? “ – “ Ci fermiamo per bere 7-800 birre? “ – “ Te la ricordi la formazione della Salernitana ’97? “ qui non esistono.
Arriviamo a Parma che tira un vento che neanche sul Nanga Parbat. Il Cayenne si ferma davanti all’Hotel 342 stelle Superior super mega wow, sede della convention.

Entro e realizzo la portata del disastro umano che ho davanti.

La hall è popolata da disgrazie sociali mostruose. C’è il ciccione con la maglia della tuta della Puma che si riempie di salatini, il 30enne che ha lavorato ventotto minuti in tutta la vita che spiega come si fa a riconoscere un completo di qualità da uno Oviesse, il nerd che suda paralizzato dietro il portaombrelli.
Cerco una via di fuga con gli occhi, ma il braccio intorno alle spalle di Righetti è più veloce “ Vieni con me ragazzo, andiamo da Bartoletti! “

Vengo condotto davanti a un soggetto che deve aver totalizzato più processi per truffe e circonvenzione d’incapace di Parmalat e Wanna Marchi messi assieme.

“ Così Righetti “ esordisce il Briatore dei pezzenti “ è lui il giovane promettente? “
Si vede che qui considerano uno promettente solo perché è entrato in un hotel.
“ In carne e ossa caro” sorride Righetti “ questo ci sa fare, ga-ran-ti-to! “
Sorrido mentre penso a B-52 che radono al suolo l’hotel con bombardamenti selvaggi.

Inizia la riunione. Tutti prendiamo posto ad un tavolo posizionato a ferro di cavallo. Ovviamente al centro c’è lui, Bartoletti.
Al mio fianco si siede un uomo sui 45 che incarna il 90% dei problemi di alimentazione esistenti. La pelle è coperta da uno strato di unto spesso come la paratia di un Lince dell’esercito italiano, il respiro è affannoso, e il tanfo di sudore che emana è talmente insostenibile da convincermi che probabilmente a quest’uomo sudi il sudore. Mi aggancia con lo sguardo e inizia un torrone infinito su quanto lui sia libero e indipendente, che questo lavoro per lui sarebbe solo un hobby per fare qualche soldo in più.
Probabilmente vive ancora con sua madre, ma questo non sembra preoccuparlo.

Inizia la presentazione.
Parte un filmato che raggiunge vette di mitomania inaudite. Il logo della ditta circondato da fiamme roventi, lo speaker che dice a cazzo di cane parole tipo “ audacia” – “ grinta” – “ ambizione “ – “ lavoro di squadra”. E’ peggio della cura Ludovico, porca puttana. Se comparisse Rambo che spara in aria urlando il nome della ditta, non mi sorprenderei.
Fine del filmato, e ancora non capisco cosa cazzo facciano questi lestofanti per vivere.

Bartoletti si alza, applaude e poi comincia il suo discorso.
Tra tutte le nefandezze assurde e gli abomini indecorosi partoriti dalla bocca del decerebrato, il succo è che questi stalkerano le ditte per vendergli contratti telefonici a caso.
In pratica il tuo lavoro è tampinare la gente per vendergli questa compagnia piuttosto che l’altra.
Certo, non si può dire così però. Si deve dire “ Joint venture professional contract selling “.
Inorridito dall’enormità di quanto poco mi freghi di questa cagata, ascolto Bartoletti proseguire la sua filippica sul lavoro di squadra.
A una certa però, sfodera l’asso nella manica.
“ Vedete, noi teniamo una banca dati. Le informazioni valgono più dell’oro. Un indirizzo mail in più o in meno, può fare la differenza sul fatturato di un’azienda. E ora -pausa tattica e ghigno da vincente- ve lo dimostrerò !”
Preme un bottone su un palmare e incrocia le braccia soddisfatto, in attesa che qualcosa accada.

 

 


……………..
Vrrrrr fa l’aspirapolvere della donna delle pulizie nella sala a fianco.

 


………………
Fsssss fischia il vento fuori dalla finestra.

 


………………

 

 

“ Probabilmente siete persone educate e avete impostato i cellulare in modalità silenziosa per non interrompere, ma ora per cortesia guardate lo schermo dei vostri telefoni.” dice Bartoletti.

 

 


……………

 

 


“ Ho perso una tacca di batteria in effetti “ dice un tizio in fondo alla sala.
“ Ci sta dicendo che dovremmo pulire il display più spesso?!” si interroga un tizio.

Bartoletti assume il colore del Gabibbo  “ ….nnno , non vi è arrivato l’sms?”

 


 

CRA CRA fanno le cornacchie sui frassini nel giardino dell’hotel.

 

“ Dev’essere che qui c’è poca ricezione “
“ Io ho 40 tacche qui, non prenderebbe così bene neanche se possedessi la tecnologia di Star Trek “ sento dire alle mie spalle.
“ No no, il segnale debole, i disturbi elettromagnetici, le macchie solari, sono cose che capitano. Comunuqe vi arriverà”

 

In pratica Bartoletti voleva sorprenderci così. In mattinata aveva inserito tutti i numeri dei presenti in una banca dati, che a un suo segnale avrebbe poi inviato a tutti i cellulari un sms con scritto qualcosa che sarà stato sicuramente tipo “ NOME DELLA DITTA = PROFESSIONALITA’, QUALITA’, AMBIZIONE “


Era il 2010, sto ancora aspettando l’sms.


Venti minuti dopo siamo diretti a pranzo. Nel pomeriggio Bartoletti ci spiegherà come si lavora e assumerà chi vorrà far parte di questo progetto solido quanto il Titanic.
Prendiamo posto al tavolo. I camerieri servono vestiti in completi Gucci, le posate valgono come il PIL di un paese baltico, c’è profumo di aristocrazia e di tonnellate di soldi.
Servono gli antipasti. Cioè, l’antipasto.
Tre fette di crudo e due grissini.
Sto per far detonare una sedia contro una finestra, quando scorgo bottiglie di prosecco poste sopra la targhetta OPEN BAR.

 

 


Comprendo che forse posso ancora dare un senso a questa giornata.
Travolgo donne, anziani, un cameriere e un tizio che telefona ma raggiungo finalmente il prosecco table.
La morale è che ho mangiato un grissino con del prosciutto crudo salatissimo in tutta la giornata, ma la mia vendetta è consistita nello sterminare un quantitativo di bollicine vergognoso.

Riprendo posto in sala conferenze col tasso alcolico dell’Oktoberfest e  la capacità di riuscire a ruttare mentre rutto.
Alcol vuol dire loquacità, quindi finisce che mi metto a parlare con il mio vicino.
Siccome qua gente normale non ne vogliamo, mi ritrovo a parlare con un 50enne che millanta di aver lavorato come tecnico informatico per i servizi segreti, raccontandomi aneddoti privi di senso su problematiche di posta elettronica di un ufficiale di alto rango della CIA di stanza in Italia.

“ E insomma avevamo i server imputtanati, perché questo qui invece che spedire il logo della CIA a inizio mail in HTML, lo allegava alle mail in uscita in jpeg! Quindi ogni mail che inviava, pesava 4-5 mega! Capisci che roba assurda?! Incredibile! “
“ Hahahahah, e il bello è che tu non hai neanche la scusa di esser secco!“
“ Come scusa? “
“ Niente niente continua ti prego, dimmene altre “

A seguire parte concitato racconto su come lui abbia guidato una controffensiva mondiale contro un tizio giapponese nel gioco di Age of Empire online.
“ Ti giuro, ho messo d’accordo francesi, inglesi, americani, russi! Abbiamo preparato tutto per settimane, poi una sera alle 11:00 in punto abbiamo tutti attaccato simultaneamente! E’ stato sensazionale, è durata 5 ore la battaglia! Qualche rivista ci aveva pure scritto un bell’articolo!”
“ Mi sento di escludere che fosse – Viversani & belli- “
“ Come scusa? “
“ Niente niente” ansimo col volto rigato dalle lacrime “ ancora dai “

Chissà cosa sarebbe stato capace di raccontare ancora, se Bartoletti non avesse richiamato l’attenzione generale per seguire la parte conclusiva della lezione. Quella del “vi insegno come si vende”.
Il Rupert Murdoch della Brianza si alza, e con fare scenico, lancia via un telo che nascondeva una lavagna su cui qualcuno ha disegnato una tabella che rappresenta i giorni della settimana. Ogni giorno è suddiviso in fasce orarie, dalle 07:00 alle 24:00.
“ Ora vi faccio vedere. Mettiamo che la tua agenda sia questa lavagna. Allora, l’importante è ottenere appuntamenti coi clienti, è la base del lavoro. Quindi, per esempio, io alle 7 del mattino di lunedì sono già operativo per iniziare a chiamare i potenziali clienti. “
Se a me squillasse il telefono alle 7 di mattina e dell’altra parte ci fosse un ebete che chiede un appuntamento, penso che diventerei un individuo al cui confronto Ed Gein risulterebbe una persona pacata e socievole. A Bartoletti questo pensiero non passa nemmeno per l’anticamera del cervello e procede imperterrito nel suo discorso.
“ Poi ci sono dei trucchi. Per esempio, tu -dice indicando un tizio che ha l’aria di uno la cui istruzione si è fermata poco dopo i regoli- tu , quanto ci metti a mangiare un panino in pausa pranzo? “
“ Non saprei….venti minuti? Mangerei con calma ecco “
“ NOOOOOO VEDI L’ERRORE DOV’E’?! VEDI?! SE LO MANGI IN CINQUE TI RESTANO BEN QUINDICI MINUTI UTILIZZABILI IN TELEFONATE PER CERCARE DI FISSARE APPUNTAMENTI! “

Mi aspetto che, dopo una breve pausa, si scoppi tutti a ridere riportando sui binari della sanità mentale questo incontro. Non succede. Questo squilibrato è serio.
La settimana illustrata da Bartoletti procede tutta così. Tra un “ MA SE TIPO NON TI LAVI LE MANI DOPO AVER CAGATO, TI RITAGLI IL TEMPO PER UNA TELEFONATA! “ e un “ AL SUPERMERCATO NON PRENDERE 3 ETTI DI PROSCIUTTO! NE PRENDI UNO, COSI’ NEL TEMPO CHE AVRESTI PERSO PER ASPETTARE CHE TE NE TAGLIASSERO ALTRI DUE, PUOI PRENDERE CONTATTI COL CLIENTE E CREARE SINERGIE! “ si giunge alla domenica. Ed è lì che avviene il patatrac.

“ Ecco qui infine, la domenica, ore 7…tu – il degenerato indica me – TU COSA FAI?”
Assaporo la parola prima di pronunciarla. La gusto a fondo. Quando esce dalle labbra è più dolce di un orgasmo.

 

“ IO DORMO “

 

 


 

“ NOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO! NON HAI CAPITO LA LOGICA! NOOOO “

 


Esco dalla sala che Bartoletti si sta strappando i capelli mentre si scioglie tipo lumaca con sopra un etto e mezzo di sale.
Fumo mezzo pacchetto di sigarette fuori dall’hotel, in attesa che questa cottolengo aziendale finisca. Finalmente esce Righetti e saliamo in macchina.

“ Sono deluso ragazzo, pensavo avresti fatto meglio “ sbotta il macaco al volante.
“ Spiacente, forse non è proprio -pausa rutto prosecco- una cosa per me”.
“ Quindi non pensi di accettare di iniziare a lavorare con noi? “
“ Mi prendo del tempo per rifletterci dai. Ci penso su. “
“ Eh no ragazzo, questa tattica la conosco da prima di te! Se dici così mi stai dicendo no in verità! “ ammicca Righetti.
“ E allora ti dico subito di no, così ti levi il pensiero” replico io.
“ No dai , pensaci un po’ su “.

Il viaggio di ritorno andò avanti così fino a Trento.
Dialogando con un bambino speciale che mi ripete per due ore e mezza in loop la stessa cosa.
Quel pomeriggio -però- mi ha insegnato una cosa. A conti fatti, forse è più importante sapere cosa non vuoi fare piuttosto che quello che vuoi fare.
Resta, ad oggi, il colloquio più assurdo a cui io abbia partecipato.

One Comment

  1. non riesco a smettere di ridere, ho avuto un esperienza simile…ti capisco.. l’ultima tua frase mi ha fatto riflettere… hai perfettamente ragione caro 😉 a presto

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