QUANDO LA VITA TI INCULA RIDENDO

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“Tesoro mi andresti a lavare la macchina?”

“Madre, detesto farti notare che sta diluviando. Non mi pare intelligente andare a lavare l’auto spendendo dei soldi quando Madre Natura ci viene incontro in questo modo.”

“Quindi non vuoi andare?”


Quattro colpi di battipanni nella nuca dopo, mi ritrovo a lavare la macchina sotto una pioggia talmente fitta che non sono neanche più sicuro di stare lavando l’auto giusta.

Passa un autobus e la gente all’interno mi osserva divisa tra il divertito e la commiserazione che di solito si riserva ai disabili.

Con l’allegria di uno che aspetta i risultati del test dell’HIV torno a casa. Parcheggio ed, ovviamente, appena estraggo le chiavi dal quadro  le nuvole evaporano e sbuca un sole che trasforma tutte le coltivazioni di mais della regione in pop corn del cazzo.

Rientro in casa ma, prima di sedermi, vengo intercettato dalla genitrice che mi si para davanti con un sorriso alla Cafù e l’aria di chi ti sta per dire che “Non sono strano, non c’è niente che non va” mentre in realtà sta progettando di invadere la Polonia a breve.

“Bravo cucciolo, l’hai lavata bene?” esordisce la donna che mi ha generato.

“Era difficile non lavarla bene, pareva di guidare sul set de La tempesta perfetta”

“Ma allora ti meriti un premio!”.

“Mamma, fin da quand’ero bambino me l’hai insegnato tu a non fidarmi delle proposte che puzzano di imbroglio, e ti confesso di sentire un deciso odore di cloaca marcia al momento”

“Haha, ma che scemo che sei! Dai cambiati, che ti aspetta una sorpresa!”

Scommetto un coglione che questa è la stessa frase che ha sentito Giulio Cesare prima di finire più bucato dei personaggi di Trainspotting.


Cinque minuti dopo sono di nuovo di fronte alla macchina abbandonata poco prima. Faccio per infilare la chiave nella serratura quando la dolce mami si interpone tra chiave e portiera.

“No dai, oggi mi va di guidare! E poi che sorpresa sarebbe sennò?” cinguetta.

L’ORRORE.
Mrs. Sorrisoni lo sa bene che guida sempre e solo il sottoscritto. Ha forse intenzione di portarmi da un veterinario per castrarmi?

“Genitrice, ti avviso che il tanfo di merda che avverto sta superando la soglia di guardia. Non sarebbe così intenso manco se avessimo come coinquilino Varenne, mi spieghi cosa sta succedendo?” sibilo con gli occhi sbarrati.

“Uffaaa sempre così sospettoso tu!” -sbuffa colei che mi ha progettato- non ti posso fare una sorpresa una volta ogni tanto?”

“Si, e quell’ogni tanto è il 25 dicembre di ogni anno, mi risulta. Che è ‘sta botta di generosità caro il mio Efialte? Qual è la congiura in atto ?”

“SALI E BASTA”.

Percorriamo la strada, una strada stranamente trafficata per essere un torrido pomeriggio di mezza estate. Siamo nel periodo dell’anno in cui gli automobilisti si dividono in due categorie ben distinte, ed è facilissimo incasellarli.

Ci sono quelli che stanno andando in ferie e quelli che sono appena rientrati.

I primi li riconosci perché guidano con velocità di punta imbarazzanti e hanno lo stereo che riproduce musica ignorante a volumi di poco superiori a quelli di un’acciaieria a pieno regime. I secondi li noti perché guidano col volto rigato dalle lacrime e trasmettono la gioia di vivere di un minatore cileno rimasto sepolto a 750 metri di profondità dopo che la moglie la mattina a colazione gli ha solennemente annunciato “dai, stasera quando torni da lavoro ti do il culo”.

Ci allontaniamo verso nord mentre il traffico si sta intensificando. Dio sa perchè. Strano però, avrei scommesso che ci saremmo diretti in centro città, magari per….aspetta. Centro. Qualcosa riaffiora dai meandri della mia mente. Qualcosa letto distrattamente sul giornale. Qualcosa legato a un avvenimento, qualcosa che oggi doveva aprire….



Quando il mio sistema nervoso invia l’impulso al braccio di lanciarsi verso la maniglia per aprire la portiera, è troppo tardi. Mia mamma ha già bloccato le portiere e io sono ormai diventato una comparsa de “Il collezionista di ossa” destinata a morire come un pollo.

Il piano malvagio è arrivato al suo compimento.

Quando da lontano scorgo l’insegna dell’Ipercoop attorniata da gozziliardi di auto che cercano parcheggio mi rassegno all’inevitabile. Oggi apre il nuovo ipermercato, ed era ovvio che la dolce mami non potesse mancare. La vita, per l’ennesima volta, si appresta ad incularmi sghignazzando.

“Parcheggiamo in garage, così la macchina sta al fresco!” cinguetta la truffatrice.

Siccome ‘sti posti sono come delle gigantesche lucine azzurre verso cui tutti i deficienti della città si scagliano contro come zanzare rintronate, ovviamente il parcheggio sotterraneo è preso d’assalto.

Scendiamo al -2. Niente. Al -3 nemmeno. Mi appisolo. Continuiamo a scendere mentre noto che sulle pareti si distinguono fossili di Triceratopi. Riprendo conoscenza e mi accorgo che siamo in una camera di decompressione. Sai com’è, al piano -117 la pressione è tale da ridurre un 747 in una scatoletta di tonno.

Finisce che parcheggiamo un paio di metri sotto la fossa delle Marianne.

Ora bisogna raggiungere l’ascensore per entrare nel favoloso ipermercato.
Gli ascensori possono portare 15 persone alla volta. Realizzo che non sarà sufficiente, dato che intorno a noi pare si sia ricreata la scena di “Io sono leggenda” dove la popolazione si accalca per salire su uno degli elicotteri adibiti all’evacuazione di Manhattan.


Si aprono le porte e parte un Harlem Shake di manate e montanti. Mia madre neutralizza una coppia di anziani con un serramanico e sale sull’ascensore con un sorriso da spot della Mentadent. Stendo con un calcio volante della gru una tizia e accedo all’ascensore della disgrazia.

Ora bisogna prendere il carrello. Ovviamente lo devo prendere io. Seguono altre scene di calma e civiltà che in confronto la distribuzione del cibo ad Haiti è un picnic conviviale nella tenuta estiva di Lord Harrington del Wessex. Mi accaparro l’ultimo carrello mollando un manrovescio a un’anziana. Carrello che ha una ruota bloccata, motivo per il quale passo 3 minuti a girare in tondo come un cretino prima di capire come andare dritto.


Le porte scorrevoli si aprono col sibilo che ha il suono di una condanna a morte.


Mi appare subito chiaro quale sia la tacita regola della giornata: qualsiasi cosa io possa provare a mettere nel carrello è una puttanata e io sono un totale idiota. Qualsiasi cosa infilerà la genitrice è necessaria per vivere, se non la compri morirai sbranato da un branco di dingo, e comunque a quel prezzo è un affare. Realizzo che vale per tutti gli altri uomini presenti in questo manicomio. Tutte vittime di truffe come quella in cui sono caduto io, alcune orchestrate da fidanzate, altre da mogli, altre da genitrici.

Giungo al reparto yogurt.

400 metri di frigorifero. Al suo interno, 4 scaffali ricolmi di yogurt.
Una volta arrivavi al reparto yogurt e trovavi due vasetti. Uno con scritto sopra “Bianco”, l’altro con scritto sopra “Frutta”. Adesso no. Adesso 12000 vasetti ti fissano mandandoti in crash il sistema nervoso. C’è quello con pochi grassi, quello che ha SOLO grassi, quello coi fermenti lattici che ti guariscono il colpo della strega, quello con tutti i frutti del mondo compressi in 60grammi, quelli che ci infili dentro palline di cioccolata, bistecche, caviale, reliquie religiose, la marmitta di una Ritmo, quelli a basso contenuto di lattosio, gli yogurt senza yogurt.

Li guardi tutti sognando di comprarne uno e di assaggiarlo, ma per la regola sopra descritta nessuno lo farà mai.

Tra gli uomini in fila con gli occhi luccicanti davanti al frigorifero si crea lo stesso cameratismo che unisce i prigionieri di guerra. Tutti fissano i vari yogurt, sapendo che se oseranno toccarli la mano verrà loro strappata tra insulti e sputi dalla donna con cui sono lì.

Si narrano leggende per passare il tempo.
“Oh io conosco un tipo che una volta ce l’ha fatta a comprarsi lo yogurt che voleva e la moglie muta”.

“HAHAHAHAHAHAHAHAHAH” ridiamo tutti.

“HAHAHAHAHAHAHAHAHAH MA NON DIRE CAZZATE” ride il magazziniere trascinando un bancale di zucchero.

“HAHAHAHAHAHAHAHAHAH” ridono gli astici nell’acquario della pescheria.


Mia mamma è ormai diventata un automa e riempie il carrello di immonde nequizie senza più rivolgermi la parola. Inizio a vagare tra i reparti come un orfano di guerra.

Giungo al reparto frutta e verdura.

Vicino alla bilancia giacciono scheletri di anziani che non hanno mai trovato il numero da premere sulla bilancia. Se osservi bene, puoi trovare ogni tipologia di fanatico in mezzo a questa giungla.

C’è il tizio che sta appoggiato alle verdure e ti fa propaganda vegana. Lo uccidi non appena tenta di approcciarti e nascondi il cadavere sotto un cumulo di sedani.

C’è il genio del risparmio che “Oggi c’è il maxi sconto sulle barbabietole! Ogni 2 chili, mezzo chilo è gratuito!”.

“A me fanno schifo al cazzo le barbabietole, ma buon per te”

“Anche a  me, ma qua si parla di un affare bello e buono!”

Annuisci e prosegui oltre


Scorgi il banco affettati. Osservi inorridito i prezzi del prosciutto crudo. Un commesso solerte se ne accorge.

“Aaaah vedo che lei è un buongustaio!”

“Prego?”

“Sta osservando il Montefeltro! Prosciutto d’altura proveniente da bovini allevati a carezze e complimenti”.

“No io verame”

“O forse osservava il cotto Branconi? Conservato in teche di diamante per 50 anni. Ottima scelta signore”

“Ma io non ho inten” – balbetto terrorizzato.

“Ah no, ho capito!” si sporge dal banco mettendomi la mano a conca vicino all’orecchio per dirmi chissà quale segreto “Lei è un intenditore. Lei vuole il meglio. Lei vuole il Venticano d’annata. Stagionato nel comodino d’oro di Gesù Cristo, affumicato con le ceneri di Elvis Presley e tagliato a colpi di lingua da Melissa Satta. Allora quanto ne taglio?” chiede con un  luccicchio folle negli occhi

“Senta mi molli, io non v”

“Tre etti abbondanti vanno bene?” prosegue imperterrito.

“LASCIAMI!” urlo.

Mi divincolo e fuggo nel reparto shampoo.


Ci trovo la mamma intenta a leggere 9 confezioni di shampoo alla volta.

“Mamma andiamo comincio ad avere paura, questo posto ha i PR al banco affettati. Non mi sento tranquillo”

“Aspetta devo scegliere lo shampoo” ribatte senza nemmeno alzare lo sguardo.

“Ma… fa schiuma? Profuma? E allora pigliane uno, cosa cambia?”

“No ma quello ha un ph decisamente elevato!” risponde secca

“Ok, allora prendi quelli di fianco e andiamo” sospiro

Massì, per quel prezzo ne trovo che ha il doppio di acido pantotenico” sbuffa lei.

“Ma senti, devi costruire una bomba o lavarti i capelli? Pare di parlare con Tyler Durden”

“E se ne prendessi uno con troppa vitamina E?”


Usciamo da ‘sto delirio che è notte fonda e con la marmitta che tocca terra emettendo copiose scintille, sarà perché la genitrice ha acquistato svariate tonnellate di merce per lo più inutile.

Le prostitute ci deridono al nostro passaggio.

Nel trasporto da parcheggio a casa nostra mi gioco 4 vertebre e tutta la muscolatura dorsale mentre la mamma ripete in loop “Dai che è l’ultimo scalino / Dai dai che ce la fai / Ma dai esagerato che non pesano così tanto”.

In realtà sospetto abbia comprato anche una partita di piombo e una mandria di Alpaca a giudicare dal peso, ma evito di replicare per risparmiare fiato.

Entro a casa e crollo sul pavimento promettendo a me stesso che da domani, la spesa la farò online a costo di mangiare merda tutta la vita.

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