IL NERO DEI MIEI GIORNI

nero


Nero. È tutto nero.

Mi accompagna, mi abbraccia, mi soffoca. È tutto nero. Non c’è giorno, non c’è notte.

Butto le mani avanti, le muovo adagio. Passi piccoli, lenti. È tutto nero davanti a me.

Ha un odore tutto suo il mio nero. Sa di fumo, sa di chiuso, sa di polvere.

I visi sono neri, i corpi sono neri.  Le persone non esistono nel mio nero, non sono fisiche. Sono voci. Tanti diversi neri con diverse voci.

C’è il nero con la voce rauca che mi vende il pane. C’è quell’altro nero con la voce da bambina che sta alla cassa del supermercato. Il nero con la voce rassicurante ogni mattina mi fa il cappuccino al bar.

Nero. È tutto nero. Ma non è sempre stato così.

Ricordo il cielo. Uno di solito non ci fa caso, ma ogni giorno è diverso. Mi ricordo il cielo di quelle mattine invernali che è insieme giorno e notte. Tende quasi al viola, è denso. Non dimentico il cielo dei pomeriggi estivi, quello che è rosa e arancio insieme. È spumoso, soffice, sa di fresco, sa d’Oriente.

Ricordo il mare. Quanto è grande il mare. Ricordo il suo odore di sale. Ho sempre pensato che il mare ha l’odore di qualcosa di libero. Ricordo la frenesia del porto, il profumo del pesce, le maglie sudate dei pescatori, il rumore delle barche attraccate.

Ricordo la città. Ricordo la neve che la addormenta, e che poco dopo ingrigisce vicino ai marciapiedi. Ricordo le strade all’ora di punta, l’odore di benzina, i fari delle macchine. Ricordo gli studenti in bicicletta, ed i bambini che danno la mano alle loro mamme.

Nero. È tutto nero.

I ricordi sono piccoli fiori divorati dalla memoria. Passi nella sabbia. Appassiscono, sfumano. Come le scritte che s’incidono nel fiato sui vetri. Piano i contorni si stringono, finché non ne rimane traccia. Basterebbe un altro colpo d’alito, ma qui è tutto nero. Non ho più abbastanza aria nei polmoni.

Anche il viso di lei sta sbiadendo. L’unica cosa che non vorrei è che anche quello diventasse nero. Fatico a ricordare la piega delle sue labbra quando sorrideva. Ricordo che il naso le si arricciava e gli occhi si chiudevano in due fessure. Mi sfugge come i capelli le cadevano sulle spalle, la forma del suo mento. I contorni vengono mangiati dal nero, si fanno distanti, piano.

Non abbiamo avuto figli. Non ho voluto. Avevo paura che potessero avere la mia malattia, avevo paura che anche loro un giorno potessero vivere nel nero. Solo ora so che non sarebbe stato così, solo adesso ho capito che ho preso per mano Elisa e l’ho portata nel mio nero facendo così.

Ma era nero. Era tutto nero.

Il nero ti porta a pensare solo al nero. Il nero ti porta a pensare solo a come uscire dal nero. E così che ho deciso di sfidarlo. Avevo tutto. Vicino a me avevo la persona che amavo, avremmo potuto avere dei figli, comprare una casa, persino prendere un cane. Ma era tutto nero. Io volevo solo che tutto questo non fosse nero. Ho subito sette interventi. Anni passati in stanze di ospedali, in visite, in aghi, flebo e siringhe. Stretta nella mia mano sempre quella di Elisa, che piano si spegneva al mio fianco.

Un piatto che si rompeva e poi il silenzio. È così che è morta Elisa, colta da un infarto. Immersa nel mio nero l’ho persa, è sprofondata e non ho più trovato la sua mano. Al funerale c’erano tante voci ma nessun volto. Ho maledetto quel nero, l’ho odiato più di prima perché mi aveva rubato il volto di lei anche l’ultima volta che avrei potuto vederlo.

Era nero. Era tutto nero.

Ho giurato che ci avrei provato un’ultima volta. Ho giurato che avrei provato l’ultima volta ad uccidere il nero. Tutti i dottori dicevano che i rischi erano troppi, ma non m’importava. Ho urlato finché un medico ha deciso di darmi l’ultima occasione. Il giorno dell’operazione ho portato con me un’unica cosa: una foto di Elisa. Ho spiegato che dopo l’intervento quando mi avrebbero tolto le bende era la prima cosa che avrei voluto provare a vedere, a togliere dal nero.

Poi è arrivato quel momento. Il dottore diceva che non c’erano state complicazioni, tutto stava nell’aspettare e vedere come i miei occhi avrebbero reagito.

Ho visto Elisa. Ho visto la sua pelle chiara che con la luce aveva come dei riflessi di perla. Ho visto i suoi capelli castani che erano del colore delle palle di fieno lasciate a seccare al sole. Ho visto la piega della suo sorriso, il suo naso arricciato ed il taglio dei suoi occhi. Ho visto la luce ed i colori della mia vita nel suo viso.

È durato solo un minuto però, poi è tornato il nero.

Nero. È tutto nero.

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