LE POESIE DELL’HINTERLAND: V

EDFR


CHIUDERÒ I TUOI OCCHI

CON UN BACIO

SONO TROPPO AZZURRI PER

QUESTO GIORNO.

 

Erano davvero troppo azzurri i suoi occhi, sembravano riflettere il cielo di quelle giornate estive che si consumano sempre troppo in fretta. Aveva i capelli del colore dell’orzo maturo, la carnagione chiara veniva macchiata da due labbra carnose di un rosso stupendo. Il naso era piccolo, il collo lungo era quello di una regina, uno di quelli che sembrano fatti solo per essere baciati. Aveva un seno piccolo e sodo, il ventre scompariva liscio fra le ossa accoglienti del bacino.

– Ispettore.. –

Parisi guardava il corpo nudo della ragazza, fissava ogni anfratto, ogni piega, non riusciva a staccarle gli occhi di dosso. Sentì un brivido nascere infondo alla schiena ed arrivare su, fino a graffiargli la gola. Avrebbe solo voluto tirare un pugno al muro e urlare, forte, fino a perdere la voce, e poi ancora. Avrebbe voluto solo ubriacarsi fino a dimenticare quel corpo splendido appeso per i polsi, freddo. Avrebbe solo voluto sparare dritto in bocca a chi aveva fatto tutto questo, voleva sparargli dritto in faccia, sbattergli un caricatore intero in corpo.

– Voglio foto e schizzi della scena. Prendete e impacchettate tutto quello che trovate. Tutto! –, disse secco Parisi.

– Va bene ispettore. –, rispose l’agente Morini abbassando la sguardo.

Parisi si accese una sigaretta, staccò gli occhi dal corpo e si guardò intorno. Il suo sguardo cadde sulla folla che si era creata dietro il nastro della scientifica. Un viso rubò la sua attenzione, un ragazzo col cappuccio era in disparte al lato del gruppo di curiosi. La sua corporatura assomigliava all’uomo che aveva visto partire in auto la notte del primo omicidio. Si vedeva lontano un miglio che non era lì per cibarsi di novità, aveva il viso contratto dalla paura.

L’ispettore si avvicinò all’orecchio di Morini, – Chiama la centrale, digli di mandare delle pattuglie. –

Parisi andò verso il ragazzo incappucciato cercando di non attirare la sua attenzione, lui però se ne accorse, sbarrò gli occhi come se avesse visto un fantasma, si girò ed incominciò a correre. Parisi partì di scatto per inseguirlo spingendo via la gente che si era accalcata ai confini del nastro.

Le gambe bruciavano, il cuore sembrava potesse scappargli via dai denti. Il ragazzo incappucciato era una cinquantina di metri più avanti, correva come inseguito da un incubo. Svoltò a destra su via Marzotti, il ragazzo si allontanava, Parisi sentì lo stomaco torcersi, la milza sembrava stesse disputando la finale dei pesi massimi contro Alì, e stesse perdendo alla grande. Girò a sinistra su corso Benevento, non vide più il ragazzo, era scappato. Parisi si fermò e si accasciò su un bidone. Sentì i polmoni esplodere nel petto, il fiato mancò per alcuni secondi, poi tornò accompagnato su per l’esofago dal vomito. Si sedette e riprese fiato a fatica, le gambe bruciavano, la gola sapeva d’acido. Si accese una sigaretta.

Dopo un paio di minuti arrivò l’agente Morini. Era paonazzo in volto, si piegò sulle gambe affannando.

– Ispettore è scappato? -, chiese con difficoltà.

– Sì, cazzo. Era una fottuta lepre, neanche in macchina sarei riuscito a prendere quel figlio di puttana. -, Parisi si alzò, sputò per terra e spense la sigaretta con la suola.

– Ma perché l’ha inseguito? -, chiese il poliziotto ancora piegato in due.

– Sapeva qualcosa, l’ho intravisto sul suo volto. Penso di averlo visto anche sulla prima scena del crimine. Il fatto che è scappato come se le chiappe gli andassero a fuoco lo dimostra, doveva aver visto qualcosa. Non ho avuto neanche il tempo di avvicinarmi che lui era già partito come una fottuta scheggia, aveva la faccia terrorizzata. Fanculo cazzo! -, Parisi sputò a terra di nuovo, aveva la bocca impastata, la gola bruciava, sputò a terra per la terza volta.

– Speriamo che una volante lo intercetti. Mentre cercavo di starvi dietro ho avvisato della situazione la centrale. -, l’agente si raddrizzò a fatica tenendosi la milza.

– Ottimo lavoro. –

Parisi s’incamminò verso la scena del crimine insieme all’agente che zoppicava vistosamente. Si accese una sigaretta e sbuffò dal naso. All’improvviso dalla radio che Morini aveva agganciata sul petto si sentì una voce maschile, – Qui volante settantuno. Abbiamo rintracciato e intercettato il fuggitivo. È sotto la nostra custodia. Lo portiamo in centrale. –, l’agente Morini si fermò come se non potesse credere a ciò che aveva appena sentito. Guardò l’ispettore con la coda dell’occhio, in attesa di una sua reazione.

Parisi sorrise soddisfatto, – Scoprite dove cazzo abita quel bastardo e mandateci qualcuno a controllare. Voglio un fottuto fascicolo su quello stronzo il prima possibile. Mettetelo dentro finché non hanno finito di perquisire casa sua. Nessuno ci deve parlare prima di me. –

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