MARVELLOUS HOTEL: I

I
11a.

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Questo è il racconto del Marvelluos Hotel. Un posto qualsiasi in una strada qualsiasi. Nessuno ha mai parlato di questo luogo. In ogni città ci sono questi territori dell’indifferenza, sono come cortocircuiti della realtà. Io ci sono capitato per caso, perché lì nessuno ci capita di proposito. Cercavo un posto dove passare alcune notti, ma alla fine ho trovato l’unica cosa che cercavo veramente: una storia da raccontare. Un vecchio una volta in un bar qualsiasi in una strada qualsiasi mi ha detto che di storie ne è pieno il mondo, l’importante è saper ascoltare. Chiunque di noi ha una storia da raccontare, deve solo averne il tempo. Se le dai il tempo anche la polvere ha una storia da raccontare.

È mentre stavo aspettando che sono entrato al Marvellous Hotel. Un posto qualsiasi in una strada qualsiasi.

L’insegna luminosa era in corsivo, ma in realtà di luminoso aveva ben poco. Le poche lettere che ancora funzionavano emanavano una luce rosastra. Erano la m iniziale e le ultime quattro di hotel. Motel. A raccontarlo ci sarebbe da non crederci, eppure probabilmente era la categoria più adatta per quel posto. L’ingresso era un enorme portone in legno a due battenti. La vernice era  quasi completamente scrostata nella parte inferiore, mentre nella parte superiore c’erano delle spirali intarsiate.

La hall era ampia e poco illuminata, accostate al muro sulla sinistra c’erano tre coppie di poltroncine rivestite da un velluto blu notte. A dividere ciascuna coppia c’erano dei tavolini in legno scuro con sopra delle piccole abat-jour in ceramica color panna. Sulla parete opposta si trovava il bancone della reception, dietro di questo una griglia in metallo opaco custodiva le chiavi delle stanze. Tutto in quella stanza aveva un’aria stanca, sembrava quasi fosse tutto assopito sotto un sottile strato di povere. Come se lo scorrere del tempo non avesse più importanza, alla deriva. C’era la stessa atmosfera di quando, arrivata la sera, le stazioni si svuotano dalla frenesia dei passanti e non rimane altro che il residuo delle vite di chi è salito o sceso da un qualche vagone.

– Salve. –

– Vuoi una stanza? – disse un vecchio signore ingobbito in giacca e cravatta.

– Sì, avrei bisogno di una camera, non so esattamente per quanto resterò, penso almeno una settimana. –

– Mi servono nome e cognome. –

– Elia Benedetti. –

– La sua camera è la 11a., l’ultima del primo piano. Vado a prendere degli asciugamani puliti. –, il vecchio si girò ed entrò in una porticina dietro di lui.

L’ascensore suonò, un uomo sulla cinquantina con la barba incolta ed una ventiquattrore in pelle nella mano destra ne uscì. Andò a sedersi su una poltrona all’ingresso. Aveva la faccia magra, i suoi occhi erano di un nero pallido, come il cielo di quelle infinite notti invernali quando sta per nevicare. Delle spalle stanche cadevano su un corpo esile. Sedeva con la ventiquattrore appoggiata fra le gambe e fissava il vuoto davanti a lui. Incominciò a gesticolare, come se stesse ripensando a tutto ciò che aveva fatto durante la giornata per vedere di non aver dimenticato nulla. Aveva delle mani robuste che sembravano quelle di un artigiano, nodose, ma con quel fascino che solo le mani esperte hanno.

– Ecco i suoi asciugamani e le chiavi della stanza. –  disse il vecchio in giacca e cravatta.

– La ringrazio. Posso farle una domanda? –

– Sì. –

– Chi è quello strano tipo seduto dietro di me? –

– Roberto qualcosa mi pare si chiami, è qui da una settimana più meno. Ogni tanto se ne esce e torna con delle borse piene di chissà cosa. Poi di sera verso quest’ora scende e se ne sta seduto lì a parlare tra sé e sé per circa un’ora, dopodiché risale in camera, la 18b. È un tipo strano, hai ragione, non l’ho mai sentito parlare, tranne quando è arrivato.  –

– Ho capito, beh, la ringrazio. Salgo in camera ora. -.

Il vecchio fece un cenno con la testa e sparì di nuovo nella porticina dietro il bancone.

Un rumore sordo, uno di quelli che quando ti entrano nelle orecchie fanno a pugni con i timpani e ne escono sempre vincitori. Una pistola, uno sparo. Proveniva da una delle stanze sullo stesso piano della mia. Non proveniva da un posto qualsiasi in una strada qualsiasi, proveniva da una delle camere del Marvellous Hotel.

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