MARVELLOUS HOTEL: IV

IV

 11a.

 

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Play.

Elia Benedetti. Dice che di mestiere racconta storie, e per questo sa ascoltare. Che ridere.

Pausa. Si accende una sigaretta, tira forte. Play.

Io sono nessuno. Mi presento come Franco Garullo, ma non lo sono. Se una persona è nessuno, può comunque avere una storia da raccontare? Non lo so. Ho preso una stanza in questo pisciatoio del mondo perché non ho una casa. Signor Elia Benedetti, lei che racconta storie ed è per questo che sa ascoltare, sì lei, sa cosa vuol dire non avere un posto da chiamare casa? Io non credo.

Fissa il filtro appena bagnato della sigaretta, la fa girare lento tra l’indice ed il pollice. Solo qualche secondo.

Io sono nessuno perché sono stato più di uno. Non ho una casa perché non ho avuto mai abbastanza tempo per costruirmela. Non sono pazzo, sono solo stato tradito, non importa da chi, se dalla vita o dallo Stato o da una donna. Chi viene tradito è fregato, non ci si libera più da quella sensazione. Macchiato, segnato. È come quella sensazione di terrore che ti attanaglia quando sedendoti qualcuno ti toglie la sieda da sotto. 

Un sorso lungo alla fiaschetta, il suo viso si deforma per un istante in una smorfia di disgusto controllato.

Sono un poliziotto, questo è vero. Lo è stato mio padre e lo sono diventato anch’io. Di mio padre tutti dicevano che era un uomo tutto d’un pezzo. Sì, un grosso pezzo di merda. Mia madre non si meritava di averlo al suo fianco, e per questo beveva. Che stupida.

Nella stanza c’era un silenzio fortissimo. Le sue parole rimbombavano a braccetto dell’unico rumore di sottofondo: il ronzio del frigobar.

Ho fatto di tutto per non diventare come mio padre tanto che sono diventato la sua copia. A 19 anni mi sono arruolato. A 25 sono entrato nei reparti speciali. Indagini sotto copertura. È in quel preciso momento che sono diventato nessuno… Elisabetta chissà dove sarai adesso. Ti ho amata così tanto da non permetterti di starmi accanto. Spero che almeno questo, col tempo, tu l’abbia capito.

Spegne la sigaretta nel posacenere steso insieme a lui nel letto. Ne accende un’altra.

Primo incarico. Quindici mesi. Sette arrestati. Cambio nome, cambio città. Secondo incarico. Diciotto mesi. Ventuno arrestati. Cambio nome, cambio città. Vede signor Benedetti, sono nessuno. Non posso essere altro che nessuno. La mia vera vita è stata quella sotto copertura. Se fossi come lei direi di essere un uomo che nella vita recita. Ma non sono uno stupido. Io sono un poliziotto, io sono mio padre, io sono nessuno.

Guarda il soffitto mosso piano dal vortice di fumo che si alza dalla sigaretta. Un sorso lungo, più degli altri, un sorso dal quale non si vorrebbe mai riemergere. Ma i polmoni gridano aria, un colpo di tosse.

Mi ci è valuto un anno di psicoterapia per riprendermi. Ma io ero stato tradito, non importa da chi, e come le ho detto dai tradimenti si esce fregati. Non si riesce a scrollarseli di dosso. Ultimo incarico, mi dissero. Avevano bisogno di me, mi dissero. Ero l’unico a potercela fare, mi dissero. Trentacinque mesi. Cinquantadue arrestati. Cambio nome, cambio città.

Lascia cadere il registratore sul letto. Tra le sue labbra il fuoco della sigaretta brucia piano il filtro. La cenere cede e crolla sulle lenzuola stropicciate.

Io ho ucciso signor Benedetti. Sei persone. Loro erano qualcuno, loro avevano una storia, loro non erano nessuno. Ad incarico concluso sono diventato l’ispettore Franco Garullo. Un nessuno con un nome, un cognome ed una casa che non sente sua.

Si mette a sedere a bordo del letto. Prende l’ultimo sorso dalla pancia argentata della sua fiaschetta. Accarezza lento i tasti laterali sul fianco del registratore.

Questa è la mia storia signor Benedetti. Questa è la storia di mio padre e di tre vite diverse. Questa è la storia di nessuno.

Stop.

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