STRATEGIE FALLIMENTARI: I

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“Guarda Zana te e tutti gli altri ve ne dovete andare a fare in culo da qui fino a Saturno dopo questa”
“ Ma che cazzo c’entro io?”
“ Di sicuro c’entri. C’entri sempre.” -Seguono oscenità condite con bestemmie in grado di far crollare San Pietro se fossimo a minor distanza di tiro dal Vaticano.
“ Ma che palle D, oh. Primo non sapevo un cazzo di niente. Secondo dai, ci pensiamo io e S. a sistemare ‘sto macello”
“ Si ‘sto cazzo. Se la Cri lo scopre mi lascia subito dopo avermi dato fuoco e avermi sgozzato la famiglia davanti”
“  Tranquillo. Non scoprirà un cazzo. Ci pensiamo noi.”

D. non si sente propriamente in una botte di ferro.

 


 

Ci sono momenti in cui la desolazione e lo sconforto si incontrano inspiegabilmente con l’assurdo e lo spassoso. E’ in questi casi che nasce il tragicomico. Voi dite quello che volete, ma io sono sempre stato dell’idea che tra tutte le forme che può avere la comicità, è proprio quella ad essere la migliore.
Gli eventi di quella notte di Febbraio appartengono a questa categoria. E non esiste momento in cui -ripensandoci- non riescano a farmi ridere. Durante veglie funebri. Quando comunicai ai miei che tutti i miei risparmi se li sarebbe presi l’avvocato causa denuncia del cazzo. Quando scoprii che la mia fidanzata mi aveva reso quanto mai simile al logo della Jägermeister.

Questi tre momenti ebbero un denominatore comune. Dopo il momento di sconforto iniziale, vennero sepolti da una risata isterica conseguente al ripensare a quella notte. Non che la cosa risolvesse i miei problemi, ma per dieci minuti buoni mi distraeva dall’intento di far saltare il condominio col gas.
Quella notte doveva essere una notte speciale. E in un certo senso, di sicuro lo fu. Non nel modo in cui l’avevamo preventivata, ma tant’è.
Per la prima volta io, S. e D. decidiamo di organizzare un concerto come si deve. Riusciamo a convincere a partecipare diverse band, della nostra regione e non. Troviamo -dopo mesi di ricerche e sbattimenti- un locale che ci garantisca disponibilità per la nostra iniziativa. Stabiliamo la data, e  infine sponsorizziamo l’evento inserendo anche un numero per le info di ogni sorta in merito alla serata.
Ci sono guerre che sono state perse per un messaggio non consegnato.
Corse automobilistiche in cui un pilota perde all’ultimo giro per un bullone stretto troppo poco.
Storie d’amore sfumate per un errore di punteggiatura in un sms scritto in stati di alterazione alcolica. ( “ Sono stufa di tutto questo, cazzo.” – “ Sono stufa di tutto questo cazzo.” ).

E’ sempre questione di dettagli, sono sempre quelli che ti fottono.

La nostra tragedia, il dettaglio che ci castigò, fu quel numero del cazzo.

Ormai vicini all’ora X, esaltati come Platinette davanti a un panino con la porchetta, stiamo per finire l’ultima birra ed entrare nel locale per dare il via alle dan..
DRIIIIN
Checcazzo.
DRIIIIN
E ve bene…

“ Ciao, parlo con l’infoline per il concerto?” la voce femminile dall’altra parte mi trattiene per la collottola dal mettere giù.
“…Si. Il concerto sta per iniziare, ma dimmi tutto!” Un miracolo di buone maniere, tutto sommato.
“ Ecco, vi vorrei chiedere una grande cortesia. Vengo da Reggio Emilia, sono appena scesa in stazione a Trento, ma non riesco a capire come raggiungere il locale! Sapete darmi un’indicazione buona?” chiede la donzella.
Certo che le posso dare indicazioni.
Proprio per questo so che è fottuta.
L’unico autobus che porta in zona passa una volta ogni ora, e dalla fermata è comunque un puttanaio capire dove andare. Resta poco. O Taxi o andarla a prendere.
La birra suggerisce di iniziare a fare versi striduli per simulare un’interferenza per poi chiudere la telefonata.
A contrastare l’alcol arriva il cervello, che mi rammenta che la delusione per Michela ( quella che “Non sei tu il problema, sono io”, ma due settimane dopo si faceva stantuffare da un calabrese con la Clio con L’ALETTONE) è ancora fresca.
Forse una romagnola passionale saprebbe curare bene le ferite di un cuore sofferente.
“ Senti, facciamo così. Salto in macchina e passo a prenderti, non ti muovere da lì!” Click.
Non le lascio nemmeno il tempo di rispondere. Prendo per un gomito D, gli faccio un breve riassunto della situazione e saltiamo in macchina. Se davanti mi dovessi trovare la cugina cessa di Freddy Krueger, non voglio cadere in silenzi imbarazzanti da solo. Entrando in tangenziale realizzo due cose:
1 –  Portare D. è stata una stronzata senza precedenti. Se questa donna fosse brutta come la fedina penale di Vallanzasca, andrei incontro a un viaggio di ritorno segnato da continui colpi di gomito e risate trattenute a stento.

2 – Sto pregando anche in Assiro-Babilonese che la romagnola alla stazione sia topa. O almeno vagamente topa. O comunque non un pugno in un occhio. Cristo, va bene tutto ma non una di quelle che hanno più in comune con l’eclissi che con le donne. Quelle che è impossibile  guardare per più di sei secondi senza maschera da saldatore altrimenti la cornea prende fuoco.

Mi accorgo che sto sfrecciando a 140 km/h. L’uscita per il centro è vicina.
“ Nervoso eh?”. Lo sapevo che il bastardo avrebbe iniziato a punzecchiare. Non sarebbe lui sennò.
“ Ma no dai mica troppo alla fine”  Questa non se la berrà mai D.
“  AHAHAHAHAHA MAVAFFANCULO! Sai se alla stazione troviamo una di quelle tipe di 105 kg coi leggins?  Roba che sono protette da GREEN PEACE. “
“ Picchiati da solo D. Magari invece m’aspetta una di quelle fighette alternative che se ne vanno in giro per l’Italia a vedere concerti, può ben essere eh!”
“ Si, e viaggia da sola?! Più facile che sia tipo la figlia illegittima di Jabba the Hutt.”

Mia nonna mi ha sempre detto che ognuno ha gli amici che si merita. Si vede che io, di meriti, ne avevo pochini.
Infatti eccomi qui, in macchina con D.
Freccia a sinistra. Imbocco lo svincolo. Due semafori, un sottopassaggio e svolta a destra. Giro l’angolo e sono nel viale che porta alla stazione. Duecento metri dopo accosto e scendo.


to be continued…

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