PONTE POETICO – «Non si ritroveranno» di Vera Linder

[Tra le rive dell’Insicuro e quelle del Trento Poetry Slam è stato gettato un Ponte poetico. In questa rubrica vengono pubblicati i testi dei poeti che partecipano al poetry slam e di quelli che avrebbero voluto partecipare. ] 


«Non si ritroveranno»
Vera Linder

 

Mi sono dissolta

rifiutando una colazione

tra i gabbiani,

in un ronzio

di ali metalliche.

Mi sono dissolta

ma stavolta

in parole dette.


Avevo previsto una fuga,

ma non così solitaria.


Converso

con pagine mute.


Scrivo frasi brevi,

spezzate.


Mi sono nascosta

nello stomaco rassicurante

di un leone bianco

accanto a un letto

vuoto, straripante

di pagine

volti eccitanti

appena conosciuti

già schiudono

labbra cartacee

sussurrano versi,

velate verità.

Mi sono nascosta

nello stomaco rassicurante

di un leone bianco

ma la realtà è ancora

troppo plausibile.


Cerco un posto buio

dove diventare snodabile

arrotolare le ginocchia

incastrarmi come una noce

nell’occhio di radici.

Dalla tana alla base

del salice piangente

voglio contare

grappoli di luce

quindici sedici diciassette,

venticinque ventisei ventisette

e rendere persino i numeri

-logica personificata-

una cantilena incoerente.


Vorrei raccontarti

di un viaggio ubriacato

per poterlo compiere

del mio giurare

“non sono un pericolo”

alla polizia sospettosa

verso avvocati in cerca di poesia

dei draghi riconosciuti

nel giardino di pietra

della routine

che ha altri nomi

in questa parte del mondo.


Routine poetica, confusa

americana fritta

fumosa surreale

si riversa in

sé stessa, riemerge

notturna

nelle sue malinconiche forme.


Vorrei raccontarti

tutte le inclinazioni

delle lettere che ho incontrato

il significato degli occhi

pietre preziose

incastonate nei crani.

Vorrei descriverti il loro

essere neri, blu

talvolta verdi.

Vorrei svelarti

nuovi trucchi

per sfogliare le notti

marchingegni più avventurosi

del contare le rughe

del soffitto.


Nulla accade.


Ti ho perso

con la stupidità

di un mazzo di chiavi.


Il viaggio

ritorna sobrio

io

sono muta

alla frontiera

i draghi

non sono più

ciò che cercavo

e la routine

è solo routine.

Le lettere

sono state spezzate

gli occhi

pezzi di vetro

senza valore.

Di notte

invecchio

insieme al soffitto.


Mi rimangono

riposte

in buste e bustine

parti del tuo corpo.

La mia testa

lavora instancabile

cuce i pezzi

di te

Alle storie che conosco.

I fantocci di ricordi

pendono dal soffitto

della caverna più recondita

del mio cervello.


L’aria del mio respiro

diventa vento

nella caverna

scuote i fantocci

li proietta

sullo schermo convesso

del mio cervello.

Anche il mondo piange

in questa giornata di sole.

Lacrime sfilano lungo i gradini

si insinuano tra le viole.

Lacrime viscerali

atterranno sulle lingue

sprigionano aromi

di incomprensioni.

Lacrime negli angoli bui

lacrime appostate

lungo i tavolini dei caffè,

acquattate dietro le tese

dei cappelli.

Lacrime si arrampicano

sui tergicristalli,

lacrime nelle tombe scoperte

sulle scale antincendio

degli ospedali.


Il mondo ribolle

in questa schiuma salata.

Siamo racchiusi

in una scatola

di schiuma salata.

Nella scatola

I cuori

Galleggiano.

Talvolta

uno di loro sparisce,

esplode

si spezza.

Il ventricolo sinistro

si scontra con il destro

l’impatto li spedisce

in angoli opposti.

Anche gli atrii

nonostante la conoscenza

di lunga data

scelgono lati opposti.

Se le mura della scatola

d’improvviso crollassero

le pile di atrii e ventricoli

accatastate ai quattro angoli

cadrebbero per sempre

in direzioni opposte.


Non si ritroveranno

più.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *